Il Quindici

Nel Bolognese il volume del gioco in rete è passata da 400 milioni a 1,4 milioni di euro (foto generata dall’Ai)

L’hinterland bolognese è una delle Las Vegas italiane dell’azzardo online. Fra San Lazzaro e Casalecchio, al confine nord della Dotta, si allineano una serie di centri dove vivono complessivamente 165mila persona. Qui, fra le piccole aziende e i quartieri residenziali che ospitano chi non vuole o non può abitare a Bologna, si raccolgono centinaia di milioni di euro in puntate ogni anno. La nostra attenzione si posa, oltre ai due paesi sulla via Emilia alle porte del capoluogo, da est a ovest a Castenaso, Granarolo, Castel Maggiore, Calderara di Reno, Anzola e Zola Predosa, centri che filtrano la transizione fra la città e la prima provincia delle valli e della pianura emiliana. Il centro di Bologna è lontano solo pochi chilometri ma la sensazione è di essere in una qualsiasi provincia padana dove una campagna opaca contende lo spazio ai capannoni e alle villette. È la zona più ricca del bolognese – qui ci sono otto dei primi dodici centri per reddito pro capite - e quella che in percentuale attira più persone. Negli ultimi dieci anni la popolazione dell’area è praticamente raddoppiata, i tassi di crescita demografica fra il +3% e il quasi +10% di Granarolo sono un unicum così come l’aumento del 20% degli stipendi nello stesso periodo. Se da un lato i numeri di questi comuni riflettono la vicinanza alla città e al suo caro affitti, dall’altro raccontano di un territorio che da ormai più di un decennio è oggetto di una trasformazione violenta. Da provincia agricola e industriale queste zone sono diventate parte del tessuto urbano di Bologna e insieme al nuovo status è arrivata anche una concentrazione di ricchezza simile a quella del capoluogo, che questi centri - fino al secondo dopoguerra segnati ancora da una povertà da inizio secolo - non avevano mai conosciuto.

Secondo il report «Pane e azzardo» nato dalla collaborazione fra Federconsumatori e Avviso Pubblico (una rete di enti locali del terzo settore), in questi otto comuni nel 2024 sono stati giocati quasi 350 milioni di euro nei casinò online, più di un quarto di quanto scommesso in tutta la provincia. Per dare un’idea degli ordini di grandezza è come se ognuno dei maggiorenni residenti avesse giocato 3.240 euro. Nell’hinterland sono presenti quattro dei primi nove comuni per giocate pro capite della provincia, sei se si includono anche Budrio e Sant’Agata che non confinano direttamente con Bologna. Sono dati che doppiano quelli della città – a Bologna in media si giocano 1.879 euro a testa – e sono ampiamente sopra i 2.162 euro della media nazionale superando anche quelli di Campania, Sicilia e Calabria, le regioni dove l’azzardo online ha l’impatto maggiore (tutte appena sopra i 3.000 euro giocati a persona).

Se si prosegue nell’analisi dei dati dei singoli paesi si vede come il caso di Zola Predosa abbia dimensioni nazionali. Nel centro all’imbocco della valle del Lavino nel 2024 si sono raggiunti i 133 milioni di puntate online, quasi 9.000 euro a testa per ogni residente maggiorenne. A livello italiano è il secondo dato più alto fra i comuni con più di 10mila abitanti, secondo solo a quello di Castel San Giorgio nel salernitano e immediatamente davanti a Isernia, Patti nel messinese e San Cipriano D’Aversa. «Quella di Zola è un’anomalia difficile da spiegare», commenta Marzio Govoni, presidente di Isscon (Istituto per gli Studi sul Consumo) e di Federconsumatori Modena. E aggiunge: «L’impressione è che ci siano pochi supergiocatori connessi da quel territorio che hanno interesse a mantenere aperto un portale di gioco, probabilmente per far confluire lì alcuni fondi specifici. Prima di tutto questo vuol dire una grande disponibilità di denaro da parte di qualcuno che può essere anche legittima ma di sicuro appare sospetta». Come spiega Davide Dall’Omo, il sindaco della cittadina eletto nel 2019 con il Partito Democratico, il timore è che le puntate a cinque e sei zeri, siano l’evidenza di una rete di riciclaggio di denaro dove ogni giorno spariscono centinaia di migliaia di euro. «Sono a conoscenza della situazione e il mio timore è sempre stato che dietro la mole di giocate online si nascondesse un’attività organizzata. È una situazione che ho segnalato da tempo alla Guardia di Finanza che ha identificato alcuni supergiocatori. Uno in particolare giocherebbe somme totalmente fuori scala anche se le autorità mi hanno assicurato che il suo profilo reddituale sarebbe in linea con le cifre scommesse. Chi ha tanti soldi e li vuole giocare può ovviamente farlo ma se sapessi chi è questa persona magari lo andrei a trovare per convincerlo a utilizzare quel denaro per la comunità». Al di là della burocrazia delle spiegazioni, più si cerca di far combaciare i numeri di Zola Predosa nei casinò online con la presenza di redditi in grado di sostenerli, più aumentano i condizionali e con essi le incongruenze. Secondo gli ultimi dati Istat disponibili nel comune sono residenti solo 249 persone con un reddito superiore ai 120.000 euro annui (tenendo conto anche degli introiti provenienti da attività imprenditoriali), che complessivamente valgono “soli” 52 milioni di euro; troppo poco per giustificare puntate che arrivano quasi a tre volte tanto.

A far crescere i sospetti sull’attività online è anche il tipo di tavolo virtuale su cui finiscono le fiches milionarie. Un altro dei tanti dati anomali è quello dell’incidenza del betting exchange sul totale delle giocate. Il betting exchange è un tipo di gioco d’azzardo che prevede che il banco sia tenuto dagli stessi giocatori, che cambia le probabilità di vincita e che toglierebbe alcuni controlli sulle partite. In un comune in cui, secondo i dati di Isscon, il 90% delle scommesse totali viene piazzato online, questa è di gran lunga la tipologia di gioco più gettonata e raccoglie quasi il 40% degli importi scommessi, circa 60 milioni di euro. Anche il traffico generato dagli indirizzi Ip della vicina Calderara di Reno restituisce dei numeri allarmanti, sia per quanto riguarda il valore delle scommesse online – in media 5.356 euro pro capite l’anno, secondo comune del bolognese - che per l’incidenza del betting exchange. A Calderara addirittura il 70% delle giocate online deriva da questa specialità e non è l’unico dato fuori scala. Gli oltre 200 milioni che da questi due comuni ogni anno vanno ad alimentare i casinò virtuali si traducono praticamente in sole vincite: i tassi di ritorno sulla puntata sono del 98% a Zola Predosa e di oltre il 100% a Calderara. Tradotto, non si perderebbe mai. «Quei due comuni hanno ormai da alcuni anni delle giocate pro capite che sull’online sono simili a quelle di Casal di principe, o di quelle di alcuni comuni del sud Italia con consiglio comunale sciolto per infiltrazioni della malavita organizzata», commenta Massimiliano Vigarani, ricercatore statistico che ha lavorato al report. E aggiunge: «Il betting exchange è già stato indicato da più parti come estremamente infiltrabile e pericoloso. Il rischio è che sia un canale attraverso il quale le organizzazioni criminali possono ripulire del denaro. Se mettiamo insieme le giocate di questo tipo a Zola Predosa e Calderara di Reno, sono due o tre volte quelle di Bologna, dove il betting exchange non arriva al 3% del totale. Chi ha i mezzi, le competenze e il ruolo, dovrebbe indagare sul perché ci sono queste concentrazioni di giocate».

Le centinaia di milioni che ogni anno spariscono sui tavoli da gioco virtuali sono un’anomalia non solo per le cifre ma anche per i tassi di crescita che hanno mostrato. Nella provincia di Bologna il gioco d’azzardo online negli ultimi sei anni è cresciuto in media del 188% passando dal valere poco meno di 400 milioni agli attuali 1,4 miliardi. Anche in questo caso i comuni dell’hinterland aggiornano per eccesso le statistiche del resto della provincia. Nel 2019 le scommesse piazzate nei paesi alle porte di Bologna valevano il 18% del totale provinciale mentre oggi pesano per il 24%. I dati dell’area raccontano di una crescita vertiginosa che, rispetto al precovid, nel 2024 si è tradotta in un aumento del +270%, il doppio di quella di Bologna, “ferma” al +140%. Zola Predosa ancora una volta ha il dato più alto con un aumento di oltre il +350% dal 2019, mentre San Lazzaro è il comune che cresce meno (+170%, +29% solo nel 2024 rispetto al 2023). In mezzo Calderara, Casalecchio, Castel Maggiore, Anzola e Granarolo con variazioni percentuali intorno al +250%. «Quando si guardano i dati dell’azzardo online spesso si dice che la crescita esponenziale sia stata in parte determinata dal Covid - spiega Vigarani - Nel 2020 effettivamente c’è stato il superamento del volume di gioco dei casinò virtuali rispetto a quelli fisici ma in realtà è un risultato che è stato determinato da una precisa politica di investimento dei grossi player del settore partita prima del Covid. L’obiettivo era quello di intercettare i più giovani e possiamo dire senza problemi che, numeri alla mano, ci sono riusciti». Oggi una parte sempre più consistente dei nuovi conti aperti sui siti dei broker ha intestatari fra i 20 e i 40 anni. Secondo i ricercatori di Isscon è una tendenza che è stata determinata dal successo di un’operazione che ha mischiato il marketing al tentativo di rendere sempre più accettato il gioco d’azzardo anche fuori dai suoi canali tradizionali. Continua Vigarani: «Ormai i più giovani imparano a riconoscere i meccanismi dietro le scommesse e a percepirli come familiari. I videogiochi li introducono a sistemi di ricompense e upgrade basati sull’acquisto, la logica non è così diversa da quella di una slot machine. Alcuni titoli la rendono addirittura esplicita integrando un vero e proprio casinò nel mondo di gioco. Se vuoi vincere devi pagare e pagando compri una possibilità di vincere. Durante i nostri interventi nelle scuole per sensibilizzare sul tema ci siamo accorti che oggi un ragazzo delle superiori su sette pensa che l’industria dell’azzardo possa rappresentare uno sbocco lavorativo interessante. È un dato gravissimo». Quando si parla di gioco d’azzardo il rincorrersi delle statistiche nasconde un costo sociale che impatta prima di tutto sulle comunità locali e sulle famiglie. Come ricorda Marzio Govoni, quando si va a quantificare l’impatto delle scommesse in un territorio bisogna considerare anche quanto costa gestire le situazioni di disagio che generano. Come racconta Govoni, «l’impennata dei numeri dell’azzardo si associa anche a una crescita degli accessi ai servizi sociali con richieste di assistenza e contributi da parte dei cittadini che deve far pensare le amministrazioni locali. La salute dei cittadini deve essere al centro di ogni valutazione quando si parla di questo tema, ma la verità è che in molti casi alla centralità del diritto alla salute si è sostituita quella del diritto all’impresa».

L'articolo è tratto dal Quindici n.16 del 26 marzo 2026.