Europa League
Ollie Watkins e Federico Bernardeschi in un duello al Dall'Ara (foto Ansa)
«Stasera ci vorrebbe un’impresa colossale ma nel calcio nulla è impossibile. È bello che Bologna sogni». A dirlo è il giornalista e scrittore Giorgio Comaschi a poche ore della sfida tra Aston Villa e Bologna per il ritorno dei quarti di finale di Europa League.
A Birmingham serve una vera impresa. Dopo il 3-1 subito all’andata al Dall’Ara, la squadra di Vincenzo Italiano è chiamata a ribaltare un risultato pesante: servono almeno due gol di scarto per portare la sfida ai supplementari, tre per qualificarsi direttamente. Un compito complicato che il tecnico rossoblù ha definito una «mission impossible» anche perché l’Aston Villa non ha mai perso in casa in Europa ed è guidato da un grande specialista della competizione come Unai Emery.
Il Bologna arriva all’appuntamento con assenze pesanti – da Lucumí a Dallinga, fino a Skorupski – e con diversi dubbi di formazione. Italiano ha ribadito la volontà di non snaturare la squadra, puntando su equilibrio e identità, ma resta l’interrogativo: servirà più coraggio fin dall’inizio o una gestione più lucida della partita? Ne parliamo con Comaschi.

Il giornalista bolognese Giorgio Comaschi (foto Ansa)
Contro l’Aston Villa il Bologna ha l’ultima chance per andare avanti in Europa. Partendo dal 3-1 dell’andata, è davvero una sfida impossibile?
«La missione è assolutamente difficilissima, ma nel calcio niente è impossibile. Ci vorrebbe davvero un’impresa colossale. L’Aston Villa è di livello superiore, c’è poco da fare. Però queste sono partite da giocare con leggerezza, senza troppe illusioni: a volte è proprio lì che può succedere qualcosa. Devi vincere 2-0 per andare ai supplementari, quindi sulla carta è quasi impossibile… ma è bello che Bologna sogni».
Restando in tema, chi può essere il Tom Cruise della partita?
«In questo momento direi Jonathan Rowe, perché è quello che l’Aston Villa teme di più. Però sarebbe bello che il protagonista fosse proprio Riccardo Orsolini, che sta ritrovando condizione e gol: sarebbe perfetto vederlo decisivo in una serata così».
La convince l’idea di un assetto molto offensivo oppure contro l’Aston Villa rischia di essere troppo pericoloso?
«Secondo me partire all’assalto subito può essere un errore. Se ti scopri troppo, rischi di prendere gol in contropiede e la partita finisce lì. Io andrei più cauto all’inizio, cercando di capire come si mette la gara, e poi eventualmente cambiare ritmo dalla mezz’ora in poi».
Capitolo Orsolini: meglio titolare o arma a partita in corso?
«Dipende dalle sue condizioni in allenamento, solo Italiano lo può sapere. Però, per caratteristiche, Orsolini non è uno da 90 minuti: è uno da mezz’ora, quaranta minuti ad altissimo livello. Io me lo giocherei a partita in corso. Bernardeschi, ad esempio, ti dà più gestione e tiene meglio il pallone».
Senza Dallinga che non è convocato per infortunio, Castro resta l’unica vera punta. Rischia gli straordinari?
«Per forza, anche perché è di un altro livello rispetto agli altri. Ma a lui non dispiace. È un lottatore, uno che fa il suo ‘rodeo’ contro i difensori. A me piace tantissimo per questo spirito».
Guardando agli inglesi, chi è il giocatore più pericoloso?
«Non ce n’è uno solo, sono tutti forti. Ma quello che mi preoccupa di più è il loro allenatore, Emery: è bravissimo a leggere le partite, sa aspettare il momento giusto e lo ha dimostrato anche all’andata».
In una frase, qual è la chiave per provare davvero l’impresa?
«Purtroppo la chiave è semplice: vincere tre a zero. Il due a zero ti porta ai supplementari, certo, ma per fare davvero la storia serve qualcosa di straordinario. A me piacerebbe arrivare ai rigori così tutti sarebbero costretti a tifare Ravaglia».