Sanità

Michele de Pascale, presidente della Regione Emilia-Romagna (foto di Ludovica Addarii)

 

Michele de Pascale spera, anzi "sogna", una intesa bipartisan sulla legge sul suicidio assistito. «Il mio auspicio - dice il presidente dell'Emilia-Romagna  - è che anche da parte della minoranza ci possa essere comprensione di cosa stiamo facendo in termini di legislazione, del fatto che potrebbe essere anche una legge trasversale, cioè col consenso di tutta l'Assemblea legislativa. Forse è un mio sogno, però diciamo che è bello anche sognare».

Secondo de Pascale, la norma non introdurrà nuovi diritti né modificherà i criteri di accesso già definiti dalla Corte costituzionale, ma avrà l’obiettivo di dare «copertura legislativa» a un iter oggi regolato da atti dirigenziali approvati durante il secondo mandato di Stefano Bonaccini. «Noi non stiamo decidendo chi avrà diritto al suicidio medicalmente assistito o in che tempi – spiega – ma semplicemente come le scelte attuate a livello centrale trovino applicazione nelle nostre aziende sanitarie in maniera chiara, trasparente e omogenea».

Il presidente sottolinea come la maggioranza regionale stia affrontando il tema «con serietà e senso di responsabilità», pur riconoscendo l’importanza del pluralismo interno su una materia eticamente sensibile come questa. Da qui l’invito rivolto anche alla minoranza a sostenere un testo che, nelle intenzioni della Giunta, non entra nel merito delle convinzioni culturali o religiose, ma si limita a regolamentare l’applicazione delle indicazioni della Consulta.

Per i cittadini, aggiunge de Pascale, «non cambierà praticamente nulla rispetto a quanto avviene già oggi. Il paziente che intende fare richiesta dovrà continuare a rivolgersi alla propria Azienda sanitaria locale, che trasmetterà l’istanza a una commissione scientifica incaricata di verificare il possesso dei requisiti previsti dalla normativa ricavata dalla Corte costituzionale attraverso le leggi vigenti». La differenza sarà soprattutto sul piano della trasparenza istituzionale. «Una procedura organizzativa che oggi è regolata da un atto del direttore generale diventerà legge dell’Emilia-Romagna», afferma. Questo garantirà, secondo de Pascale, maggiore chiarezza e stabilità, evitando modifiche rapide tramite semplici atti amministrativi: «Il processo legislativo prevede audizioni e il coinvolgimento della comunità; quindi, il livello di trasparenza sicuramente cresce».