L'intervista

La presidente di Legacoop, Rita Ghedini, al master di giornalismo di Bologna (foto di Alberto Biondi) 

 

«Questa guerra è orribile, incide fortemente su gas e petrolio e questo è un grave problema per i costi di produzione». Rita Ghedini, presidente di Legacoop Bologna, ospite a InCronac@, alla vigilia dell'assemblea di domani al Tecnopolo affronta temi che riguardano il mondo della cooperazione e il rapporto con le istituzioni locali.

Sulla guerra in particolare Ghedini guarda con preoccupazione alle conseguenze economiche del conflitto aperto dai missili su Teheran. «I primi dati che abbiamo - spiega - riguardano la fiammata dei costi dell’energia. Il rischio di un nuovo choc energetico è reale. Le nostre imprese, hanno già patito molto quello di tre anni fa con l’avvio della guerra in Ucraina». Il conflitto, osserva Ghedini, torna a colpire proprio il nodo dei combustibili fossili. «Anche questa è una guerra che incide su gas e petrolio. Il sistema delle forniture è cambiato, ma un innalzamento del costo dell’energia nel giro di una settimana c’è già stato ed è stato importante. Ovviamente si tratta di un problema molto serio».

Ghedini teme inoltre ripercussioni su altri settori, a partire dall’agroalimentare. «I segnali già impattanti che abbiamo riguardano l’import-export del vino, settore già in crisi per diverse ragioni: il cambiamento delle aree di produzione, i nuovi stili di consumo e anche le vicende legate ai dazi». A pesare, dice Ghedini, è anche il blocco dei traffici nello stretto di Hormuz: «Molto vino destinato ai mercati orientali passava da lì. Questo ha un riflesso immediato anche su altre materie prime agricole, come ad esempio i cereali. Il quadro complessivo è quindi molto complesso».

In chiaroscuro il giudizio sull’amministrazione guidata dal sindaco Matteo Lepore. «In sintesi, direi molto slancio ma percepisco un po’ di fatica. Slancio negli obiettivi, un po’ di fatica nella loro realizzazione». Un giudizio che non vuole essere definitivo: «Bisogna aspettare. Tenere l’ambizione molto alta espone di più alle critiche e ai rischi, ma secondo me è giusto essere ambiziosi per un sindaco». Tra le opere simbolo di questa giunta c’è il tram, con i cantieri che stanno ridisegnando la città e creando non pochi disagi ai cittadini. «Io non vedo l’ora di salirci sul tram - continua Ghedini - e credo che l’opera andasse fatta. È ovvio che i cantieri abbiano creato difficoltà, ma spero che anche le altre tratte vengano realizzate». Per Ghedini la direzione è quella giusta: «Tutte le grandi città europee hanno una rete tranviaria importante; quindi, è bene che lo si faccia. Certo, i disagi vanno gestiti: ci vuole una grande forza di dialogo e non bisogna mai stancarsi di parlare con gli interlocutori».

Nettissima infine la posizione della Presidente di Legacoop Bologna sui centri di permanenza per il rimpatrio. «Qui esprimo una posizione personale, non quella della mia organizzazione. Io ho fatto una battaglia per la chiusura del Cpr di Bologna. Credo che siano luoghi che generano separatezza e violenza e, proprio per questo, non servano alla sicurezza». Una convinzione maturata quando era parlamentare «I parlamentari hanno accesso alle carceri e ai luoghi di detenzione. Io ho lavorato molto con il carcere, perché prima di tutto sono un’operatrice sociale e vengo da quel mondo. Nella fase di massimo affollamento del Cpr di Bologna mi sono battuta per chiuderlo». Per la presidente di Legacoop la questione della sicurezza non può essere però liquidata come un problema marginale. «La percezione di insicurezza è essa stessa un problema. Un cittadino che si sente insicuro vive una limitazione della propria libertà e può avere reazioni che non facilitano la convivenza». Tuttavia, secondo Ghedini, i Cpr non rappresentano la soluzione. «Sono luoghi del nulla, dei non-luoghi. Non sono i luoghi in cui io credo si possa gestire questo fenomeno».

Altra cosa, invece, è la gestione dei flussi migratori, legata anche alla necessità di manodopera di tutte le imprese. La risposta, secondo Ghedini, dovrebbe essere un’altra: «Da decenni in questo Paese, quando va bene, si affronta il fenomeno migratorio in termini meramente logistici. Invece servirebbe un investimento serio: accoglienza, a partire dalla casa, formazione linguistica e culturale, integrazione». 

L’intervista completa alla presidente di Legacoop Bologna uscirà nel prossimo numero del "Quindici", il periodico di "InCronac@", il 26 marzo.