Salute
Il presidente della Regione Emilia-Romagna Michele De Pascale (foto Ansa)
«L’attuale situazione della sanità a livello nazionale è drammatica e anche qui in Emilia-Romagna, la regione più virtuosa in Italia, la casa sta crollando». È questo il commento con cui il presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, ha aperto il suo intervento alla tavola rotonda della Cgil dedicata alla nuova proposta di legge a sostegno del Sistema sanitario nazionale e ad “Agenda Sanità”, il patto sindacati-Regione per fissare le nuove linee del sistema pubblico locale.
«In questo momento siamo tutti candidati a essere ricordati come la generazione che farà un passo indietro rispetto alla precedente relativamente alla legge che nel 1978, trent’anni prima della Costituzione, ha istituito il Ssn. Davanti a noi possono esserci altrettanti anni in cui si torna indietro. Già oggi milioni di persone rinunciano alle cure e andando avanti così, ogni anno ne avremo sempre di meno, mentre sempre più persone attiveranno un’assicurazione privata».
Quali sono, allora, gli imperativi per poter invertire una tendenza che sembra essere diventata irreversibile? «Ci sono due condizioni imprescindibili», continua De Pascale. «La prima è arrivare a un finanziamento pubblico pari al 7,5% del Pil entro cinque anni». Un obiettivo che è condiviso con il disegno di legge della Cgil. «Il Governo Meloni ha attuato i documenti di programmazione del Governo Draghi, ma la vera sfida è riuscirci tra cinque anni. Durante il Covid eravamo capaci tutti», è la sua stilettata a Palazzo Chigi. La seconda è quella per contrastare il calo del numero dei professionisti sanitari. Il presidente prosegue: «Dobbiamo riscrivere i profili professionali, rivedendo le lauree magistrali, aumentando le retribuzioni e cambiando le carriere. Dire che un infermiere oggi ha un salario giusto in Italia è una vergogna». E i dati del 2024 lo confermano: «mentre i medici sono aumentati, gli infermieri sono calati, perché non si trovano», aggiunge De Pascale.
L’Emilia-Romagna è e resta un modello per la sanità in Italia, ricco di eccellenze e dove «chiunque, assicurato e non, viene portato dall’ambulanza nello stesso ospedale, ma in molte altre regioni stanno già iniziando a fare la distinzione tra i due», conclude il presidente. Ma, così come stanno le cose, non si può andare avanti all’infinito. E il fatto che per raggiungere il pareggio del bilancio sia stato necessario attingere a contributi regionali, con provvedimenti come quelli dei ticket sanitari, non fa che confermare questi timori.