La mostra

Marco Bolognesi (foto concessa dall'artista)

È tornato nel cuore della sua formazione per raccontare la sua evoluzione artistica e cinematografica. Dopo più di vent'anni di carriera internazionale, collaborazioni con Vivienne Westwood, opere nei musei di tre continenti, l’artista e regista Marco Bolognesi, torna a Bologna da ex studente del Dams per presentare “The Power City: Cyborg Dystopia”, una mostra personale che segna una tappa fondamentale nel percorso artistico dello sperimentatore digitale. «Sono contento di essere qui oggi – ha detto Bolognesi - ritornare nel luogo dove mi sono formato è molto emozionante».

Dal 6 al 29 maggio, gli spazi del DamsLab accoglieranno le installazioni interattive dell’immaginario scientifico di Bolognesi. A conquistare la scena “The Power City” la riproduzione della sua città futura, realizzata con materiali riciclati, che è al tempo stesso è sia una scultura che scenografia per suoi film futuristici. Il tema centrale è l’evoluzione del rapporto tra essere umano e tecnologia che ha «il potere di cambiare i parametri – come puntualizza Bolognesi – di azione della nostra specie». La mostra è un insieme di installazioni, costruite dall’artista, che rappresentano una visione distopica del futuro tra postmoderno e cyberpunk. Un viaggio che intreccia il percorso artistico con quello cinematografico testimoniato dalla proiezione di “The Truth on Sendai City” il suo primo lungometraggio.

Nella mostra la realtà è costruita su più livelli: «Quello che si vede a livello visivo – spiega Bolognesi - , in questo caso la riproduzione della città, e quello che si percepisce attraverso la telecamera di un iPad che, puntata sul modello genera una moquette (Plastico tridimensionale) di una città futuribile che si anima, dove velivoli e astronavi prendono forma e sorvolano la città».

The Place (riproduzione della città del futuro)

La riproduzione della città futuristica "The Place"

Quello che genera tutto questo immaginario cinematografico è l’idea di Posthuman, secondo cui l’uomo acquista potenzialità sostituendo parti del corpo con protesi e macchinari. «Noi oggi non ci rendiamo conto che il nostro corpo lo stiamo modificando e sarà sempre più modificato, nel momento in cui inseriremo elementi genetici diversi», dice Bolognesi. La previsione di un futuro distopico rappresenta non un peggioramento in sè, ma serve per dare spunto ad una riflessione politica. «Con l’uso della tecnologia cambiano le forme di controllo e il modo in cui noi umani agiamo nella realtà. Ad esempio Chatgpt – prosegue l’artista - ci offre, da una parte, un'agevolazione della costruzione, ma contemporaneamente ci presenta dei parametri precostruiti. Questo in qualche modo ci obbliga a costruire una nuova visione e ad agire in maniera diversa». Un’analogia può essere l'immaginario di Orwell in “1984” dove è presente il controllo su ogni singolo individuo. «Quel controllo è fondato su dei parametri, che la tecnologia riesce a generare più velocemente, perché sono parametri già precostruiti. Questi parametri ci tolgono la libertà».

Considerazioni lontane dalle menti di molti che ogni giorno fruiscono della tecnologia. I progressi registrati in questo campo, secondo Bolognesi, rientrano in parte in quel futuro immaginifico: «In Cina usano già i robot. Oggi un robot poliziotto costa €25.000. La robotica sta diventando sempre più un presente e non un futuro. Se questo immaginario cyberpunk negli anni 70 era un futuro, oggi non lo è più». Un’evoluzione tecnologica veloce e inarrestabile che spaventa anche chi già il futuro lo immagina e lo rappresenta. «La tecnologia – avvisa Bolognesi - va molto più veloce dell'aspetto legislativo. E questo è un problema soprattutto per i nostri diritti. Il problema è come tutelare l’essere umano rispetto a quello che sta creando».