Il commento
Emilio Marrese con la Coppa Italia vinta dal Bologna nel 2025 (foto concessa dall'intervistato)
«L’esonero di Italiano? Non penso proprio lo vedremo». Il parere del giornalista e scrittore bolognese Emilio Marrese all’indomani di Bologna-Lazio è netto. La squadra rossoblù, nel pieno di un periodo nero in campionato, è fuori anche dalla Coppa Italia dopo avere perso ieri sera ai rigori contro i biancocelesti. Rimane l’Europa League per cercare di rimediare a una stagione che ha preso una bruttissima piega.
Marrese, tra una settimana il Bologna torna a giocare in Europa. Come andrà?
«Penso che possano farcela se riusciranno, prima della partita di ritorno del 26 febbraio, a inanellare tre risultati positivi. Se con Torino, Brann all’andata e Udinese le cose andranno bene vorrà dire che ci si sarà messi il momento no alla spalle. Perché ora il problema è mentale e si autoalimenta».
Cosa intende?
«Il Bologna è la stessa squadra che si contendeva i primi posti di Serie A fino a fine novembre. Il punto è che scendono in campo con la paura di perdere. E se lo fai perdi. Si è spezzata la magia, i giocatori non si sentono più invincibili. Credono più nei loro limiti che nei loro punti di forza. Servono dei risultati per rinvigorire lo spirito, sottolineo “dei”, plurale, e consecutivi. Una buona partita qui e là non basta».
Non è il caso quindi di mollare il colpo su un campionato compromesso per concentrare tutte le energie sull’Europa?
«Assolutamente no, per riprendere il passo serve il campionato. Il Bologna è una squadra da settimo o ottavo posto in Serie A come forza, non da scudetto, non da retrocessione ovviamente. Quando le cose girano supera abbondantemente il suo valore effettivo e in condizioni favorevoli come l’anno scorso, con avversarie più forti in difficoltà, può lottare per la zona Europa. Sta però dimostrando che gestire tre impegni contemporaneamente la mette in difficoltà».
Italiano può fare qualcosa per risollevare gli spiriti?
«Non molto, ci sono elementi che lui stesso non comprende e non governa. Anche lui ha l’aria abbacchiata, impotente, ma non serve che si inventi nulla per ritrovare il passo. Deve solo mantenere la calma, trasmettere fiducia ai suoi giocatori e accettare l’idea che il suo calcio aggressivo nei momenti positivi rende, se le cose iniziano ad andare male una dopo l’altro come un domino bisogna ridimensionarsi un po’».
Oltre ai problemi di approccio qualcosa nel pratico si è guastato?
«Sono venuti meno dei punti di riferimento che o hanno smesso di rendere come potrebbero o lo hanno fatto solo a tratti. Penso a Skorupski, Ferguson, Freuler, Odgaard e a un Dallinga che doveva esplodere questa stagione e invece niente».
C’è anche una certa dose di sfortuna nelle ultime partite?
«Non mi piace parlare di sfortuna. La sfortuna potrà cambiare qualcosa in singoli episodi, ma se per due mesi non vinci hai voglia a dar la colpa alla sfortuna. E poi ragionando così si dovrebbe dire anche che quando le cose vanno bene allora c’entri la fortuna. Chiaramente nel calcio c’è sempre dell’imprevedibile, che però va piegato per quanto possibile a proprio favore».
Allora ieri sera cosa è mancato con la Lazio? Italiano ha parlato di un solo errore in occasione del gol avversario.
«Il mister protegge la sua squadra e fa bene. Ma il Bologna ha giocato una partita discreta contro un avversario discreto. A mancare è stata la convinzione. Dopo il pareggio laziale entrambe le squadre hanno giocato impaurite, in attesa dei rigori. Invece il Bologna dell’anno scorso avrebbe attaccato fino all’ultimo».
E invece per il futuro, il Brann? Il 6 novembre era finita 0-0, ma il Bologna di adesso come andrà?
«Quella partita venne falsata dall'espulsione insensata di Lykogiannis, quindi non ci dice molto. I rossoblù oggi galleggiano sulla sufficienza. Contro squadre più deboli sulla carta basta, contro le più forti no».
Un appoggio che non è mai venuto meno è l’affetto dei tifosi, soprattutto in casa, anche se la vittoria al Dall’Ara manca da due mesi. Può essere d’aiuto?
«Meglio avere la tifoseria a favore che contro, ma è anche un’arma a doppio taglio. In questo momento la squadra sente sicuramente la frustrazione del deludere dei sostenitori così fedeli. E in ogni caso un segnale c’è. L’anno scorso per le partite di Coppa Italia gli spettatori erano 25.000, ieri sera ce n’erano 17.000».