Finanziaria
Congresso Cna (foto di Andrea Scordino)
«Questa manovra sposta risorse a favore degli investimenti 4.0 e 5.0, quindi verso la grande industria che produce macchinari destinati alle filiere, mentre incide poco verso le piccole imprese e quelle artigiane». A sottolinearlo è Claudio Pazzaglia, direttore generale della Cna Bologna, intervenuto al quarto incontro della Confederazione e ospitato da Cotabo (la cooperativa dei tassisti bolognesi) per discutere insieme alle Pmi e imprese artigiane del territorio bolognese le novità introdotte dalla legge di bilancio 2025.
Tra le misure più discusse con gli artigiani e imprenditori c’è la riduzione dell’aliquota all’Irpef del secondo scaglione, inserita nella finanziaria. La percentuale che viene attribuita al secondo scaglione di reddito viene diminuita dal 35% al 33% per tutelare la fascia di reddito media che va dai 28.000 euro ai 50.000. Un’agevolazione che può portare a un risparmio fiscale pari a 440 euro. Questo tipo di agevolazione secondo Pazzaglia sarebbe però un contentino: «Su un reddito di 29.000 euro l’anno si otterrebbe uno sconto di 20 euro, la detrazione massima dei 440 euro si raggiungerebbe dai 50.000 euro in su. Per i redditi sopra i 200.000 euro – continua Pazzaglia - si arriva alla sterilizzazione, ovvero questa detrazione verrebbe meno». L’associazione, che annovera quasi 10.000 associati (2.500 nell’area sovracomunale di Bologna, mentre nel Comune conta 6.240 confederati ai quali si aggiungono 2.171 pensionati Cna e 2.151 cittadini), evidenzia che la legge di bilancio non ha introdotto le misure sperate, soprattutto nei confronti della micro-impresa, che come ha ricordato Pazzaglia «non ha bisogno di aiuto ma di essere liberata da una serie di catene burocratiche».
Secondo Cna, che ha consultato direttamente le tabelle della camera di Commercio di Bologna, le aziende artigiane sono quelle in affanno. Nel Comune di Bologna, nel 2025, si è registrato un calo di 198 aziende: per 700 nuove imprese nate ci sono 900 che hanno cessato la propria attività, per un totale sceso a 7.581 imprese artigiane attive. Più incoraggianti sono i dati che riguardano l’Intera area metropolitana di Bologna: sono +181 le attività artigiane rispetto al 2024, per un totale di 24.358 realtà attive. I segnali positivi incontrano però delle battute di arresto. Secondo i dati forniti da Cna, l’artigianato impegnato nell’export ha registrato una contrazione del volume d’affari del 7,7% rispetto al 2024. Uno dei motivi va ricondotto alla complessa situazione internazionale, il conflitto russo-ucraino ha ridotto le esportazioni, gli ordini dall’estero sono decresciuti parallelamente del 7,7%. Da contraltare lo fa l’artigianato con focus sul mercato nazionale che è cresciuto dell'1,6%, con un aumento degli ordini provenienti dall’Italia dell'1,8%.
Un bilancio negativo è rappresentato dalle previsioni di crescita, che per le imprese dell’Emilia-Romagna sono ferme al 13,5%, sotto la media nazionale del 15,5%.