Il Quindici
Un vecchio disegno che riproduce le Officine Osca a San Lazzaro di Savena, inaugurate nel 1947 (foto dal sito Osca)
Rombano i motori sulle nuove sfide imprenditoriali legate al mondo delle macchine. E si riaccendono i riflettori su Osca (acronimo di Officine Specializzate Costruzione Automobili), la piccola casa appunto automobilistica di San Lazzaro di Savena fondata dai fratelli Maserati e attiva per vent’anni nel Dopoguerra. La sua riapertura non rappresenta solo il recupero di un marchio dismesso ormai da decenni ma simboleggia per il territorio bolognese molto di più, anche se la filiera produttiva si sposterà in Molise: è la rinascita di un pezzo di storia che ha segnato l’intera Italia, con grandi traguardi nella cultura industriale dell’automotive. Perché forse è un po’ merito anche di Osca se il territorio emiliano-romagnolo è diventato famoso nel mondo con l’appellativo di “Motor Valley”. Il ritorno del brand si inserisce in un più ampio progetto di rilancio promosso da Massimo Di Risio, imprenditore a capo di DR Automobiles Groupe, che ha acquisito i diritti del marchio e lo ha inserito in una strategia più ampia di valorizzazione di imprese storiche italiane, con un ambizioso piano da 50 milioni di euro. Il debutto all’interno del piano industriale guarda nell’immediato e il progetto, che ha preso avvio già dal 2022, ha come primo step operativo l’avviamento di una nuova fase produttiva proprio quest’anno, con l’obiettivo di creare auto progettate e realizzate in Italia.
Ma riavvolgiamo il nastro e torniamo indietro nel tempo al 1947, l’anno in cui Ettore, Ernesto e Bindo Maserati fondano il marchio. La storia di Osca è inseparabile dalla vicenda della famiglia Maserati. Dopo la cessione dell’azienda alla famiglia Orsi e il trasferimento dell’azienda a Modena, Ettore, Ernesto e Bindo scelsero consapevolmente di restare a Bologna. Proprio qui i tre fratelli, reduci dall’esperienza maturata sotto il simbolo del tridente che li ha resi celebri nel mondo dell’automobile sportiva, decidono di mettersi in gioco in questa nuova esperienza, da loro interpretata non come prosecuzione del passato, ma come atto di indipendenza progettuale con un marchio nuovo e libero da vincoli industriali. In questo territorio, infatti, rimangono racchiuse le loro competenze e i saperi o più semplicemente gli uomini e i fornitori che li hanno accompagnati nel percorso. Non è un caso che questa storia affondi le sue radici proprio qui, tra Bologna e Modena. Lungo l’asse della via Emilia, è cresciuta una cultura dei motori che ha dato origine a marchi capaci di entrare nell’immaginario collettivo mondiale. Ferrari, Maserati, Lamborghini, Ducati hanno contribuito a costruire un distretto sì industriale, ma anche sportivo e culturale. Osca è stata una realtà artigianale, forse più defilata rispetto ai grandi del settore, ma non per questo meno impattante sul territorio bolognese, un laboratorio permanente di ingegneria e competizione.
La prima Osca prende forma in un ex calzaturificio lungo la via Emilia, a pochi chilometri dalla vecchia sede di Maserati. È la MT4 del 1948, una vettura leggera e dalla composizione essenziale, una macchina che riflette l’idea dei creatori: non costruire in grande ma costruire bene. E i risultati non tardano ad arrivare. Al Gran Premio di Napoli del 1948 Luigi Villoresi, grande campione italiano affezionatissimo ai fratelli Maserati, a bordo della piccola Osca sale al primo posto del podio, il primo segnale di una stagione sportiva. Negli anni successivi Osca diventa una presenza costante nelle competizioni su strada: da Mille Miglia che ha visto la vittoria di Luigi Fagioli nel 1950 a Targa Florio, si è resa protagonista di gare internazionali in Europa o negli Stati Uniti. Nel 1954 arriva il momento che consacra definitivamente il marchio, quando Stirling Moss vince la 12 Ore di Sebring con una Osca 1450, battendo Ferrari, Lancia, Jaguar e Aston Martin. I modelli Coupé e Spider nascono dalle stesse basi tecniche delle vetture da gara e vengono affidati ai migliori carrozzieri dell’epoca: Frua, Zagato, Vignale, Michelotti. Automobili rare, destinate a pochi, che uniscono prestazioni e stile. Parallelamente accanto ai modelli da corsa, l’azienda sviluppa anche una produzione stradale limitata ma raffinata e i motori vanno oltre il mondo delle competizioni trovando applicazione anche su modelli Fiat come le 1500 S e 1600 S.
Nel 1954 l’azienda si trasferisce nel nuovo stabilimento di San Lazzaro di Savena, sempre lungo la via Emilia, ma le dimensioni restano quelle di una realtà artigianale e le difficoltà economiche non mancano. Nel 1963 la maggioranza delle quote viene acquisita dalla Meccanica Verghera, il gruppo MV Agusta. È l’inizio di una fase complessa che porta all’uscita di scena dei fratelli Maserati. Nel 1966 lo stabilimento di San Lazzaro chiude, e nel 1967 Osca cessa definitivamente l’attività, sia per effetto di una globalizzazione industriale sempre più diffusa che a causa dell’età oramai avanzata dei tre fratelli Maserati. Per decenni il nome Osca resta sospeso nella memoria degli appassionati, un marchio dell’automobilismo custodito nei musei, saldamente legato a Bologna e alla sua tradizione motoristica. Un nome che non ha più una produzione, ma che continua a evocare un’idea precisa di automobile.
Così torniamo a oggi, più precisamente al 2022, quando il brand passa dall’essere un ricordo sui libri di storia a un marchio nel pieno della sua produzione. Quattro anni fa infatti Massimo Di Risio, attraverso un passaggio di consegne, acquisisce i diritti del marchio stesso dagli eredi dei Maserati. Di Risio è un imprenditore che ha costruito la propria esperienza nel settore automobilistico puntando su un modello industriale pragmatico e flessibile. All’origine di questo percorso il suo modus operandi ha fatto discutere, ma ha consentito a DR di consolidarsi sul mercato. Per anni il gruppo ha fatto ricorso a partnership internazionali, in particolare con costruttori asiatici, importando veicoli e componenti prodotti all’estero soprattutto in Cina, per poi completarli, omologarli e adattarli in Italia secondo le normative europee. Una strategia pragmatica, rivendicata dallo stesso Di Risio, che ha permesso di costruire una base industriale e finanziaria oggi utilizzata per un progressivo rientro delle attività produttive sul territorio nazionale. A oggi, infatti, DR Automobiles Group ha consolidato una presenza produttiva in Italia e una rete commerciale in crescita, muovendosi in un segmento diverso da quello tradizionale dei marchi storici.
Il recupero di Osca rappresenta però un cambio di passo: ci si vuole confrontare con un’eredità fatta di competenze e diversi risultati sportivi, senza però adeguarsi ad ampliare una gamma già esistente. Il riavvio della produzione è previsto durante questo 2026 e dovrebbe concentrarsi su vetture sportive di nicchia, con volumi limitati e una forte attenzione alla qualità. La filiera produttiva sarà italiana, ma cambierà location. Questa volta, infatti, non sarà il territorio bolognese a ospitare gli stabilimenti di produzione, ma ci si sposta nel molisano, la terra dell’imprenditore Di Risio, dove sono collocati gli attuali punti produttivi del gruppo DR: il principale è la Macchia d’Isernia, nel cuore del Molise, dove DR Automobiles ha da sempre la sua sede operativa e i suoi primi stabilimenti. Su oltre 250 mila metri quadri si affacciano gli impianti DR/EVO e Sportequipe, il centro di ricerca e sviluppo, il magazzino centrale e gli uffici direzionali che da anni costituiscono la spina dorsale della produzione del gruppo. Negli ultimi mesi è stato investito molto in quest’area, proprio per potenziarne la capacità produttiva e trasformare Macchia d’Isernia in un polo in cui assemblare completamente i futuri modelli italiani, riducendo progressivamente la dipendenza dai kit assemblati originariamente all’estero. Il progetto prevede l’assunzione di almeno 300 nuovi addetti per gestire linee di montaggio e attività correlate. A questo si aggiunge un secondo tassello fondamentale: la riconversione dello stabilimento ex Saxa Gres di Anagni (in provincia di Frosinone), acquisito attraverso la controllata Jarama Srl. Una struttura industriale prima dedicata alla produzione di gres porcellanato destinata ora all’assemblaggio e alla produzione di vetture e componentistica legata ai nuovi programmi del gruppo. In questo sito sono stati già integrati 67 lavoratori dell’ex Saxa Gres nell’organico del gruppo.
Con questa riapertura si cerca di reinterpretare il passato e non ci si limita a replicarlo. La sfida è tradurre e riadattare al mondo di oggi quella filosofia fatta di essenzialità e competenza tecnica che ha reso Osca un nome rispettato nel mondo delle corse. In un’epoca in cui l’automobile è chiamata a reinventarsi, il ritorno di un marchio come questo assume un significato che va oltre il prodotto. Riportare su strada un’automobile con quel nome significa riaprire un capitolo della storia industriale bolognese. Significa ricordare che lungo la via Emilia non sono passate soltanto automobili, ma idee che nonostante decenni di silenzio e lo spostamento della sede operativa in territorio molisano, possono ancora trovare il modo di farsi ascoltare.