06
dicembre 2018
SBARRAMENTO A 600 POSTI; 'BLITZ' COLLETTIVO LINK IN DIPARTIMENTO. (DIRE) Bologna, 6 dic. - Il Dams di Bologna va verso l'adozione del numero chiuso a partire dal prossimo anno accademico. Uno sbarramento a 600 posti, per problemi legati al sovraffollamento delle aule e alla mancanza di spazi. E gli studenti protestano. Ieri pomeriggio, i collettivi Lettere aperte e Link hanno partecipato al consiglio di Dipartimento in via Barberia per esprimere la loro contrarietà al numero programmato, proposta avanzata dallo stesso dipartimento. "In seguito all'ingresso degli studenti in consiglio- riferisce il collettivo Link, in una nota- è stata accolta la richiesta di discutere sul tema, che si è consumata senza una risoluzione di fatto e ignorando le richieste degli studenti". I collettivi chiedono una mappatura degli spazi e un'assemblea pubblica con tutti gli studenti, oltre alla "presa di posizione del dipartimento sull'individuazione dei problemi che esso vive". La discussione, protesta Link, si è chiusa "troncando il dibattito, per riconvocarsi il 6 dicembre a porte chiuse, per escludere gli studenti da questa decisione". L'Italia, afferma Giulia Rossini, membro della commissione paritetica del dipartimento, "è il penultimo Paese per numero dei laureati tra i 35 membri dell'Ocse. Troviamo come minimo avventata la proposta di inserire un numero programmato". Secondo Roberta Santoriello, rappresentante degli studenti al Dams, "c'è bisogno di fondi e spazi. Il numero programmato è la scelta di non investire sul Dams", una decisione che "questo dipartimento ha spontaneamente adottato senza nessuna pressione da parte dell'Ateneo". (Dire)
06
dicembre 2018
Via libera alla manovra dalle Regioni. Il parere, che sarà formalizzato in conferenza unificata oggi pomeriggio, viene spiegato così dal presidente Stefano Bonaccini: "Ognuno di noi sulla manovra potrebbe dare il proprio giudizio. Personalmente, da presidente della Regione Emilia Romagna, ne darei uno non proprio positivo, ma come presidente della Conferenza delle Regioni abbiamo dato un parere positivo". Un parere "molto positivo sulla parte extra sanità perchè avevamo strappato la riconversione dei 4,2 miliardi di euro del biennio, in possibili investimenti". Più sfumato il giudizio sulla sanità: "Io non sono pienamente soddisfatto - osserva il governatore- per l'accordo che abbiamo raggiunto, ma era giusto dare un parere positivo perchè in ogni caso dei passi in avanti obiettivamente sono stati fatti. L'accordo prevede ad esempio il triplo delle risorse per il fondo per la riduzione delle liste di attese che da 50 è passato a 150 milioni, un aumento di 2 miliardi di euro sugli investimenti, una parte di risorse che verranno previste per il contratto della dirigenza medica. E comunque per il triennio l'incremento di 2 miliardi per il 2020 e di un miliardo e mezzo per il 2021 sarebbe una buona notizia, certo è che quel miliardo del prossimo anno non è stato incrementato se non con quelle voci aggiuntive che vi ho detto e che non sono proprio quello che abbiamo chiesto fino in fondo, però un passo in avanti c'è stato e come conferenza delle regioni- conclude Bonaccini- si cerca sempre di avvicinare le posizioni per provare a lavorare insieme e mi auguro che nel prossimo anno possano esserci ulteriori avvicinamenti delle richieste con il governo". (Dire)
06
dicembre 2018
La partita sarà domenica 9 dicembre alle 15.
06
dicembre 2018
Taglio del nastro per il nuovo 'Unibostore', negozio che venderà il merchandising dell'Alma Mater. Lo spazio, in piazza Verdi, ospiterà felpe, magliette, tute, tazze, agende etc. con il marchio dell'ateneo. Il progetto è stato sviluppato in collaborazione con Macron, azienda bolognese leader nel settore dell'abbigliamento, sportivo ma non solo, che reinvestirà gli eventuali utili in borse di studio e sostegno a progetti dell'Unibo. A gestire lo store saranno i ragazzi del Cusb, il centro sportivo universitario.
06
dicembre 2018
I veicoli diesel da euro 0 a euro 4 inclusi e quelli a benzina euro 0 e 1 non potranno circolare da domani a lunedì 10 dicembre incluso. Lo stop alla circolazione varrà dalle 8 e 30 alle 18 e 30. A Bologna, Imola e in dieci comuni dell’agglomerato. Lo annuncia la Città metropolitana dopo che l’Arpae ha rilevato il superamento continuativo per 3 giorni dei limiti delle polveri Pm10.
06
dicembre 2018
IMPOSSIBILE RAGGIUNGERE ADEGUAMENTO SISMICO: CONVIENE SOSTITUIRLE (DIRE) Bologna, 6 dic. - Il Comune di Bologna, nel tempo, dovrà dismettere (e sostituire) circa il 10% delle scuole di cui è proprietario e il 30% delle palestre scolastiche: si tratta delle strutture che, in termini di una valutazione su costi e benefici, non possono essere pienamente adeguate agli attuali standard antisismici. E' il quadro illustrato in commissione da Fabio Andreon, dirigente del settore Manutenzione di Palazzo D'Accursio. "Le scuole e le palestre in dismissione sono quelle su cui non possibile raggiungere l'adeguamento sismico ma al massimo un miglioramento", spiega Andreon. In sostanza, continua il dirigente, si tratta delle strutture costruite negli anni '70, "con caratteristiche che andavano bene allora", ma non sufficienti oggi per poter definire "sicure" queste scuole in caso di sisma: sia perché è cambiata la zonizzazione sismica, sia perché la normativa attuale richiede altri requisiti. In particolare incide la presenza delle "travi in appoggio", specifica Andreon: dopo il terremoto del 2012 il Comune e' intervenuto per fissarle, "ma non si può intervenire in maniera definitiva". In altri termini: sulle scuole e le palestre in questione "stiamo intervenendo per il miglioramento sismico ma non raggiungeremo mai i valori previsti dalla legge", afferma Andreon. Questo perché per farlo bisognerebbe spendere più soldi di quanti ne possono servire per demolire e ricostruire. In base a queste valutazioni, la prospettiva della dismissione riguarda il 10% delle 173 scuole comunali e il 30% delle 45 palestre. Un esempio è quello delle elementari De Vigri e delle medie Zanotti, che il Comune intende sostituire con la nuova scuola ai Prati di Caprara. (Pam/ Dire)
05
dicembre 2018
L'hanno arrestata in flagranza per furto aggravato continuato e denunciata per ricettazione, cogliendola sul fatto durante un colpo, ma dopo i primi accertamenti ora le attribuiscono "almeno 10 furti, nell'ultimo periodo, in diversi bar e ristoranti di Bologna". A fermare D.L.A., 25enne italiana senza fissa dimora e senza lavoro, "soprannominata 'mani di fata' per la sua abilita' nello sfilare portafogli", sono stati, lunedi' in via Irnerio, gli agenti della Squadra giudiziaria della Polizia ferroviaria di Bologna. La giovane, fa sapere la Questura, e' stata arrestata "dopo un colpo messo a segno nel locale 'Risto' Pallotti'". Gli agenti, che passavano da via Irnerio, sono stati insospettiti "dal modo di fare circospetto" della 25enne, e l'hanno seguita all'interno del locale. Li' 'mani di fata' "ha osservato tutta la clientela" fino ad individuare la vittima, seduta al tavolo con un'amica a fare colazione. A quel punto "si e' sfilata la giacca, l'ha sistemata sul braccio coprendo la mano, e dopo essersi avvicinata al tavolo ha sfilato il portafoglio dalla borsa" che la donna aveva appoggiato su una sedia, nascondendolo sotto la giacca e allontanandosi dal locale. Una volta uscita, pero', e' stata subito arrestata e ha "consegnato ai poliziotti il portafoglio, poi restituito alla proprietaria", che non si era accorta di nulla ed era ancora nel locale. Gli agenti hanno poi scoperto che poco prima, in un esercizio commerciale di piazza Celestini, 'mani di fata' aveva commesso un altro furto, e dalla perquisizione della stanza del Bed and Breakfast in cui la 25enne soggiornava sono saltati fuori "altri oggetti rubati". Per questo gli investigatori "hanno ritenuto che la 25enne fosse una borseggiatrice seriale", e infatti "gia' dalle prime indagini e' risultato che ha messo a segno numerosi colpi in vari esercizi commerciali, principalmente del centro di Bologna". (Dire)
05
dicembre 2018
Calano in Emilia-Romagna i tempi d'attesa per i ricoveri chirurgici programmati: a ottobre di quest'anno, l'84,9% era garantito entro i tempi previsti a livello nazionale, con un +10% rispetto all'anno precedente (75% a ottobre 2017 e 70,7% a ottobre 2016). Prosegue anche lo smaltimento delle liste di attesa pregresse, gia' eliminate per l'80% a livello regionale, con le rimanenti che riguardano comunque solo casi di medio-bassa criticita'. Per le patologie neoplastiche, come informa la Regione in una nota, l'87,9% degli interventi e' assicurato entro 30 giorni dalla prenotazione. Risultati migliori di quanto richiede la normativa nazionale per il tumore della mammella (a livello regionale, sempre da ottobre 2017 a ottobre 2018 si e' passati dall'87,4 al 96,8%), per il tumore al colon retto (dall'89,8% al 94,8%), all'utero (dal 73,5% al 94,6%) e per il tumore al polmone (dall'85,2% al 95,2%); per tutte queste prestazioni oncologiche la normativa nazionale fissa come soglia il 90%. Entro il 2019, inoltre, coloro che sono in attesa di una operazione potranno verificare la propria posizione in lista d'attesa attraverso il fascicolo sanitario elettronico. L'annuncio e' stato dato in Regione, durante la commissione Sanita', dove ieri pomeriggio l'assessorato ha fatto il punto con le aziende sanitarie sui risultati raggiunti. A partire dalle liste di attesa per visite specialistiche ed esami: a fine novembre 2018, oltre il 98% e' assicurato entro i termini previsti (era al 58% a inizio legislatura, nel 2015). (Dire)
05
dicembre 2018
"Al momento non ci sono novita'" sulla operazione di salvataggio, "la situazione non sta migliorando" e se l'azienda va avanti e' ancora "con soldi che c'erano gia' nel precedente mandato". E' il futuro che resta un rebus. "Sono state fatte delle promesse e sono da mantenere", scandisce l'assessore. "Ci siamo tutti impegnati sulla cassa integrazione, ma ora non si puo' piu' vivere di cassa integrazione, bisogna far ripartire la produzione e non si puo' continuare mettere in competizione lo stabilimento irpino con quello di Bologna, gioco che e' stato fatto dalla proprieta'". Per ripartire "ci sono risorse importanti della Regione e quindi la domanda c'e', c'e' il Pums di Bologna e si prevedono investimenti ingenti". Insomma, "la tutela del lavoro puo' essere garantita se c'e' azienda messa in condizione di lavorare", sostiene Lepore.
05
dicembre 2018
Il Sindaco di Bologna, Virginio Merola, ha firmato un’ordinanza che riduce l’orario di apertura di un esercizio di vicinato che si trova in via Caduti di Cefalonia, nel cuore del centro storico: dal momento della notifica, avvenuta ieri, e fino al 30 giugno 2019, dovrà rimanere chiuso tutti i giorni dalle 19 alle 7 del giorno successivo. Il provvedimento si è reso necessario in quanto il titolare ha snaturato la vocazione dell’attività commerciale: l’offerta di bevande alcoliche è superiore a quella dei prodotti alimentari e non alimentari di uso domestico, che dovrebbero essere invece l'attività principale dell'esercizio. I numerosi controlli effettuati dalla Polizia Municipale hanno confermato i problemi di sicurezza urbana dovuti alla violazione sistematica del divieto di vendere bevande alcoliche in contenitori di vetro dopo le 22, come da Regolamento di Polizia Urbana. In molti casi, la vendita si è protratta anche dopo le 24, in violazione alla legge che tutela i livelli di sicurezza nella circolazione stradale. Pertanto è scattata l’ordinanza di limitazione degli orari: se non verrà rispettata, si applicherà la sanzione che va da 300 a 500 euro. In caso di reiterazione, scatterà la comunicazione al Questore.
05
dicembre 2018
Nei prossimi giorni alcuni dipendenti del Comune di Bologna partiranno in missione per aiutare, con la propria professionalità e il proprio impegno, alcuni comuni della provincia di Belluno che sono stati colpiti, lo scorso ottobre, dalle conseguenze di condizioni meteo particolarmente avverse. La Giunta di Palazzo d'Accursio ha infatti deciso, nell'ultima seduta, di accogliere l'invito dell'Anci a fornire un contributo concreto e immediato a supporto delle comunità locali coinvolte in questa calamità naturale, permettendo di superare la fase emergenziale nella quale si trovano tuttora. Per questo motivo alcuni dipendenti, che si sono offerti volontari, compatibilmente con le esigenze di servizio, partiranno per il bellunese e resteranno a disposizione delle amministrazioni individuate per una settimana a testa con possibilità di ripetere la missione nei prossimi mesi. Per supportare quest'azione, l'Amministrazione mette a disposizione 15 mila euro che potrebbero essere rimborsati, superata la fase di emergenza, con fondi messi successivamente a disposizione dal Dipartimento Nazionale di Protezione Civile o dalla Regione Veneto. Sempre nella stessa seduta, la Giunta ha deciso di aderire a "Colonne mobili degli enti locali", un progetto promosso da Anci che intende potenziare la capacità operativa di protezione civile degli enti locali, creando una struttura dedicata, complementare alle colonne mobili delle Regioni, pronta ad agire in caso di bisogno. Nello specifico questa unità avrà mezzi e strutture in grado di garantire la continuità amministrativa dei comuni colpiti e lo farà con, da un lato l'acquisizione e la manutenzione di mezzi, materiali e attrezzature tecniche durevoli, dall'altro creando un vero e proprio elenco, che sarà costantemente aggiornato, di personale appartenente alla polizia locale o proveniente dalle aree tecnica, amministrativa e sociale, ambientale o informatica. Questo personale sarà adeguatamente formato, anche attraverso esercitazioni periodiche, in questo modo, entro massimo 12 ore dalla richiesta da parte di Anci, partirà una prima missione composta da due dipendenti, che farà una prima ricognizione delle esigenze delle amministrazioni colpite, che servirà poi da indicazione per pianificare l'azione di sostegno necessaria. In una seconda fase saranno quindi inviati fino a 6 operatori per un periodo non superiore a 90 giorni continuativi che opereranno su turni settimanali. L'adesione al progetto, che avrà durata quinquennale, permetterà di ricevere un finanziamento di poco più di 500 mila euro.
05
dicembre 2018
“I dati degli ultimi anni indicano che l’attuale agricoltura biologica, offrendo produzioni in quantità inferiori a prezzi superiori rispetto all’agricoltura convenzionale ed integrata, è solo in grado di produrre cibo per quei “pochi” che l’apprezzano e sono in grado di pagare di più per i prodotti biologici - ha esordito il Dott. De Ambrogio - In Italia, negli anni della crisi, il consumo di prodotti agroalimentari è diminuito, mentre quello dei prodotti biologici è aumentato del 20%. L’agricoltura biologica potrebbe offrire cibo per molte più persone senza rinunciare alla sostenibilità se abbandonasse i pregiudizi e si aprisse all’innovazione”.