Europa
Christine Lagarde, presidente della Bce (foto Ansa)
«Abbiamo imparato la lezione del '900. Non possiamo trattare tecnologia e geopolitica come fossero separate». Mentre in via San Vitale i manifestanti che volevano satiricamente premiarla come miglior smantellatrice dell'Europa sono stati trattenuti da cordoni di agenti senza grosse difficoltà, la presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde, ha discusso poco lontano, alla Johns Hopkins, del futuro dell'economia globale. Tra le tante personalità venute ad ascoltarla in occasione della "Annual global risk lecture", dedicata all'economista premio Nobel Robert Mundell, c'era anche Romano Prodi. Con lui Lagarde ha scambiato un lungo abbraccio prima di iniziare a parlare.
La presidente non è particolarmente preoccupata per il futuro prossimo, nonostante il recente attacco di Stati Uniti e Israele all'Iran che ha fatto salire il costo dell'energia e causato scompiglio nei mercati: «Monitoriamo costantemente la situazione, ma la nostra politica monetaria è più forte rispetto all'inizio della guerra in Ucraina quattro anni fa. I tassi sono al 2% anziché allo 0 e l'inflazione è sotto controllo».
L'attenzione è stata invece messa sullo scenario più generale del sistema economico mondiale. La tecnologia cui ha fatto riferimento, inestricabile dalla geopolitica, è l'intelligenza artificiale. Uno strumento che sta cambiando profondamente il mondo e lega gli stati in una ragnatela di interdipendenze. Creare modelli di Intelligenza artificiale richiede risorse molto specifiche, necessarie per produrre chip, che sono a disposizione di pochi paesi, Cina in primis. Questo fatto stimola fortemente il commercio internazionale di queste materie prime perché al momento non c'è un'altra opzione: «Produrre in autonomia quello che oggi si compra dall'estero in questo campo costerebbe a uno stato mille miliardi di dollari e farebbe alzare i prezzi fino al 65%», ha spiegato Lagarde. D'altra parte per essere profittevole, con enormi investimenti iniziali, l'IA ha bisogno di un grande bacino di utenti e di un libero passaggio di dati. Se gli stati si chiudessero alla tecnologia estera farebbero collassare questa logica della grande spesa che si ripaga nel tempo.
Lagarde ha ragionato poi su un paradosso: in un momento in cui la cooperazione globale è massimamente incoraggiata dalla tecnologia del millennio, viviamo lo scenario di più alta frammentazione. E man mano che l'intelligenza artificiale cresce questa frammentazione diventa sempre più costosa.
Ma la numero uno della Bce non si è limitata a descrivere i sintomi, ha dato la ricetta per una medicina, definita da lei «cooperazione a più livelli».
Il primo livello è riformare le istituzioni globali. La Banca mondiale, il Fondo monetario internazionale, l'Organizzazione mondiale del commercio. Per Lagarde vanno riparate, non distrutte, poiché pilastri di un ordine globale che sebbene indebolito non è ancora collassato.
Il secondo punto prevede maggiore cooperazione fra alleati: «I legami nati con le catene di approvvigionamento fra stati devono rompere la logica della somma 0 (idea economica in cui le risorse sono limitate e non possono essere generate, quindi il guadagno di qualcuno equivale a un'identica perdita di qualcun altro, ndr). Bisogna arrivare al punto in cui collaborare col vicino sia un'azione che si compie non per filantropia, ma perché è prima di tutto nel proprio interesse vista la forza dei legami».
Il terzo e ultimo livello, il più complesso, prevede un minimo livello di cooperazione anche con i rivali. L'esempio fatto è quello della Guerra fredda, quando Stati Uniti è Unione Sovietica evitarono il conflitto nucleare non tanto per fiducia reciproca, ma per timore delle conseguenze. «La Cina potrebbe causare qualcosa di simile a una guerra atomica nell'economia mondiale se fermasse il suo export di chip. Molte economie statali collasserebbero in settimane», ha avvisato. Fondamentale dunque tenere rapporti proficui seppur minimo anche con i paesi meno vicini.
L'intervento si è chiuso con un altro parallelismo. Nel 1347 i mercanti di una delle grandi Repubbliche marinare italiane, Genova, affrontavano un panorama commerciale pericoloso: acque infestate dai pirati, concorrenza spiegata di altre città, mari ostili. Per non far crollare i propri scambi, i genovesi istituirono la prima assicurazione della storia, dividendo i rischi economici della classe mercantile con tutta la città. Collaborazione e condivisione dei rischi, i due appelli di Lagarde.

I manifestanti in Piazza Verdi con il "premio" per Lagarde (foto di Michelangelo Ballardini)