editoria
L'edizione di "Repubblica" del 27 gennaio 2026 (foto di Alessandro Fratini)
Due giorni senza “la Repubblica” in edicola. Il quotidiano nazionale non uscirà nemmeno domani, mercoledì 11 febbraio, dopo lo sciopero indetto dal Comitato di redazione. Il sito tornerà invece operativo a partire dalle 7. La protesta delle giornaliste e dei giornalisti si inserisce in una vertenza che riguarda direttamente circa 1.300 famiglie, aperta da settimane all’interno del gruppo Gedi. Al centro la trattativa avviata da Exor per la vendita del gruppo editoriale al gruppo greco Antenna, con scadenza massima al 31 gennaio. Da allora però non sono arrivate comunicazioni ufficiali né su un’eventuale proroga né sullo stato reale del negoziato.
Di fronte a questa grave situazione, la redazione di la Repubblica ha deciso di attivarsi in proprio, coinvolgendo in primis istituzioni, lettori, partiti politici, enti pubblici e organismi come Agcom ed European Board for Media Services. Repubblica, infatti, non è considerata non solo un asset economico, ma un vero e proprio presidio del pluralismo dell’informazione. Perché in un sistema mediatico già fragile come quello italiano, la futura sorte di uno dei principali quotidiani nazionali non può essere decisa in disparte e senza garanzie per i lavoratori.
Da settimane la redazione chiede garanzie occupazionali. Richieste rimaste appunto senza risposta. Ma a pesare ulteriormente è il rifiuto del patron John Elkann di incontrare le rappresentanze sindacali, un segnale interpretato come una chiusura totale al confronto. Infine, la vicenda assume anche un valore simbolico poiché racconta lo strapotere di pochi, se non pochissimi, l’assenza di regole e controlli efficaci, ma soprattutto la precarietà crescente del lavoro giornalistico, in particolar modo per i giovani.