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Hanno lasciato le tende sotto i portici dell’Annunziata e si sono trasferiti nei dormitori del Comune alcuni dei senza tetto che da diversi mesi occupavano i portici della chiesa di San Mamolo. Dopo una prima confusione iniziale, quando alcune associazioni, non coordinate con il Comune, si sono presentate ai senza casa per offrire un’alternativa, un primo gruppo degli abitanti dei portici si è poi recato negli uffici comunali e ha accettato il trasferimento per 14 giorni nelle strutture messe a disposizione del Comune per permettere la realizzazione della nuova sede della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna.
Una piccola coda di persone ha affollato in mattinata gli uffici del Servizio Sociale di via Albani. Per loro, i servizi sociali hanno offerto un posto letto nei dormitori della città per due settimane, da rinnovare poi per altri 16 giorni. Una soluzione momentanea, ma che al momento per alcuni di loro resta un’alternativa migliore della tenda in strada.
Tra i primi abitanti dei portici ad accettare la proposta del Comune c’è Lamin, 36 anni, che viene dal Gambia e da dieci anni vive in Italia: «Mi hanno offerto un posto letto per due settimane alla Villetta Mattei», dice stringendo un cappello in mano. Una soluzione notturna che inizierà da stasera per le prossime 14 notti: «Al dormitorio finalmente potrò fare una doccia la mattina e così sarà anche più facile trovare lavoro», racconta, spiegando tutte le complicazioni legate alla vita in strada. «Non sono stato sempre un senza tetto. Prima di finire in strada – prosegue Lamin – lavoravo come aiuto cuoco. Poi il contratto è scaduto. Ho preso la disoccupazione fino a dicembre 2025». I portici di via San Mamolo sono diventati la sua nuova casa da fine marzo 2025, quando è terminato il piano freddo, il programma di accoglienza per le persone senza fissa dimora avviato dal Comune di Bologna.
In compagnia di Lamin c’è anche un giovane di 23 anni, si chiama Sedu, cittadino della Guinea che da cinque anni vive in Italia: «Per me la proposta del Comune è attiva da domani; non sarò nello stesso dormitorio di Lamin, andrò al Centro Beltrame. Anche a me hanno offerto 14 giorni con la possibilità del rinnovo». Sotto i portici manca la sicurezza e il dormitorio è già un passo avanti: «Nelle tende ci rubano tutto, non siamo tranquilli. Gli assistenti sociali mi hanno fatto l’abbonamento per l’autobus e così posso raggiungere il dormitorio».
L’incertezza del rinnovo però non toglie l'ansia a chi già da stasera andrà nei dormitori: «Ho paura di lasciare il materasso sotto i portici – spiega un po' preoccupato Lamin - perché se poi non arriva il rinnovo non voglio che venga preso da qualcun alto o buttato».
Dall’Asp intanto assicurano che la permanenza minima nei dormitori sarà di un mese: «Il rinnovo è soltanto una misura organizzativa – dice l'ufficio stampa Asp – perché probabilmente decorsi i 14 giorni verranno spostati in altri dormitori». Una volta entrati nelle strutture saranno poi presi in carico dai servizi sociali: «Per cercare lavoro – prosegue Asp – potranno fare riferimento anche agli operatori con cui hanno parlato questa mattina. L’importante è la presa in carico ai servizi sociali per la prima volta di queste persone».
Lamin e Sedu hanno accettato con molti dubbi e incertezze il posto letto momentaneo. Lasciano gli uffici, hanno fame. Vanno a mangiare alla Cucina popolare in via dello Scalo. Perché in città c'è anche chi aiuta i senza tetto e chi non riesce a procurarsi da mangiare.