Reazioni
Stefano Cavedagna, foto tratta dal suo sito
La sentenza del tribunale amministrativo regionale dell’Emilia-Romagna che dichiara illegittima Città 30 ha fatto esultare esponenti del centrodestra a tutti i livelli dell’amministrazione pubblica, comunale, regionale e nazionale.
Matteo Di Benedetto e Cristiano Di Martino, capogruppo e segretario della Lega Bologna, auspicano che la decisione del Tar sia solo un primo passo e che il sindaco Lepore risponda davanti alla Corte dei conti per danno erariale: «Siamo amministrati da persone che non hanno idea di quello che fanno e sprecano soldi pubblici. Chiediamo le dimissioni del sindaco vista la sua inadeguatezza e il fallimento del suo progetto ideologico e costoso».
Dalle file di Fratelli d’Italia ha espresso soddisfazione e ribadito il punto uno dei primi sostenitori del ricorso, l’eurodeputato meloniano Stefano Cavedagna: «Non si possono imporre i 30 chilometri orari in modo generalizzato in quasi tutta la città. La legge è chiara: i limiti sotto i 50 chilometri orari vanno motivati strada per strada, con dati e istruttorie serie. Lepore ha forzato l'articolo 142 del codice della strada solo per motivi ideologici». Conclude poi con un monito: «Bologna non è un laboratorio ideologico della sinistra e non è il feudo della giunta Lepore, è una città libera e noi saremo sempre a sostegno dei cittadini perbene».
Esulta per la liberazione dei bolognesi dalle catene di un provvedimento estremista anche Marta Evangelisti, capogruppo di Fratelli d'Italia in Regione Emilia-Romagna, aggiungendo che a vincere oggi è stata Bologna.
«Finalmente il ricorso promosso dal nostro partito è stato accolto dal tribunale amministrativo - ha esordito il deputato bolognese Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera - evidenziando che il Comune di Bologna ha agito illegittimamente e al di fuori delle proprie competenze. Rinnoviamo la disponibilità a parlare di sicurezza stradale seriamente e senza operazioni fuorvianti e propagandistiche. Dispiace solo che ci siano voluti due anni prima di questa decisione dei giudici amministrativi».
Infine è il ministro dei trasporti Matteo Salvini, nemico dal primo giorno di Città 30, a rallegrarsi: «Le zone 30 andrebbero usate per proteggere determinate aree sensibili, è con provvedimenti di buonsenso che si garantisce la sicurezza stradale a cui siamo attenti. Il nuovo codice della strada approvato l’anno scorso lo testimonia».