referendum
Il professor Gianfranco Pasquino (foto da Licenze Creative Commons)
Gianfranco Pasquino, docente emerito di Scienze Politiche all’Università di Bologna, a proposito del referendum che avverrà tra pochi giorni – sulla separazione delle carriere dei magistrati, sul sorteggio, la creazione di un’Alta Corte e di due diversi Consigli superiori della magistratura (requirente per il pubblico ministero e giudicante per i giudici) – ha le idee chiare: voterà no. A “InCronac@” le ragioni della sua scelta.
Qual è il suo giudizio sulla riforma?
«La riforma è sbagliata, è inutile ed è costosa. È sbagliata perché non risolve alcun problema della giustizia, è inutile perché pochissimi magistrati passano da una carriera all’altra già oggi, ed è molto costosa perché raddoppia il Consiglio superiore della magistratura e aggiunge l’Alta Corte. Il mio è un no secco».
Tra i nodi più discussi c’è il sorteggio. Il suo giudizio.
«Il sorteggio in sé si può anche fare, purché si tratti di un sorteggio fra eguali. I magistrati non sono eguali. Ci sono i pubblici ministeri e i giudici, alcuni poi hanno dieci anni di carriera, chi venti, chi ancora di più, e questo risulta essere un problema nel contesto della preparazione. Alcuni poi sono disposti a passare parte del loro tempo a giudicare i colleghi, altri preferiscono proseguire nel loro lavoro. Il sorteggio è sbagliato dal punto di vista del modo di risolvere la rappresentanza. La rappresentanza, banalmente, è quando io eleggo qualcuno che mi può rappresentare».
Era sufficiente la Legge Cartabia, sulla separazione delle funzioni?
«Sì, era sufficiente. Di questa non ce ne era proprio bisogno. Ripeto, è sbagliata».
Ci saranno novità sulle varie disfunzioni del nostro sistema giudiziario?
«No, sui processi e altri temi non c’è nulla nella riforma. Se la giustizia funzionava male prima, funzionerà male anche adesso. A mio parere, la nostra giustizia non funziona male, funziona abbastanza bene. Il passaggio cruciale sarebbe migliorare la preparazione dei magistrati invece che separarli».
Per la maggioranza degli elettori sarà un voto politico?
«C’è inevitabilmente pure questo, c’è sempre una valutazione politica. La riforma è di un governo di destra con l’obiettivo di controllare la magistratura, c’è davvero un tentativo di sopravvento della politica sulla magistratura. Un altro esempio in tal senso è il premierato, che darebbe maggiori poteri all’esecutivo. L’elemento politico c’è e l’elettore ne tiene conto».