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                                                                              Il presidio del sindacato Usb questa mattina in Via Farini (foto di Giulia Carbone)

Nuova mobilitazione nel sistema sanitario bolognese. Lunedì 4 maggio i lavoratori di Steritalia, impiegati in appalto nei servizi di sterilizzazione delle sale operatorie, si fermeranno per l’intera giornata. La mobilitazione, indetta dal sindacato Filctem-Cgil, prevede un presidio in via Massarenti, dalle 10 alle 12.30

Al centro della protesta ci sono condizioni di lavoro giudicate “insostenibili” e il mancato riconoscimento di diritti considerati fondamentali. Secondo quanto denuncia il sindacato, i lavoratori – 55 dei quali lavora a Bologna nel Policlinico Sant'Orsola e nell'ospedale Rizzoli – si trovano a fare i conti con stipendi ritenuti inadeguati, mancati pagamenti delle maggiorazioni per il lavoro domenicale e turni definiti “estenuanti”, che arriverebbero anche a 15 ore consecutive. A questo si aggiungerebbe una reperibilità gravosa e, soprattutto, la cancellazione dei buoni pasto a seguito del cambio di appalto.

Nel mirino anche il sistema degli appalti nella sanità pubblica. «Non è accettabile continuare a risparmiare sui costi a discapito dei lavoratori», affermano, sottolineando la disparità tra dipendenti diretti degli ospedali e personale esterno.

Alla mobilitazione nel settore sanitario si affianca anche il malcontento che attraversa il comparto della logistica. Proprio questa mattina, infatti, a Bologna si è svolto davanti al tribunale un presidio promosso dall’Unione Sindacale di Base (Usb), nell’ambito di una protesta nazionale contro il sistema degli appalti e subappalti, dopo i licenziamenti di 17 precari a San Giuliano Milanese e Verona. Al centro, ancora una volta, le condizioni di lavoro e la mancanza di tutele per l’oltre un milione di lavoratori italiani impiegati nella filiera della distribuzione.

«Hanno scaricato su noi lavoratori i costi delle crisi energetiche, sociali e ambientali», ha lamentato un delegato sindacale durante il presidio. Nel mirino anche un modello organizzativo che, secondo l’Usb, genera precarietà strutturale: «Nel settore della logistica quasi tutti i lavoratori cambiano datore di lavoro ogni uno o due anni, ritrovandosi ogni volta a ripartire da zero, tra il recupero degli istituti contrattuali e del Tfr».