Salute
Il tavolo della conferenza stampa (foto di Giulia Goffredi)
Una proposta di riforma del Sistema sanitario nazionale che parte dal basso, capace di salvare un servizio pubblico che rischia di non essere più universalista. Partendo dall’innalzamento del finanziamento pubblico fino al 7,5% del Pil entro i prossimi quattro anni e dall’introduzione di una fiscalità generale basata sul principio di progressività. È questo il progetto della Cgil, che dal 15 maggio inizierà la campagna ufficiale di raccolta firme per un nuovo disegno di legge popolare finalizzato al rafforzamento del Ssn, depositato lo scorso 27 aprile in Cassazione. Un’iniziativa nazionale, nata da lunghi mesi di collaborazione con varie associazioni, che si accompagna ad “Agenda Sanità”, il patto sottoscritto lo scorso marzo tra la Regione Emilia-Romagna e i sindacati uniti di Cgil, Cisl e Uil per fissare le nuove linee del sistema pubblico a livello locale.
«Vogliamo raggiungere un milione di firme – ha dichiarato il segretario generale Cgil dell’Emilia-Romagna, Massimo Bussandri durante la conferenza stampa alla Casa di quartiere Katia Bertasi in via Fioravanti 18/3 – perché, per essere ascoltati in Parlamento, dev’essere una reale proposta di popolo. In un Paese in cui 5,8 milioni di italiani rinunciano alle cure perché non hanno le risorse economiche per aggirare le liste d’attesa troppo lunghe, e di questi quasi 900mila sono nella regione che fa da benchmark del sistema pubblico, cioè la nostra, ci dobbiamo tutti chiedere: la sanità è ancora un diritto universale?». La risposta del sindacato è chiara. E da qui nasce la sua proposta, perché, come ha osservato la segretaria regionale Cgil Marinella Melandri: «Non è più sufficiente denunciare i limiti del sistema sanitario, ma si devono trovare soluzioni alternative, anche per non generare sfiducia nei confronti del servizio pubblico».
Quali sono, dunque, i punti chiave di questo disegno di legge? Per prima cosa delle scelte fiscali diverse, dando priorità assoluta al raggiungimento del 7,5% del Pil – mentre oggi è al di sotto del 6,5% – e rendendo più sostenibile il sistema grazie a una fiscalità generale basata sul principio di progressività, dato che «attualmente l’80% dei redditi soggetti a Irpef proviene dal lavoro dipendente o dalle pensioni», ha sottolineato Melandri. Tra le nuove forme di prelievo, è avanzata anche la proposta di chiedere un contributo maggiore a chi ha più possibilità economiche, ricorrendo a strumenti come una tassa sui grandi patrimoni o dei contributi di solidarietà. Per quanto riguarda il rapporto pubblico-privato, si chiede la destinazione delle risorse aggiuntive a servizi a gestione statale, escludendo nuove esternalizzazioni. E poi maggiori investimenti nelle politiche per la non autosufficienza, la salute sul lavoro e quella mentale, le dipendenze, i consultori e la ricerca, nonché una migliore governance della spesa farmaceutica.
Un punto focale, infine, è un migliore coordinamento del servizio territoriale, al centro anche di “Agenda sanità”, che punta a fare del distretto socio-sanitario l’ambito principale per rilevare i bisogni della popolazione, a partire dalle Case e dagli Ospedali di Comunità. Si propone anche il superamento del rapporto convenzionale per i medici di base, passando a un rapporto di dipendenza per integrarli pienamente negli obiettivi del sistema pubblico. Così come un piano per contrastare l’abbandono delle professioni di cura, introducendo, per esempio, la formazione gratuita per acquisire la qualifica di operatore socio-sanitario.