il quindici
(foto dal sito della casa editrice Einaudi)
Immaginate di essere su un’auto sportiva. Nuova, intonsa, metallizzata. Siete seduti sul sedile del passeggero, il pilota accende il mezzo e inizia a mandare su di giri il motore. Lo sentite vibrare sotto il cofano, percepite la potenza meccanica che vi circonda, vi preparate allo scatto in avanti che la macchina farà alla partenza e pregustate già il viaggio a tutta velocità. Invece non succede. L’auto parte forte è vero, un’accelerazione bruciante, ma fa 100 metri senza andare oltre la terza e poi accosta. “Ma come, tutto qui?”, vi chiedereste sicuramente. L’ultimo libro di Niccolò Ammaniti è così. Il Custode crea un contesto lungo 130 pagine per una storia che poi si risolve in 30. Un racconto che sembrava poter avere un respiro molto più ampio, ma che appunto accosta e ti fa scendere subito. Breve non significa brutto o mal riuscito, Ammaniti sa fare bene il suo lavoro, soprattutto quando gioca con gli schemi narrativi a lui più congeniali: l’identità, le comunità piccole e dimenticate, il segreto. E nel desolato inverno di Triscina quello che nasconde in bagno la famiglia del protagonista, Nilo Vasciaveo, è antico e pericoloso. Agli affezionati lettori dell’autore potrebbe suonare tutto ridondante. Un segreto nascosto come in “Io non ho paura”, la ricerca di sé come in “Io e te”, ma l’elemento di rottura c’è, il soprannaturale, il mitologico. Ammaniti poi eccelle sempre nel raccontare i suoi personaggi, tratteggiandoli con i gesti, le reazioni, le parole che usano. Nilo è un ragazzino a tutto amore, alla scoperta di un mondo esterno che ha fatto irruzione nella sua realtà, ma ancora incapace di gestire le emozioni nuove che gli suscita. Il peccato principale rimane un palcoscenico troppo stretto per dare il giusto spazio a tutte le vicende, riducendo tutti i comprimari a leve della trama per mettere in moto gli eventi. Soprattutto se si pensa alla conclusione del romanzo, che più che una fine sembra la rampa per un decollo che non arriva.
La recensione è stata pubblicata nel n.19 di "Quindici" del 7 maggio 2026