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Personale ospedaliero (foto Ansa) e il professore Claudio Borghi (foto concessa dall’intervistato)
«Sono convinto che l’intelligenza naturale possa avere il sopravvento su quella artificiale. Non penso che l’evoluzione finale dell’IA sarà quella prevista da Stanley Kubrick in “2001: Odissea nello spazio”». È con tono scherzoso che il professore Claudio Borghi, responsabile scientifico del Festival della Scienza Medica che si terrà a Bologna dal 15 al 17 maggio, racconta in un’intervista a InCronac@ la sua visione sul ruolo dell’IA nel mondo della medicina. Quest’anno, infatti, una delle novità della tre-giorni di seminari che porterà sotto le Due Torri quattro premi Nobel è la decisione di iniziare tutti e otto i simposi con gli esperti dialogando brevemente con Chat Gpt, così da saggiare in tempo reale dove finisce la conoscenza tecnologica e dove inizia la competenza umana.
Per la prima volta, in quest’edizione del Festival della Scienza Medica ci sarà un dialogo con un sistema di IA all’inizio di ogni simposio. In cosa consisterà?
«Prima di iniziare interrogheremo Chat Gpt sul tema che andremo ad affrontare. La mia idea iniziale era quella di dialogare in forma di voce, ma forse lo faremo in forma scritta. La risposta sarà in tempo reale e verrà proiettata su uno schermo. Senza trucchi, diciamo. E i relatori potranno smentire o meno cosa dirà l’IA».
Perché avete scelto Chat Gpt tra i tanti sistemi di IA?
«Perché ha una visibilità pubblica superiore rispetto alle altre. Oggi Chat Gpt è sinonimo di IA per il grande pubblico a cui ci rivolgiamo. Quindi abbiamo scelto il sistema di IA utilizzato e citato più spesso, non necessariamente il migliore. Ce ne sono moltissimi, ognuno con le sue specificità».
Come vi aspettate che risponda, vista la sua evoluzione quotidiana?
«Ci aspettiamo che risponda in maniera sufficientemente accurata, ma non molto approfondita. O almeno questa è la mia opinione sulla base della mia esperienza di dialogo con l’IA. Interrogando Chat Gpt, vogliamo simulare cosa potrebbe rispondere a bruciapelo l’uomo della strada. La nostra non è una prova di efficienza dell’IA, ma un modo per capire quanto rapidamente riesce a entrare in una problematica».
Lei quindi è un sostenitore dell’IA?
«Il mio interesse è generare fiducia nell’IA grazie a questi dialoghi. Non credo che ci sconfiggerà, sono ancora convinto che l’intelligenza naturale possa avere il sopravvento su quella artificiale, perché l’intelligenza umana non può essere mimata. Non penso che l’evoluzione finale dell’IA sarà quella prevista da Stanley Kubrick in “2001: Odissea nello spazio” (ride, ndr)».
Non teme che presto i cittadini inizieranno a interrogare l’IA prima di rivolgersi al medico?
«Beh, c’è già chi cerca i sintomi in rete, affidandosi a “Dottor Google”. E sicuramente interrogare l’IA costituirebbe un passo in avanti in termini di quantità e qualità delle informazioni che si possono ricevere. Ma serve una competenza scientifica per porre le giuste domande e saper leggere correttamente le risposte. E questo rende l’IA un buon alleato, piuttosto che un nemico, dei medici. Sarebbe meraviglioso se, grazie alla sua rapidità di ragionamento, ci permettesse di sbagliare di meno. E poi ci lascerebbe più tempo per coltivare le relazioni umane, indispensabili in questo mestiere».
Uno dei temi del festival è la medicina di precisione, che permetterà di realizzare terapie personalizzate. Che ruolo ha l’IA in quest’ambito?
«È largamente utilizzata in molti casi, alcuni poco noti. Per esempio, la lettura degli elettrocardiogrammi ormai è tutta automatizzata. Oggi l’IA è forte soprattutto nella diagnosi e nella prognosi, più che nella terapia, perché riesce ad analizzare grandi quantità di dati in pochissimo tempo. In questo senso, grazie a questa sua capacità enciclopedica, potrà diventare un ponte tra la situazione clinica generalizzata e la realtà individuale del paziente. Ma ci vorrà ancora un po’, ora sulla terapia personalizzata non siamo in grado di immaginare soluzioni strategiche per i singoli, perché non sono stati fatti ancora abbastanza studi».