crisi abitativa

studentati

Lo studentato di via Serlio (foto Ansa)

 

La crisi abitativa che affligge Bologna non è stata placata nemmeno dalle possibilità offerte dai fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza. In una città in cui gli studenti fuori sede, come spiega Massimo Betti di Sgb (Sindacato generale di base), «sono oltre 70mila», solo la metà dei fondi disponibili è stata stanziata in città. Secondo "Italia Domani", il portale governativo che monitora lo stato di avanzamento dei lavori del Pnrr, al 14 ottobre 2025 l’Emilia-Romagna ha fatto richiesta per 55 milioni, dei quali solo cinque milioni e mezzo per studentati (tre milioni e mezzo i fondi spesi su Bologna). Con queste risorse, Er.go, l’azienda regionale che si occupa di diritto allo studio, creerà 20 posti letto a palazzo Tortorelli di via Val d'Aposa, che si aggiungeranno agli 85 che saranno forniti dal Comune tramite Acer, l’ente che gestisce l’edilizia residenziale pubblica sul territorio. Un totale di 105 nuovi posti per gli studenti. «Attualmente – dice Betti – gli alloggi totali in Regione sono quattromila»

A una situazione già complessa, si aggiunge il momento di crisi di Er.go. Il 12 marzo il direttore Francesco Scaringella si è dimesso dopo un lungo periodo difficile per l’azienda, che ha avuto inizio nel luglio dello scorso anno, quando i lavoratori entrarono in stato di agitazione. Il 13 novembre, davanti al palazzo della Regione Emilia-Romagna, un presidio e uno sciopero proclamato da Sgb protestarono contro la gestione di Er.Go. Il presidente dell’ente, Roberto Mingani Ricci, veniva accusato di prolungate assenze che impedivano e rallentavano i lavori. Sgb e organizzazioni studentesche lamentavano la chiusura di 350 posti letto e 40 milioni in meno per le borse di studio. Il 16 febbraio 2026, davanti al Rettorato hanno protestato i mille studenti idonei ma non beneficiari delle borse di studio. Unibo, per fronteggiare il problema, ha stanziato 2,5 milioni per sostenere chi non aveva ottenuto le borse per insufficienza di fondi. Il rettore, Giovanni Molari, ha dichiarato al riguardo che «non è l'Università che deve pensare al piano per il futuro, lo dobbiamo fare insieme alla Regione. Questo è stato un intervento straordinario e mi auguro che resti tale, ma in questo momento non potevamo lasciare soli un migliaio di nostri studenti. Per il futuro bisogna mettersi attorno a un tavolo e parlarne, perché non ci si ritrovi di nuovo nelle stesse condizioni. Tra un anno ci saranno più fondi da parte del Ministero dati alle Regioni e mi auguro che questi fondi bastino a coprire tutte le borse dell'anno prossimo».

Alle dimissioni del 12 marzo del direttore di Er.Go, Francesco Scaringella, è seguita la dichiarazione di un nuovo stato di agitazione da parte dei lavoratori e del sindacato Sgb. La questione relativa al diritto allo studio e alla gestione dei servizi abitativi, quindi, si è ulteriormente complicata. Le responsabilità, per Betti, «non sono solo del governo. La Regione non ha capito che se non saranno date tutte le borse di studio, il prossimo anno avranno meno fondi da Roma. E non è una scelta dell’Esecutivo, è così che funziona la legge».

E se il pubblico soffre, nemmeno il privato ha voluto approfittare del Pnrr. Questo perché il Piano nazionale di ripresa e resilienza vincola a prezzi di affitto non superiori ai 600 euro per stanza, una cifra non allettante per una città in cui si può chiedere di più. Ci sono però delle eccezioni: la Curia sta realizzando 65 nuovi posti letto nel convento delle ex Visitandine, in via Santo Stefano. L’obiettivo è quello di intercettare la fascia medio-bassa non intercettata dalle graduatorie Er.Go. C’è poi Sitalberghi, che ha chiesto sei milioni di euro per uno studentato a Castel Maggiore.

Una magra consolazione per una città universitaria come Bologna. Governo e Regione si rimpallano le responsabilità. Emily Clancy, vicesindaca con delega alla casa, ha sottolineato le responsabilità di Roma: «Il diritto allo studio è competenza statale. Sul tema studentati c’è un evidente fallimento».