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Marco Ascione, caporedattore centrale del "Corriere della Sera" (foto concessa dall'intervistato)
«Se da un lato è vero che molte aziende editoriali in Italia e nel mondo sono in crisi, è ancor più vero che l’informazione non è mai stata viva come oggi. Le persone vogliono e hanno bisogno di essere informate, il vero nodo della questione è trovare un modello economico sostenibile». Marco Ascione, giornalista di bolognese, caporedattore centrale al Corriere della Sera, commenta così, a pochi giorni dai festeggiamenti alla Scala di Milano del centocinquantesimo compleanno della testata di via Solferino, l’attuale situazione in cui versa la carta stampata. Non è facile, infatti, celebrare un anniversario di questa portata in un momento in cui, secondo i dati Agcom aggiornati a settembre 2025, sono state 327 milioni le copie vendute l’anno scorso, oltre il 30 per cento in meno rispetto al 2021, quando il numero delle unità arrivava a 467 milioni.
Esiste però una strada, secondo il giornalista del Corsera, per far sì che la stampa sopravviva, rafforzando le vendite online per compensare le perdite sulla "carta": «Bisogna seguire quello che ha fatto il “New York Times”, ovvero inserire un paywall con un tetto massimo di articoli gratuiti da poter leggere. Il “Corriere” lo ha fatto, e l’alto numero di abbonamenti (727 mila secondo quanto riferisce la stessa testata, ndr) è la testimonianza della validità di quel modello. In un’epoca in cui il web è ancora pensato come un’area franca in cui tutto è gratis, bisogna abituare i lettori al fatto che è corretto pagare per leggere un prodotto di qualità». Il “Corriere della Sera”, d’altronde, rispetto agli altri quotidiani, è quello che è riuscito a mantenere per tutta la sua vita, a parte brevi parentesi, il primato di testata più letta in Italia.
Anche il Corsera ha vissuto, però, i suoi momenti difficili, come ricorda Ascione. «Il periodo del fascismo, Che coinvolse l’intera stampa italiana, e lo scandalo della loggia P2 hanno messo a dura prova il “Corriere”, ma anche in quelle occasioni è riuscito sempre a ritrovare sé stesso e il proprio spirito. Come nel dopoguerra, così negli anni Ottanta il giornale è rinato grazie ai suoi giornalisti e ai suoi valori, testimoniando che la forza del “Corriere” è quella di andare al di là dei poteri politici e anche delle stesse proprietà che nel tempo si sono avvicendate». Valori che, secondo il caporedattore, al netto delle condizioni via via mutate dell’Italia e del mondo, sono stati impressi già in quel primo editoriale di Eugenio Torelli Viollier.
«Quell’identità non l’abbiamo mai persa. Oggi il Corriere fa quello che faceva centocinquant’anni fa, rivolgendosi a chi vuole essere informato senza farsi condizionare dal pregiudizio grazie ai tanti punti di vista che abbiamo sempre ospitato nelle nostre pagine. Così come accaduto negli anni con gli articoli di Pier Paolo Pasolini, di Oriana Fallaci, di Tiziano Terzani, per citarne solo alcuni, anche oggi le voci più vive di opinionisti, scrittori e intellettuali del nostro Paese, a volte le voci più distanti tra loro, continuano a far discutere». Per Ascione l’obiettivo rimane, quindi, sempre quello: suscitare dibattito attraverso il racconto della realtà.