Museo dei Bambini
Il presidio al Parco Don Bosco contro le scuole Besta (foto Ansa)
Gli alberi a Bologna non si toccano. Se lo ricordano i genitori e gli insegnanti del Comitato Besta, che dopo mesi di proteste e di occupazione, con tanto di tende e barricate improvvisate, sono riusciti a far desistere il sindaco Matteo Lepore dalla decisione di costruire le nuove scuole medie nel parco Don Bosco, salvando una trentina di alberi. Ma se lo ricordano anche i cittadini che, ormai quindici anni fa, nel 2011, si sono indignati per l’intervento di restyling di Piazza Minghetti, che portò all’abbattimento di alcuni alberi di pregio, tra cui una magnolia rosa e dodici pruni, per consentire la vista dei palazzi delle Poste e della Cassa di Risparmio dopo accurati restauri.
Giorni e giorni di contestazioni, presidi, assemblee pubbliche sui prati. Che nella maggior parte dei casi hanno costretto il Comune a cambiare idea sui suoi progetti urbanistici. Fu così nel 2018, quando gran parte del verde spontaneo dell’area ex-militare dei “Prati di Caprara”, nei pressi dell’Ospedale Maggiore, fu preservata dopo le mobilitazioni del comitato civico “Rigenerazione no speculazione”, che impedì la costruzione di edifici residenziali e di una nuova scuola, organizzando, tra le altre cose, un picnic simbolico per denunciare il disboscamento previsto nell’area. Oppure, tornando ad anni più recenti e a temi ancora caldi, le manifestazioni di Legambiente e del comitato di quartiere “No sottopasso Ferrarese” contro l’abbattimento di 22 platani secolari nel quartiere della Bolognina, all’altezza tra via Mazza e via Bolognese, dove sarebbe dovuta passare la linea verde del tram. Le più grandi mobilitazioni cittadine furono il flashmob a ottobre 2023 e poi il sit-in sotto le piante a gennaio 2024, che alla fine convinsero il Comune a modificare il tracciato della tramvia e a rinunciare al sottopasso inizialmente progettato.
Gli scontri al Parco Mitilini, Moneta e Stefanini del quartiere Pilastro, insomma, sono l’ultimo tassello di un mosaico più grande e che affonda le sue radici lontano. E anche se ormai gli alberi, e le loro radici, sono già stati tagliati, resta da capire se la vicenda si chiude qua.