Metalmeccanica
Sciopero metalmeccanici in Emilia-Romagna (foto Ansa)
In Emilia-Romagna la situazione tra le imprese metalmeccaniche non sembrerebbe migliorare, anzi resta complessa. «Il dato che per noi misura lo stato di salute della metalmeccanica è il numero di ore di cassa integrazione, e la tendenza purtroppo è in aumento rispetto agli scorsi mesi», spiega Primo Sacchetti di Fiom Cgil Bologna.
Se da una parte in Emilia-Romagna alcune vertenze si sono chiuse con accordi sindacali, altre restano aperte. Tra le crisi risolte rientrano BorgWarner e Laffert a Reggio Emilia, dove si è arrivati a un’intesa con le organizzazioni sindacali, così come Sacim, che è rientrata dalla fase di difficoltà. Anche Berco ha trovato una soluzione contrattuale che ha evitato i licenziamenti. Si è invece chiusa con un accordo, ma con la cessazione dell’attività, la vertenza Tramec, accompagnata da incentivi all’esodo e da percorsi di ricollocazione occupazionale. Restano aperte diverse situazioni di crisi. KV di Ravenna continua a utilizzare la cassa integrazione, così come Metasystem e Bipress, dove gli ammortizzatori sociali restano lo strumento principale per reggere la fase di difficoltà. Critica la situazione alla Maserati, dove «si continua a ricorrere agli ammortizzatori sociali in attesa di soluzioni concrete».
Ma il punto debole rimane sicuramente la Gaggio Tech, definita dallo stesso Sacchetti «la mia croce». «Siamo all’ultimo salvagente, la cassa integrazione per cessazione. Ad oggi non si è manifestato alcun interesse per l’acquisizione dello stabilimento e il rischio concreto è che 90 lavoratori perdano il posto di lavoro», continua il sindacalista.
Per quanto riguarda i dazi, Sacchetti ad oggi non percepisce quell’effetto temuto: «Credo che abbiano inciso prevalentemente sull’agroalimentare, quindi pasta, carni, vini. Nel nostro settore metalmeccanico la crisi riflette quello che sta accadendo nel mondo, ma non si può attribuire al tema dei dazi».
Più rilevanti, invece, sono le conseguenze che la crisi della Germania produce sul nostro territorio con effetto a cascata, in particolare del comparto automotive: «Questo ha prodotto conseguenze anche nella nostra regione - sottolinea Sacchetti - soprattutto sull’indotto legato ai grandi player tedeschi, a partire da Volkswagen. Le crisi che abbiamo oggi nel settore automobilistico sono prevalentemente legate all’indotto tedesco e alle scelte ormai scellerate di Stellantis». Nonostante la diffusione negli scorsi giorni, di previsioni più ottimistiche che vedrebbero la Germania protagonista di una ripresa economica nel 2027, lo scenario non è dei migliori secondo il sindacalista: «C’è discrepanza tra quello che dice il Governo e quello che sta realmente accadendo in Germania. I dati che arrivano oggi non ci consegnano una fase di crescita, né indicano che questa sia imminente. Se la Germania dovesse tornare a crescere nei volumi produttivi, inevitabilmente gli effetti sarebbero positivi anche qui. Ma oggi questa prospettiva non è ancora supportata dai numeri».