Made in Italy
Matteo Zoppas, presidente ICE, alla fiera Marca di Bologna (foto di Ludovica Addarii)
L’agroalimentare si conferma il motore trainante del Made in Italy sui mercati internazionali. A dirlo è Matteo Zoppas, presidente di ICE (Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane), intervenuto oggi a Bologna a Marca, la fiera dedicata alla marca del distributore. «Se vi dico più 5,7 per cento, non tutti lo sanno, ma è il risultato del Made in Italy dell’agroalimentare da gennaio a settembre», ha spiegato, sottolineando come «l’agroalimentare sembri essere una delle locomotive dell’export italiano».
ICE, ha ricordato Zoppas, è impegnata ogni anno in un’intensa attività di mantenimento dei rapporti tra domanda e offerta internazionale. «11.500 sono gli operatori che, come ICE, abbiamo portato in Italia ogni anno», ha spiegato, precisando che «sono circa 60 quelli fatti arrivare qui a Marca. Sono quei clienti che tutti gli imprenditori vorrebbero incontrare, stringere la mano e sedersi a parlare». Un lavoro che prosegue anche fuori dai confini nazionali. «Se vi dico 6.500, sono le aziende che portiamo alle collettive all’estero», grazie a una rete di circa 90 uffici ICE nel mondo e a risorse che la legge di bilancio ha confermato in crescita.
«Sappiamo che c’è il tema dei dazi, che in un contesto come quello del Marca ha una certa incidenza. Ma un altro tema importante è quello del cambio euro-dollaro, che certamente non aiuta perché va quasi a raddoppiare l’effetto dei dazi». Al momento però, ha spiegato, «l’aumento dei costi negli Stati Uniti è stato per la maggior parte assorbito nella catena distributiva», ma i veri effetti si vedranno nei prossimi mesi. «Gennaio e febbraio sono il momento di rinnovo dei listini: solo da oggi in avanti capiremo l’impatto sul prezzo finale e sui volumi».
Facendo riferimento al Marcosur, Zoppas spiega: «È un’opportunità che si apre con un impegno anche da parte nostra ad accompagnare le aziende a scoprire queste possibilità. Ma bisogna essere sicuri che ci sia reciprocità, altrimenti ci facciamo concorrenza in casa».
Infine, non poteva mancare un cenno al valore strategico della cucina italiana come patrimonio immateriale dell’Unesco, una candidatura che ICE ha accompagnato fin dall’inizio. «La prima cena l’abbiamo fatta a New York durante il Fancy Food. Una campagna importante, con un’idea lungimirante», ha ricordato Zoppas.
Uno strumento di comunicazione che fino a ieri non poteva essere utilizzato e che oggi diventa un potente asset promozionale. «È stato un marketing implicito, a costo limitato, che ha dato grandi frutti». Un’operazione che rafforza l’intero comparto, considerando che «l’agroalimentare vale più di un decimo di tutte le esportazioni italiane».
In questo quadro si inserisce Marca: «È un momento importantissimo, in cui si definisce gran parte della spinta per raggiungere gli obiettivi che abbiamo verso l’estero», ha concluso Zoppas, ribadendo il ruolo dell’ICE nel sostenere un Made in Italy sempre più proiettato sui mercati globali.