Il Quindici

"Ah! La povera anguria dell'estate" di Mattia Moreni (foto di Riccardo Ruggeri)

 

Incisioni, spatolate dense, uno sguardo sulla poetica informale e poi un’anguria, allegoria della decadenza umana e del fragile rapporto tra eros e thanatos. È da questo snodo che si accende la tensione nella mostra “Mattia Moreni. L’antologica di Bologna, 1965”, che riunisce nella project room del MAMbo undici opere già presentate nell’omonima rassegna curata da Francesco Arcangeli, storico dell’arte e amico dell’artista. Un’ immersione totale nella pittura di Mattia Moreni, autore capace di spingere la materia fino al limite, fino a sfidare l’immaginario seducente della Pop Art (visitabile fino al 31 maggio). Il percorso si apre con “Il giardino delle mimose”, porta d’ingresso alla stagione dell’astratto-concreto e all’esperienza nel gruppo degli “Otto”, quando la forma cerca ancora un equilibrio tra struttura e impulso. Poi la superficie si ispessisce, si lacera, sconfinando nello stile informale di opere come “Nuvola Bianca” e “Un uomo che cade”, fatte di pennellate corpose e segni incisi capaci di trattenere l’inquietudine del pittore pavese, che vive il dipinto come un corpo a corpo, un atto faticoso e necessario per trasfigurare la realtà e il suo disagio. Arrivano poi i “cartelli”, segnali inquieti e minacciosi ritratti in tele come “A tutti i maldestri del mondo: amitié” e “Il vento nel campo come sempre”, metafore di un conflitto esistenziale e del tortuoso binomio che segna l’aggressione dell’uomo sulla natura. Una fase da cui emergono le angurie, che qui chiudono il percorso e rappresentano la decadenza umana, in bilico tra amore e distruzione. Un simbolo che sfida anche i canoni dell’arte di quel periodo, provocando con l’immagine vitale di un frutto appetitoso il palato di un pubblico già assuefatto alla retorica del consumismo ritratto da Andy Warhol. Riletta oggi, quell’antologica appare come un gesto controcorrente, perché nel momento in cui l’immagine si faceva merce, Moreni ne rivendicava il peso e la responsabilità.

 

  • L'articolo è stato pubblicato sul numero 15 di Quindici del 12 marzo