il quindici
Eva Braun accanto ad Adolf Hitler (foto da Licenze Creative Commons)
Un amore folle, malato, privo di innocenza: è l’amore tra Adolf Hitler ed Eva Braun quello che la scrittrice tedesca-bolognese Helga Schneider ha scelto di indagare nel suo ultimo libro, “Eva. Un divano per l’eternità”, pubblicato da Oligo editore e perfetto seguito di “Hitler. Mai prima di mezzogiorno”. L’opera si pone a metà strada tra il romanzo, con una forte componente psicologica, e il saggio supportato dallo studio di numerose documentazioni. Schneider, di nuovo immersa nel fondo nero della Germania della Seconda guerra mondiale, di quella terra avvelenata dalla nube tossica del nazismo, trasforma Eva Braun in una protagonista e ripercorre i passi biografici che la portano al finale della sua esistenza, laggiù nel bunker segreto del Führer. In questo modo, la lente dell’autrice ci rivela il dietro le quinte di questa storia d’amore oscura, ci rivela l’animo di una donna presa dal fascino del male, giovane, bella, desiderosa di staccarsi dalla sua noiosa famiglia, di compiere un gesto di ribellione, farsi indipendente. Una donna che non nasconde il suo lato frivolo, capriccioso, abituata al lusso sfrenato del potere, accanto all’uomo-vertice del Reich. Braun rimarrà con Hitler senza rimorsi, nonostante molti momenti di incomprensione, accetterà la colpevolezza di amare il male in persona, e accetterà persino il suicidio che li terrà uniti per sempre, in un angolo sudicio e umido di un buco di cemento nascosto sottoterra. Tutto ciò prende vita in “Eva” e Schneider ci dimostra come la mano dirompente dell’orrore sia in grado di accecare le menti, di sconvolgerle, renderle schiave, tanto da far accettare loro ogni tipo di epilogo. La scrittrice ancora una volta ci insegna il valore della memoria e della testimonianza, con un libro che divulga e coinvolge, nella speranza di renderci più consapevoli di fronte alle bizzarrie del destino.