gastronomia
L'erbazzone reggiano: la torta di bietole, parmigiano reggiano e lardo (foto Ansa)
È l’erbazzone l’ultimo prodotto a essersi guadagnato la denominazione Igp (Indicazione geografica protetta) in Emilia-Romagna. La torta salata è il simbolo della tradizione contadina reggiana e, oggi, va ad arricchire il paniere Dop (Denominazione di origine protetta) e Igp della prima regione in Europa per le eccellenze agroalimentari. «Parliamo del riconoscimento di una ricetta storica, che la tradizione riconduce addirittura al Medioevo; un cibo quotidiano che racconta il territorio e chi lo vive», ha commentato l’assessore all’Agricoltura Alessio Mammi.
L’Igp – ha continuato – è uno strumento fondamentale per tutelare i prodotti autentici dalle imitazioni, assicurare trasparenza ai consumatori, e sostenere il reddito dei produttori locali. Ma cosa significa esattamente questo riconoscimento? A differenza della Dop, dove tutto il ciclo produttivo deve avvenire in un’area specifica, il marchio Igp certifica che almeno una delle fasi (produzione, trasformazione o elaborazione) sia legata indissolubilmente al territorio d’origine e a una ricetta. Nel caso dell’erbazzone, l’iter partito anni fa con la mobilitazione dei produttori locali e dell’associazione produttori erbazzone reggiano si è concluso in questi giorni di marzo 2026 con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, della preparazione a base di bietole, parmigiano reggiano e lardo.
La Food Valley d’Italia vale, per la sola Dop Economy, 3,9 miliardi di euro; mentre l’intera produzione agroalimentare vale 37 miliardi di cui più di 10 esportati in tutto il mondo. E non è un caso che la gastronomia regionale, ha spiegato ancora Mammi, sia un’opportunità per promuovere turismo, cultura e sviluppo.
Igp e Dop sono sparse per tutta l’Emilia-Romagna, e ingolosiscono gli itinerari di chi attraversa la via Emilia, da Piacenza a Rimini, passando per Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna, Imola, Faenza, Forlì e Cesana. Tra le quarantacinque delizie da gustare la coppa, la pancetta, il salame piacentino. A companatico si abbina spesso il grana padano o il provolone valpadana. Di Rimini non si può dimenticare lo squacquerone di Romagna, meglio ancora se accompagnato con la celebre piadina romagnola.
Parma però è il fiore all’occhiello della Food Valley grazie all’omonimo prosciutto, al culatello di Zibello, fino al parmigiano reggiano e al fungo di Borgotaro, uno dei porcini più pregiati. Non serve ricordare l’erbazzone a Reggio che molti forni e bar preparano anche nella sua versione “montanara”, laddove vengono aggiunti anche riso e ricotta.
A Modena regna l’aceto balsamico tradizionale, oltre al cotechino e allo zampone; dulcis in fondo le rosse ciliegie di Vignola e le amarene brusche. Nel capoluogo emiliano-romagnolo si fa scorpacciata di tigelle e ,ortadella, mentre tra Forlì e Cesena, nel cuore della Romagna la piadina si mangia (pure) con il formaggio di fossa di Sogliano.