Bologna Fc
Una folla di tifosi rossoblù (foto Ansa)
Il Bologna non sa più vincere e, nel tentativo di riavvicinarsi alla zona europea della classifica, dovrà fare i conti anche con l’assenza di una parte importante del proprio sostegno. Nella prossima gara di campionato, in programma domani a Verona per il recupero del turno perso causa Supercoppa, i rossoblù non potranno infatti contare sui tifosi residenti nella provincia. La trasferta è stata vietata – dopo la sospensione già avvenuta della vendita dei biglietti – per decisione del Casms, l’Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive, a seguito degli scontri e dei tafferugli verificatisi durante l’ultima trasferta a Como.
Il provvedimento non riguarda però l’intera tifoseria: i sostenitori del Bologna residenti fuori dalla provincia potranno regolarmente seguire la squadra al Bentegodi. Per chi avesse già acquistato il biglietto online ed è residente nella provincia di Bologna, il titolo di accesso verrà automaticamente annullato e rimborsato. Diversa la procedura per chi ha comprato il tagliando in un punto vendita Ticketone: in questo caso sarà necessario recarsi nello stesso punto vendita entro le 15 di giovedì, presentando il biglietto in originale per ottenere il rimborso.
Intanto sono arrivati anche i provvedimenti disciplinari per i fatti di Como. Sono 49 i tifosi del Bologna colpiti dal Daspo, il divieto di accesso alle manifestazioni sportive, per il loro coinvolgimento nei disordini avvenuti prima della partita di sabato scorso. I provvedimenti sono stati firmati dal questore di Como, Filippo Ferri. Secondo la ricostruzione, circa due ore prima del fischio d’inizio, un pullman di supporter rossoblù non ha seguito il percorso concordato, sfilando davanti a un folto gruppo di tifosi del Como e arrivando al contatto all’esterno dello stadio, rendendo necessario l’intervento delle forze dell’ordine.
I casi più gravi hanno riguardato un bolognese di 34 anni e un ferrarese di 25, per i quali erano scattati gli arresti: per loro il Daspo è rispettivamente di sei e cinque anni, con l’obbligo di firma alle forze dell’ordine in occasione di tutte le partite del Bologna. Per altri 32 tifosi il divieto ha una durata di due anni, mentre per i dieci minorenni coinvolti negli scontri la sanzione è di un anno. Restano infine cinque posizioni ancora al vaglio delle autorità, per le quali sono in corso valutazioni su eventuali aggravanti.
«Penalizzare un’intera tifoseria mi sembra assolutamente ingiusto», ha commentato Gabriele Bordoni, avvocato che si occupa spesso di questioni legate al tifo bolognese. «Sarebbe più corretto applicare il principio della responsabilità personale sancito dalla Corte Costituzionale, colpendo quella frangia circoscritta di ultras più esagitati che ha effettivamente causato i problemi. Punire indiscriminatamente, senza distinguere tra responsabili e non, è profondamente ingiusto, soprattutto nei confronti di chi vive il calcio in modo diverso, come le famiglie».
Secondo Bordoni, inoltre, non ci sarebbero più i tempi tecnici per presentare un ricorso in vista di questa partita, mentre si mostra scettico sull’ipotesi di eventuali proteste: «Non so se ci saranno, ma credo sarebbero comunque fini a se stesse. In questo caso i ragazzi hanno commesso un pasticcio: se quanto accaduto a Udine poteva essere considerato una scaramuccia, gli episodi di Como sono stati più gravi. Mettersi a protestare mi sembra quindi inutile, perché l’intervento delle autorità è logico e credo che anche gli stessi ultras lo comprendano». «Ciò che resta ingiusto», conclude Bordoni, «è punire collettivamente persone che con questi fatti non hanno nulla a che vedere».