il quindici
Una delle partite del torneo di ping pong che si tiene ogni due domeniche al parco della Montagnola (foto di Tommaso Sfregola)
L’aria è tesa, frizzante. Il fiato sospeso degli spettatori lascia spazio al venticello non ancora primaverile di una domenica di marzo. Due giocatori di ping pong si fronteggiano su un tavolo in resina blu. Servizio, risposta effettata, contrattacco di rovescio. Palla alta, schiacciata. Punto. La folla esulta, commenta lo scambio, stropiccia gli occhi per gustarsi il prossimo. Non è la partita tra Hiroji Satoh e Martin Reisman raccontata nel finale di Marty Supreme. È uno dei quarti di finale del torneo di ping pong amatoriale che ogni domenica accende la Montagnola, nel cuore di Bologna, attirando adulti e bambini, appassionati o curiosi che passavano di lì per caso. Vengono da nazioni diverse, fanno lavori diversi e hanno storie diverse, ma sono tutti lì per una passione comune: il ping pong. Tra i cinquanta partecipanti c’è chi è alla prima esperienza e la racchetta ancora non riesce a tenerla in mano, chi giocava da giovane e ricorda ancora un po’ come si fa, chi ha un passato da professionista. Tutti si sono iscritti al torneo e hanno voglia di partecipare, di imparare, di scambiare due chiacchiere e stringere nuove amicizie. Salvatore, per tutti “Salvo”, ha quasi 83 anni. Ha appena sfidato Mohamed, ventottenne della Guinea che in un solo anno ha imparato a giocare e adesso tiene testa anche ai più forti con i suoi colpi a effetto. «Sono in Italia dal 2017 – racconta – prima non sapevo giocare. Solo nell’ultimo anno ho cominciato ad allenarmi con gli amici quasi ogni giorno. Adesso non dico che sono bravo, ma piano piano sto imparando». Mohamed lascia fare a “Salvo” qualche punto in più. L’ottantaduenne sorride, ricorda ancora come si gioca, non è certo un novellino, ma deve ammettere che i più giovani sono tosti. «So benissimo che mi regala qualche punto – dice – ma lo lascio fare. È un gesto di affetto nei miei confronti». È solo una delle tante storie intorno ai tavoli da ping pong della Montagnola. Ciò che ha portato qui tutte queste persone è una realtà, quella di “Ping pong da strada”, che è nata nel 2023 su WhatsApp. Inizialmente un semplice gruppo per organizzarsi e giocare insieme sfruttando i vari tavoli sparsi per la città, da quello del Giardino Lavinia Fontana a quelli della Lunetta Gamberini, passando per il Parco della Resistenza e il Parco della Zucca. Pochi membri (ancora solo 17 agli inizi del 2025) che scrivevano «Chi c’è per una partita?» e restavano in attesa sperando di trovare qualcuno per fare due scambi in amicizia.
Le cose cambiano quando nel gruppo entra Francesco Zapparoli, che proprio con Mohamed passava intere ore e giornate a giocare al tavolo comunale della Montagnola. Anche ad agosto, con il caldo torrido di Bologna. Francesco ama il ping pong, e pensa che sia prima di tutto un modo per stringere amicizia e fare rete, uno sport per tutti. «Il ping pong ha questa capacità di fare comunità che altri giochi non hanno – spiega – si chiacchiera mentre si gioca, ci sono quelli che guardano, che commentano. Si fa movimento all’aria aperta e si stringono nuove amicizie». Durante le infinite partite tra Mohamed e Francesco, alcuni curiosi cominciano ad avvicinarsi e a seguire gli scambi. Mohamed, che è il più socievole dei due, abbatte le timidezze e invita tutti a giocare. «Grazie al ping pong ho fatto tantissima amicizia – racconta – sia con italiani che con stranieri. Anche con i turisti che vengono dall’estero in estate». È anche per questo che Francesco capisce ogni giorno di più che valore può avere uno sport-gioco come il ping pong in una città come Bologna. Invita sempre più gente a entrare nel gruppo WhatsApp, poi decide di dargli una “marcia in più”. Organizza il primo torneo alla Montagnola il 25 maggio 2025, partecipano una ventina di persone. È un successo: il gruppo cresce velocemente, prima cinquanta, poi cento, oggi 450 membri. I tornei si susseguono domenica dopo domenica, diventano un appuntamento fisso. Si decide di mettere una quota di iscrizione simbolica e popolare (2 euro) per comprare un nuovo tavolo. L’impresa riesce, anche grazie al contributo del chiosco “Frida nel Parco”. Torneo dopo torneo, i tavoli della Montagnola diventano presto tre, tutti autofinanziati. «Il successo dei tornei – spiega Francesco – ci aiuta ad autofinanziarci attraverso le quote di iscrizione. Un metodo che abbiamo usato è quello del crowdfunding: per ora ne abbiamo portati a termine due, che hanno avuto un successo inaspettato. Da sempre la sensazione nel gruppo è che insieme ce la possiamo fare. È la consapevolezza del formicaio: l’idea che se ognuno fa un piccolo passo, si possono raggiungere grandi obiettivi».
Al gruppo, però, i tre tavoli in Montagnola non bastano. Arriva il maltempo e, anche se i tavoli sono stati spostati sotto le tettoie di “Filla”, il clima non invoglia a giocare. Per questo motivo, Francesco e i ragazzi di “Ping pong da strada” si ingegnano e riescono a ottenere uno spazio al “Mezz’aria”, il community hub dell’ex Caserma Boldrini, in via Frassinago. Altri tre tavoli (regalati o comprati dagli stessi membri) e si può giocare anche d’inverno, quando fuori piove e fa freddo. Il “Mezz’Aria” è anche il posto perfetto per fare nuove amicizie e attirare nuovi giocatori: ci sono artisti, studenti, musica, un bar, un co living per condividere gli spazi e realizzare progetti insieme. Per invogliare a partecipare ai tornei e sponsorizzare il gruppo, gli utenti di “Ping pong da strada” cominciano a creare delle locandine divertenti generate dall’Intelligenza artificiale, tutte personalizzate in base al periodo dell’anno: per Halloween una zucca che gioca a ping pong, per il 21 dicembre un Babbo Natale con la racchetta in mano e una maglietta rossa brandizzata “Ping pong da strada” e così via. Oggi sono tutte esposte nella sala del “Mezz’aria” che ospita i tre tavoli. A questo punto di quel gruppo di pongisti, in città, si comincia a parlare, tanto che anche il sindaco Matteo Lepore partecipa, viene a giocare e offre sostegno all’iniziativa nonostante la sconfitta sul campo rifilatagli da Mohamed. Roberta Licalzi, assessora allo Sport del Comune di Bologna, è un’altra ospite di rilievo dei tornei domenicali. Per lei, come per molti bolognesi, uno dei temi più importanti degli ultimi anni, in città, è quello della sicurezza, specialmente alla Montagnola, troppo spesso associata a fenomeni di degrado, violenza e spaccio: «Riempire questi luoghi di sport, di socialità, di divertimento – ha detto l’assessora durante il torneo dell’8 marzo dedicato alle donne – è l’unica soluzione reale per portare persone che hanno voglia di vivere uno spazio come questo e di viverlo bene. Il ping pong ha creato una comunità qui in Montagnola. Credo che sia la formula vincente per ritrovarsi, impegnarsi, fare comunità, divertirsi. È sicuramente qualcosa di importante».
L’amministrazione comunale ha quindi visto in “Ping pong da strada” una possibilità per riqualificare la zona partendo dal basso, dai cittadini, da uno sport che unisce e crea una rete contro degrado e criminalità, favorendo il gioco e la serenità di famiglie e bambini negli spazi pubblici. Il Comune ha anche promesso al gruppo, racconta Francesco, «la realizzazione di una piazzola illuminata in grado di contenere quattro tavoli. Il sindaco ha anche visitato la sala che abbiamo aperto al Mezz’aria. E ha ben compreso quanto sia importante quello che stiamo facendo per favorire l’aggregazione e il senso di comunità». Riappropriarsi di spazi come la Montagnola partendo dal basso è un tema che sta molto a cuore a Francesco e ai membri di “Ping pong da strada”. Il progetto non vuole infatti essere un’iniziativa di tennistavolo a livello agonistico, ma mira a diventare un esperimento sociale che usa il ping pong come strumento di condivisione e inclusione. Il motto del gruppo è “Il miglior effetto è l’amicizia”, un gioco di parole sull’ambiguità del termine “effetto”, inteso sia come rotazione impressa sulla pallina per spiazzare l’avversario che come piacevole conseguenza del giocare insieme: l’amicizia, appunto. La competizione è secondaria, l’obiettivo è trasformare il gioco in una festa che coinvolge persone di ogni età, di ogni nazionalità, di ogni estrazione sociale. «Una cosa che mi dà moltissima soddisfazione – racconta ancora Francesco – è che diversi ragazzi stranieri, prima di iniziare a frequentare il nostro gruppo, avevano amicizie confinate a tre, quattro connazionali e non riuscivano a socializzare con altre persone. Ora invece hanno amici di tutte le nazionalità, di tutte le età e di qualsiasi estrazione sociale». Ed è bello anche quando «si vede un primario ospedaliero che gioca con un operaio e nessuno dei due sa che lavoro fa l’altro. Sono grandi soddisfazioni». L’alto numero di iscritti ha permesso al gruppo di ottenere anche delle agevolazioni con società professionistiche come la “Fortitudo Tennis Tavolo”. Chi è iscritto a “Ping pong da strada”, infatti, può accedere a uno sconto per l’iscrizione ai corsi e prepararsi per battere gli amici al “Mezz’aria” o durante i tornei della Montagnola. Le ambizioni del gruppo non finiscono qua. Per il futuro, a Natale 2026, è previsto un nuovo crowdfunding per comprare il quarto tavolo della Montagola. Oltre alla Montagnola e al “Mezz’Aria”, “Ping pong da strada” punta ai tavoli della Lunetta Gamberini. Ce ne sono due, in cemento, che però sono molto distanti l’uno dall’altro. «Uno dei due – spiega Francesco – è in stato di semi abbandono e non viene usato. Abbiamo chiesto all’assessora Licalzi se i tavoli possono essere avvicinati, visto che pesano 800 chili l’uno e da soli non riusciamo. Si potrebbero organizzare dei tornei anche lì». Non solo. Quello che, stando ai membri, è «il più grande gruppo di amatori del ping pong d’Italia», offrirà sostegno anche ad altre realtà emergenti sul territorio nazionale. C’è un altro community hub, “La Santissima” di Napoli, che è gestito dalla stessa società che gestisce il “Mezz’aria”. Anche loro, con i consigli e la consulenza di “Ping pong da strada”, vogliono dotarsi di una sala ping pong indipendente. Anche nel resto d’Italia comincia a farsi spazio un’idea di ping pong come strumento per fare comunità e allontanare il degrado dai parchi cittadini, riqualificandoli. A Milano, il sindaco Giuseppe Sala ha piazzato tavoli in giro per la città e anche lì si è creata una community di amatori. Anche con questa “Ping pong da strada” è in contatto. E così, uno scambio dopo l’altro, tra un servizio e una risposta, il gioco si fa comunità intorno a un tavolo. I parchi si riempiono di amici e di risate, la Montagnola cerca un riscatto partendo dal basso, dalle idee delle persone. E un bambino, con la racchetta in mano, troppo basso per arrivare sotto rete, dopo essere stato al cinema sogna di diventare il futuro Martin Reisman.
L'articolo è stato pubblicato nel n.16 di "Quindici" del 26 marzo 2026