Viabilità
Una via di Bologna con il limite dei 30 orari (foto Ansa)
Qualcuno vorrebbe che Città30 ingranasse la quarta e scattasse in avanti ben oltre il limite da lei stessa imposto. Altri preferirebbero che accostasse, spegnesse il motore e scomparisse dalle strade di Bologna. Solo ieri il Comune aveva annunciato che i limiti torneranno in vigore da lunedì 20 aprile su tutte le strade precedentemente interessate, per un totale di 258 chilometri suddivisi in 47 zone.
«Ci rammarica sapere che non si è provveduto a estendere il limite dei 30 orari anche su altre strade e insistiamo perché ciò venga fatto entro breve - ha comunicato il comitato Bologna 30 - poiché la ripartenza è un bene, ma ora serve il coraggio di fare un un salto di qualità». Le associazioni e i movimenti favorevoli al limite di velocità chiedono non solo che sia applicato a più strade, come le vie Toscana, Massarenti, Emilia Levante, Andrea Costa, Triumvirato o quelle ridisegnate dai lavori del tram come via Saffi, Emilia Ponente, Lepido, Matteotti, Corticella e San Donato, ma anche nuovi provvedimenti strutturali per far rispettare il divieto. Attraversamenti pedonali rialzati e dossi, ma anche maggiori controlli delle forze dell’ordine con telelaser e infovelox e obbligo di sensori contro gli angoli ciechi sui mezzi pesanti, come annunciati dal sindaco Matteo Lepore in seguito all’investimento della ciclista Viola Mazzotti da parte di un bus in via dell’Arcoveggio, lo scorso novembre.
Protesta in senso opposto l'opposizione di Palazzo d'Accursio, che parla di una battaglia ideologica e inutile. Matteo di Benedetto, capogruppo della Lega in Consiglio comunale, ironizza sul fatto che «a Bologna il limite c’è già ed è ben sotto i 30. Il traffico cittadino è costantemente paralizzato e ci si muove ai 5 orari, ma l’amministrazione si occupa di tutt’altro». Poco distante anche il capogruppo di Forza Italia, Nicola Stanzani: «Pur di inseguire l’ideologia la giunta si muove contro la legge e contro l'interesse dei propri cittadini. Un segnale di grande debolezza politica». E bordate arrivano anche dal futuro rivale di Lepore nella corsa alle elezioni comunali della prossima primavera, sparate dal civico Alberto Zanni: «Quando amministrerò abolirò subito Città30. I recenti incidenti dimostrano che dove convivono pedoni e mezzi pesanti, per non parlare di quando circolerà il tram, diventa fondamentale progettare gli spazi urbani e separare in modo efficace i flussi. Questi sono i provvedimenti a cui dare la precedenza».
Infine, c’è anche chi cerca di ricomporre lo scontro, come la lista di sinistra Coalizione civica, che in una nota ha dichiarato: «Assurdo che un tema così importante venga trasformato in una guerra di cavilli e carte. Ridurre gli incidenti e salvare vite umane dovrebbe essere un interesse di tutti». E continuano: «Molti sono disposti a rispettare limiti più bassi se significa avere una migliore qualità della vita».
Sembra essere quest'ultimo l’obiettivo del Comune con il rilancio di Città30. Dopo la sentenza del tribunale amministrativo regionale del 20 gennaio scorso, che aveva riconosciuto come scorretta l’applicazione dei 30 a tappeto senza una ricerca approfondita fatta strada per strada, l'amministrazione ha risposto con un piano particolareggiato - per un totale di 5mila pagine di atti - stilato da venti professionisti, che motiva le ragioni del limite su ogni singola via. Sono 17 le condizioni fisiche o funzionali esaminate, tra cui l'assenza di marciapiedi, la vicinanza a scuole, ospedali o parchi, un elevato tasso di incidentalità, o un’alta densità di ciclisti, utenti del trasporto pubblico locale o anziani.
Dal 20 aprile inizieranno anche nuovi lavori per adeguare le strade alla velocità ridotta. L’assessore alla mobilità Michele Campaniello ha parlato di «attraversamenti rialzati, potenziamento dell'illuminazione e l'inserimento di nuovi alberi e verde urbano per indurre naturalmente i conducenti a rallentare e restituire qualità allo spazio pubblico. L’obiettivo resta sempre raggiungere zero vittime della strada».