innovazione
Massimo Temporelli, direttore e curatore scientifico di Tecnòpolis (foto Ansa)
«Daremo vita a uno spazio dove la scienza non resta su una torre d'avorio, ma si contamina tramite collegamenti virtuosi con la letteratura, l'arte, la poesia, il design, affinché sia comprensibile e godibile da chiunque». Sogna una «congiunzione dei saperi» Massimo Temporelli, direttore e curatore scientifico di Tecnòpolis, il festival scientifico ospitato - dal 19 al 21 marzo - al Tecnopolo. Per tre giorni la ricerca e le arti visive si incontrano all’insegna dell’esplorazione popolare di temi che spesso sono fuori portata per i cittadini.
Direttore, qual è l’idea alla base di Tecnòpolis?
«Tecnopolis non è soltanto un festival dedicato alle tecnologie, ma come cambiamo noi homo sapiens attraverso di esse; come l’uomo ripensa a sé stesso, ai propri sogni, alle proprie ambizioni, a come lavorano, e ovviamente come tutte queste cose convivono. Insomma, parleremo di scienza come parte della società, non come campo a sé stante, e il Tecnopolo di Bologna è un ambiente perfetto per farlo».
Qual è il metodo che userete per parlare di scienza come parte della società?
«Vogliamo attuare un tentativo di congiunzione dei saperi: oltre agli scienziati, abbiamo invitato esponenti di altri campi come poesia e arte, cercando il filo rosso che collega tutte queste conoscenze. In questo modo, la scienza contamina e viene contaminata da letteratura, arte, poesia e design, un po’ come avrebbe fatto Leonardo da Vinci nel Rinascimento».
Incontri come Tecnòpolis sono utili per ricordarci che anche la scienza ha spazio nel dibattito generalista.
«Scienza e tecnologia non sono temi secondari rispetto a quelli discussi sui giornali. Sebbene non siano di facile comprensione, giocano un ruolo fondamentale che va ben oltre il mondo della ricerca, che tocca anche quello di politica, geopolitica ed economie. Per questo sostengo che la scienza è parte della società e ce ne stiamo rendendo sempre di più conto, purtroppo non abbastanza in Italia».
Cioè?
«Molti cercano di denigrare gli scienziati, piuttosto che celebrarli, perché a volte parlano un linguaggio astruso, difficile da comprendere. Per questo Tecnòpolis cercherà di volgarizzarlo, visto che tutta la cittadinanza è chiamata a ragionare sulle ultime innovazioni tecnologiche, che necessitano di piani condivisi».
Quali piani ha in mente?
«Parlo di una strategia comune, che sia di destra o di sinistra, perché la tecnologia non è di parte. Ad esempio, servirebbero un piano europeo per l’intelligenza artificiale, l’esplorazione spaziale, data center e telecomunicazione. È chiaro che non dobbiamo opporci agli americani o ai cinesi, ma è altrettanto chiaro che queste tecnologie sono centrali nello scacchiere geopolitico e noi non possiamo non parlarne».
Un esempio di intreccio tra politica e scienza, seppur controverso, è il trasferimento di ItaliaMeteo proprio dal Tecnopolo a Roma.
«Preferisco non espormi, però sono dispiaciuto per quello che sta succedendo, perché la scienza non dovrebbe essere una questione politica. Se da una parte penso che la vicenda tolga un po' di attenzione al festival, dall’altra penso pure che sia un’occasione per rafforzare il dibattito secondo il pensiero di Tecnòpolis».