Tecnologia
I droni esposti negli stand alla fiera Dronitaly (foto di Andrea Scordino)
Negli ultimi conflitti armati da strumenti al servizio dell'utilità sociale, i droni sono diventati protagonisti del campo di battaglia. Dall’Ucraina al Medio Oriente, si tratta di una tecnologia che trova sempre più applicazioni nel mondo civile - dalla sicurezza al monitoraggio del territorio, all'agricoltura fino alla ricerca e soccorso e alle consegne sperimentali- ma che è capace di rendere la guerra più economica, addirittura a basso costo, difficilissima da intercettare. È proprio questo doppio volto dei droni a essere presente a Dronitaly, la manifestazione internazionale dedicata ai droni civili e professionali che torna a Bologna per la sua undicesima edizione. Una fiera che ospita 61 espositori internazionali per un mercato da miliardi di euro che per l'Italia vale 170 milioni: da paese produttore siamo diventati rivenditori di droni asiatici a più basso costo.
All’evento non mancano i produttori specializzati negli ambiti della sicurezza dual use: sia urbana e in campo militare. Terjin è una società tecnologica cinese specializzata nello sviluppo di sistemi di rilevamento, identificazione e neutralizzazione di droni. L’azienda lavora soprattutto su tecnologie basate sull’analisi dello spettro radio e dei segnali Rf per individuare Uav (unmanned aerial vehicle; in italiano "velivolo aereo senza pilota") e i loro operatori; si propone come interlocutore ideale per le forze armate e la sicurezza nazionale. Anche l’azienda rumena BraveX ha un suo stand. Questa realtà costruisce droni industriali a lunga autonomia, per missioni su lunga distanza come ad esempio la sorveglianza dei confini, il monitoraggio di grandi aree e supporto alle operazioni militari e di sicurezza pubblica. Assente all’evento Leonardo, che resta l’unica azienda italiana deputata per la produzione di droni nell’ambito della difesa militare.

Shell vuoti inerti utilizzati per armare i droni nei conflitti (foto di Andrea Scordino)
Ma di italiani competenti ed esperti non ne mancano al Dronitaly, uno di questi è Tullio Iaria, direttore di Fid (Fabbrica italiana droni). L’azienda, istituita nel 2010, conta 30 piloti specializzati e 14 ingegneri e opera soprattutto nei campi della consulenza tecnica, delle riprese aeree e dell’innovazione Uav per applicazioni professionali. «Siamo qui per rappresentare l’azienda – dice Iaria – e sensibilizzare sull’uso corretto dei droni». Fid è una realtà già accreditata con Usic (il sindacato nazionale dei carabinieri) per il riconoscimento da parte dell’Arma di corsi di pilotaggio droni. Nello stand sono esposti gli shell vuoti inerti (gli armamenti utilizzati per armare i droni per le operazioni militari), utili per capire come si evolve lo scenario di guerra. «Un drone utilizzato in un conflitto può arrivare a pesare più o meno mezzo chilo. Con un dispositivo da 800 euro posso recare un danno a un’attrezzatura di 10 milioni – sottolinea Iaria, che prosegue – L’industria bellica ha capito che il vero danno della guerra è rappresentato dalla perdita economica, ancor più delle perdite umane». Ricaricare uno shell in effetti costa davvero poco, all’incirca 15 euro, una cifra esigua se si considera l’entità dei danni che si può fare. L’innovazione tecnologica dei droni è rappresentata dalla capacità di sfuggire ai sistemi di difesa. Accanto agli shell anche un dispositivo per un drone con un cavo a fibra: «Con questo strumento – dice Iaria – non ho più traccia del segnale radio, ma solo un segnale che passa per questa piccola antenna, riuscendo così a bucare i sistemi di difesa aerei».
Non solo l’utilizzo in ambito militare e offensivo, i droni sono ottimi strumenti che nelle mani delle forze dell’ordine garantisco un’elevata efficienza nella sicurezza urbana. Carlo Licursi, segretario regionale Usic con delega alla provincia di Bologna, ne conferma l’efficienza: «L'Arma dei carabinieri, come anche la protezione civile, li adotta sui sistemi di controllo e pattuglia del territorio». L’impiego dei droni nelle ricerche permette di ridurre drasticamente il numero delle ore di lavoro: «Un’ora di volo di un drone – spiega Licursi – equivale a circa otto ore di ricerche a piedi». Dispositivi rivoluzionari per il lavoro delle forze dell’ordine che mostrano risultati sorprendenti quando vengono adoperati. «Spero che in futuro la politica investa di più in questa tecnologia», si augura Licursi.
L’Arma intanto ha già iniziato a implementare questi dispositivi: «Sono molti i carabinieri che hanno investito in formazione a livello privato», conferma Alessandro Ligorio, anche lui del sindacato Usic. L’utilizzo dei droni varia in base agli scenari d’azione, per questo è importante avere una formazione adeguata: «Gli scenari su cui si opera con i droni sono due – continua Ligorio – gli Eu Sts 01 sono quelli in cui si opera nelle zone urbane, mentre gli Eu Sts 02 sono quelli in cui si opera in campo non urbano ed è pensato per missioni su distanze più lunghe.
I vantaggi dell’utilizzo dei droni vanno oltre l’efficienza dei risultati: «Un elicottero in volo costa circa 110 euro al minuto – sottolinea Ligorio – con un drone non si raggiungono cifre simili, in più è uno strumento molto versatile e trasportabile specialmente per il controllo del territorio, dove un occhio dall’alto fa sempre comodo».
Quello dei droni si afferma come un mercato in forte crescita. Secondo Nicola Nizzoli, presidente di Assorpas, l’associazione italiana per i "Light Rpas", in Italia il settore vale circa 170 milioni. Gli investimenti aumentano di anno in anno, ma nella penisola si contano ancora pochissime aziende produttrici: «Parliamo di qualche decina – specifica Nizzoli - perché moltissimi costruttori hanno optato per abbandonare una costruzione propria per rivendere mezzi prodotti specialmente in Asia».
Tra le regioni più attive spicca l’Emilia-Romagna: «Qui le realtà produttive sono circa una mezza dozzina – dice Nizzoli - con un centinaio di lavoratori impiegati nell’indotto e con almeno 300 piloti registrati e più di 100 operatori». Come testimoniano gli stand presenti alla manifestazione, i campi di applicazione sono davvero tanti: dalla fotografia, all’agricoltura, alle ispezioni di edifici fino ad arrivare alla difesa. Sono proprio queste realtà con un core business focalizzato sulla difesa che hanno margini di crescita più elevati. I droni sono un'arma sempre più utilizzata perché sfuggono ai sistemi di difesa, sono piccoli, veloci e costano di meno; la guerra in Ucraina e i diversi scenari bellici aperti in Medioriente, Gaza, Iran in particolare, ne sono la prova. Non hanno persone a bordo e spesso e volentieri la loro dimensione non viene rilevata da radar e dai sistemi di difesa. «Bisogna un po' abituarsi a questa nuova forma di guerra – prosegue con rammarico Nizzoli – che sarà sicuramente quella che prenderà più spazio nel prossimo futuro, perché ovviamente ha un impatto zero dal punto di vista di chi comanda e chi controlla questi sistemi».