sicurezza stradale

città 30

Chi corre troppo al volante sia mandato sulle strade per segnalare gli eccessi di velocità ai vigili urbani. È la proposta presentata oggi da Azione e Rete civica alla conferenza stampa tenuta questa mattina al centro sociale Costa. I due gruppi di centrodestra esprimono ancora dubbi sulla decisione dell’amministrazione sul limite dei 30 chilometri all'ora stabilito per alcune strade cittadine dalla giunta di Matteo Lepore. E presentano un dossier consistente al Comune perché non c’è la certezza che il numero di morti per incidenti scenda, tanto meno a zero. Per questo sono state presentate alcune alternative. «Convertire le multe per eccesso di velocità in lavori socialmente utili e mandare coloro che vengono multati in strada come volontari per individuare gli eccessi di velocità», ha detto il coordinatore cittadino di Azione, Andrea Forlani. «Questo permetterebbe di aumentare di molto i controlli - aggiunge - nessuno potrà dire che il Comune vuol fare cassa e la situazione migliorerebbe di molto».

Non demonizzare l’uso dell’automobile è tra le richieste avanzate dalle due forze politiche. Così come quella di non affidarsi troppo al calo della velocità per ridurre gli incidenti. «La bassa velocità aumenta la distrazione», ha affermato il consigliere regionale di Rete civica Marco Mastacchi, che ha rilevato difformità tra i dati utilizzati per sostenere la riforma. «Sono stati usati dati sull'incidentalità includendo anche la tangenziale-autostrada, ben sapendo che la zona 30 non potrà incidere in quel caso». Dove è in vigore città 30 «non ci sono stati miglioramenti così impattanti come si vuol far credere» e dal confronto tra i risultati relativi delle zone 30 e quelli delle zone a 50 chilometri all'ora «non c’è una grande differenza. Quindi non è vero che rallentare il traffico risolve i problemi». Paolo Musiani, altro esponente di Rete civica, si chiede invece: «Perché demonizziamo solo le auto quando anche i ciclisti non rispettano le norme della strada? E in città ci sono piste ciclabili pericolosissime». Alla formazione del traffico in città contribuiscono le «carenze infrastrutturali nel trasporto pubblico», osserva infine Alessandro Arena Chilardi di Azione.

Il Pd non farà un passo indietro e il capogruppo in Comune Michele Campaniello e la consigliera Meri De Martino replicano a calendiani e civici di centrodestra: «Leggiamo da alcune agenzie di stampa che su Città 30, nonostante il lavoro di comunicazione che stiamo facendo, alcune forze politiche non hanno ancora le idee chiare sul percorso e sulle ragioni del provvedimento che abbiamo adottato». Dall'1 luglio 2023 all'1 gennaio 2024, ricordano, «non verranno rilasciate sanzioni per eccesso di velocità rispetto al nuovo limite di 30 chilometri orari. Questo a confutazione del fatto che l'intento del Comune non è quello di 'fare cassa ma di accompagnare un cambiamento di abitudini». Dopo questo periodo «è più che naturale che il mancato rispetto delle regole venga sanzionato così come previsto dal codice della strada. Non farlo sarebbe contra legem». Inoltre il report 2022 sull'incidentalità, nella Città metropolitana di Bologna «ha certificato che durante l'anno si sono verificati 4.095 incidenti stradali con infortunati, 386 in più rispetto a quelli rilevati nel 2021. Di questi Il 72% si è verificato in un contesto urbano, Il 20% in extra-urbano, solo l'8% su autostrada e tangenziale, anche da questo punto di vista i dati commentati da alcune forze politiche non ci paiono corretti».

Nel dibattito è intervenuto Matteo Di Benedetto della Lega. «La ferma volontà del Pd di elevare multe per sanzionare chi non rispetta il limite dei 30 chilometri all’ora in città dimostra che lo scopo principale della misura è fare cassa. Questa misura lo prova». Per il leghista «si vuole fare cassa sulle tasche dei bolognesi mettendo limiti che in alcune strade e in determinati momenti sono evidentemente troppo bassi. Chiediamo ancora una volta a Lepore e ai suoi di tornare indietro perché mettere la città ai 30 non ha senso, ci si concentri su luoghi più sensibili come ospedali e scuole».

 

 

Foto di Alessia Sironi