Il decennale
Umberto Eco (foto dell'ufficio stampa Apt Emilia-Romanga)
Ha preso il via oggi (18 febbraio) - in occasione delle celebrazioni per il decennale dalla scomparsa di Umberto Eco - la maratona digitale mondiale di 24 ore “Eco Eco Eco – A World-Wide Talk for Umberto”, un lungo dialogo internazionale che attraversa fusi orari, lingue e discipline per restituire la vitalità del suo pensiero. Un omaggio accademico sì, ma anche un momento corale di memoria e confronto, in grado di far emergere la profondità intellettuale e l’umanità di una figura che ha segnato la cultura contemporanea.
A mezzogiorno di questa mattina, sul canale YouTube della Fondazione Umberto Eco, è partita la lunga diretta che terminerà domani, 19 febbraio, alla stessa ora. Ad inaugurare l’evento un video messaggio di Carlotta Eco, figlia dell’intellettuale e vicepresidente dell’Associazione Umberto Eco. La prima tappa sono state le isole Fiji da dove Samantha, cittadina di Suva, ha dato il via alla maratona leggendo passi delle opere di Eco.
Poi hanno preso parola gli abitanti di Monte Cerignone, paese in provincia di Pesaro Urbino e luogo del cuore di Umberto Eco, che qui trascorreva diversi mesi l'anno per scrivere e studiare. «Era un gran signore, buono, mi capiva in tutto nel suo silenzio. Non parlava molto, mi manca tanto», o ancora «non sono d’accordo con questi dieci anni di silenzio, ma erano le sue volontà». Ricordi più intimi raccontati in parole semplici, frasi che restituiscono a pieno l’essenza del rapporto che aveva con chi l'ha conosciuto da vicino.
Il racconto si sposta poi sugli anni della giovinezza con il musicista Gianni Coscia, che ricorda l’amico dai tempi del ginnasio: «Era più preparato di altri, aveva letto molti libri. Aveva un senso dell’umorismo incredibile. Era appassionatissimo di musica, insieme abbiamo scritto tante canzoni tra cui “La radio a tarda sera” e lui si firmava “Umberto a tarda sera”, ricorda l’amico mentre intona, con la chitarra in braccio, la loro composizione».
L’artista Tullio Pericoli racconta invece il volto di Eco, e torna con la memoria a quando in occasione del suo sessantesimo compleanno gli regalò una “ministoria” composta da 60 raffigurazioni del suo volto, una per ogni anno di vita. «Avevo famigliarità con i dettagli del suo volto, perché per tutti i ritratti di lui che ho realizzato per giornali e riviste, lo conoscevo a memoria», per poi concludere con un affettuoso saluto: «Ciao Umberto».
Anche Roberto Grandi, allievo di Eco e professore Ordinario di Comunicazione, ha partecipato al ricordo del suo professore. Lo ha fatto chiedendo idealmente all’intellettuale, «Chi avresti voluto invitare a questa maratona?» e si è dato una risposta: sicuramente l’Intelligenza artificiale. «Così anche l'IA ha dato il suo contributo scrivendo un discorso su di te (rivolgendosi direttamente a Eco), racchiudendo quello che hai fatto e quello che sei stato. Ciao Umberto da me e dall’IA, che ci tiene a farti sapere che sta ancora cercando di interpretarti».