il quindici

La maglia nera per i furti in casa va a Bologna, seguita da Firenze e Venezia (foto generata dall’Ai)

 

Nelle case dei bolognesi il numero di furti è salito nel 2024, più che in altre città. In tutta Italia lo scorso anno le “visite” dei ladri in appartamento hanno registrato un aumento significativo, ma sembrano essere le grandi città quelle maggiormente colpite, con una media nazionale di sette abitazioni su mille che subiscono un’effrazione. Confabitare (un’associazione nata in città nel 2009 e dedicata alla tutela e alla valorizzazione della proprietà immobiliare), in collaborazione con la Questura di Bologna, ha osservato l’espansione del fenomeno in tutto il territorio nazionale e ha segnalato gli incrementi degli episodi di furto nel 2024 rispetto all’anno precedente.

La maglia nera va proprio a Bologna, che ha conquistato il record negativo, con un incremento del 29,2% rispetto al 2023, seguita da Firenze (+28,3%) e Venezia (+27,8%). Il furto in abitazione rappresenta una delle forme di criminalità più temute dai cittadini. A differenza di altri reati, infatti, chi entra nelle mura di casa colpisce direttamente la sfera privata delle persone e contribuisce a diminuire la percezione di sicurezza degli abitanti nelle loro città, un tema caldo nell’ultimo periodo che guida le agende politiche del Paese. Due anni fa a Bologna sono stati registrati 1.717 furti in abitazione, a causa dei quali la città delle Due Torri si è aggiudicata il quinto posto nella classifica dei comuni capoluogo italiani per numero assoluto.

Queste evidenze emergono dal quarto rapporto dell’Osservatorio sulla sicurezza della casa, un’analisi portata avanti dal Censis in collaborazione con la società di allarmi Verisure, e realizzato sulla base dei dati del ‘Servizio analisi criminale’ del dipartimento della pubblica sicurezza del ministero dell’Interno. Ma il fenomeno non riguarda solo il capoluogo, bensì l’intero territorio provinciale e regionale. Se dalla città si allarga lo sguardo all’area circostante, il quadro non si fa più rassicurante. Nel 2024 nella provincia di Bologna sono stati registrati 3.944 furti in abitazione, con un’incidenza di 38,8 casi ogni 10.000 abitanti, dato che la colloca al tredicesimo posto nel territorio italiano. Un segnale positivo emerge però dai dati più recenti, perché nel primo semestre del 2025 i casi sono scesi a 1.250, segnando un calo del 33,1% rispetto allo stesso periodo del 2024, quando se ne contavano 1.869.

Osservando l’intera Emilia-Romagna nel 2024, sono stati registrati 15.908 furti in abitazione, con 35,6 casi ogni 10.000 abitanti. Si tratta di un valore superiore alla media nazionale di 26,4, che colloca la regione al quarto posto in Italia. Guardando al medio periodo, tra il 2019 e il 2024 l’andamento in Emilia-Romagna risulta in calo, con una variazione del -13,8%. Contrariamente alla tendenza in aumento registrato nel corso del 2024, nei primi sei mesi del 2025 si è osservata una diminuzione dei reati: tra gennaio e giugno sono stati registrati 6.106 furti in abitazione, in calo del 9,2% rispetto allo stesso periodo del 2024, quando ammontavano a 6.726. 

Eppure, a Bologna si vive bene. Lo ha detto il Sole 24 Ore con il suo “report sulla qualità della vita 2025”, che posiziona Bologna al quarto gradino della classifica tra tutte le province d’Italia: guida il paese in “Demografia e società”, o ancora ottiene la medaglia di bronzo in “Affari e lavoro”, sesto posto per “Ambiente e servizi” e con l’ottavo posto ha recuperato anche dieci posizioni nella voce “Ricchezza e consumi”. A questo punto, viene spontaneo chiedersi quale indicatore dell’indagine portata avanti dal quotidiano economico, strappi l’ultimo gradino del podio alla città delle Due Torri. È proprio la categoria “Giustizia e sicurezza”, che colloca la provincia di Bologna al centoduesimo posto sulle centosette province italiane. I dati del report del Sole 24 Ore riflettono la situazione preannunciata dall’indagine Censis-Verisure. Guardando allo stato complessivo dei dati sulla criminalità nel territorio bolognese, si può percepire, infatti, il peso di questa categoria.

Nella provincia di Bologna sono state effettuate 61.816 denunce (605,5 ogni 10.000 abitanti) che tengono in considerazione i reati di sfruttamento della prostituzione e pornografia minorile, lesioni dolose, danneggiamenti, incendi, furti, rapine, stupefacenti, truffe e frodi informatiche, estorsioni, danneggiamento seguito da incendio, contrabbando, usura. Di queste, la categoria “furti” (che comprende furti con strappo, furti con destrezza, furti di autovetture e furti in abitazione), ne occupa 28.678 (280,9 ogni 10.000 abitanti), cifre che collocano il territorio tra le prime cinque province italiane per numero di furti denunciati, a precederlo solo Milano, Roma e Firenze. Se si volesse tenere in considerazione nello specifico le denunce per “furti nelle abitazioni”, Bologna è al quattordicesimo posto, mentre il podio è occupato da Pisa, Como e Monza Brianza. Il Sole 24 Ore, nel suo report ne conta 3.933 (38,5 ogni 10.000 abitanti).

«Le forze dell’ordine fanno il possibile – dice Alberto Zanni, presidente di Confabitare, - ma non possono essere ovunque. La sicurezza comincia da comportamenti corretti dei cittadini, da reti di vicinato solidali e dal costante dialogo con le forze dell’ordine». Ne è un esempio perfetto ComiColli, il comitato per sicurezza e la tutela dei colli bolognesi. Abbiamo parlato con Annamaria Cesari, avvocato tra i rappresentanti dell’associazione, che spiega così la situazione: «Ci siamo organizzati per i fatti nostri, in attesa che l’amministrazione comunale si ricordi della nostra esistenza. Siamo lontani dalle caserme e delle autorità. Quindi, se dovessero arrivare i ladri, le forze dell’ordine impiegherebbero molto più tempo a raggiungerci». L’avvocata Cesari lamenta un abbandono dell’area collinare: «Sembra dimenticata da Dio e dagli uomini. Fino a gennaio-febbraio 2025, la chat di ComiColli, nel periodo tra fine ottobre e marzo, era sempre attiva con messaggi del tripo: “sono arrivati i ladri”, “hanno tagliato le inferiate”, “hanno tagliato la recinzione”, “c’è mia madre al piano di sotto” e “hanno rubato al piano di sopra”. Era una costante, almeno tre volte a settimana». È stato in quel momento che gli abitanti della zona hanno capito di doversi rimboccare le maniche in autonomia. 

In effetti, l’anno scorso, a febbraio 2025, ComiColli ha sottoscritto un patto di collaborazione con il Comune di Bologna, che ha ad oggetto il tema della sicurezza in collina e si suddivide in più step. Come spiega l’avvocato Cesari, «il primo passo è un progetto ministeriale che prevede la realizzazione di un protocollo di vicinato. Abbiamo creato una chat di sicurezza tra gli aderenti all’iniziativa e abbiamo fatto realizzare dei cartelli stradali che indicassero un’area sottoposta al controllo di vicinato, con sopra il simbolo del comune di Bologna e quello di ComiColli. Un segno di collaborazione ben preciso attorno a un patto. La pubblica amministrazione avrebbe poi dovuto fare un ulteriore adempimento relativo a questo primo step, cioè avrebbe dovuto mettere il Comitato in connessione con le forze dell’ordine. Purtroppo, questo non è ancora stato fatto. Nonostante ciò, ci siamo rimboccati le maniche e, per rapporti personali, amicali o di conoscenza, abbiamo coinvolto vari soggetti delle forze dell’ordine per informarli immediatamente». La seconda parte del piano prevede l’installazione di telecamere in determinati punti della collina per poter far sì che chiunque sia intenzionato a delinquere venga ripreso in entrata e in uscita. «Anche qui siamo fermi - spiega la rappresentante del comitato - in attesa che il Comune provveda ad attivare le telecamere stesse».

L’orario più critico, soprattutto in inverno, è sempre quello che va tra le 18 e le 19.30, cioè il momento in cui le forze dell’ordine fanno il cambio dei turni. I risultati di questo impegno sembra non si siano fatti attendere. Continua Cesari: «Da quando abbiamo il controllo di vicinato è stato percepito davvero un cambiamento rilevante. Se prima c’erano almeno tre notizie di reato a settimana, adesso sono drasticamente ridotte. I ladri hanno cambiato zona? Abbiamo verificato che ormai il destinatario è chi non ha il cartello del controllo di vicinato. È successo anche a chi l’ha, ma in una percentuale bassissima rispetto al passato. Quindi il cartello ha decisamente funzionato».

«Alla base del fenomeno delinquenziale ci sono diversi fattori: crisi economica, immigrazione irregolare, disagio sociale. Incide anche l’azione crescente di bande organizzate, anche internazionali. – spiega Confabitare - Alcuni gruppi, in particolare provenienti dall’area balcanica, utilizzano tecniche sofisticate in grado di eludere allarmi e serrature senza lasciare tracce». La Questura di Bologna ha stilato un piccolo vademecum intitolato “Non ci casco” con regole semplici per non incorrere nel rischio di furti nella propria abitazione, qualora si dovesse lasciare la dimora per qualche giorno. Oltre alle solite raccomandazioni ai cittadini come “Non lasciare finestre o balconi aperti anche ai piani alti” o “Non dimenticare il portone aperto o socchiuso”, compaiono anche consigli meno scontati, che effettivamente ai giorni d’oggi devono essere tenuti in considerazione tipo “Non pubblicare le vacanze sui social: rivelare che la casa è vuota è un invito implicito” o “Non mostrare gli interni della casa online”. Anche una rete solidale, insieme alla tempestività degli avvertimenti, può fare la differenza secondo le Forze dell’ordine: “Avvisare i vicini di fiducia”, “Non ignorare rumori o movimenti sospetti. Meglio chiamare subito il Numero Unico 112”. È importante anche avere l’accortezza di “Non entrare in caso di sospetta effrazione e se si entra, non toccare nulla. La Polizia Scientifica deve raccogliere le prove”.

Soprattutto nel periodo estivo il fenomeno tende a peggiorare. Quando le temperature salgono e la città si svuota per via delle ferie, anche i furti tendono ad aumentare: i ladri non vanno in vacanza e Bologna ne è un perfetto esempio. I furti rappresentano solo una parte di una categoria più ampia di reati, i cosiddetti reati predatori, che hanno come obiettivo l’appropriazione di beni altrui. In questa categoria rientrano anche borseggi, scippi o rapine. Per queste ultime il rapporto Censis-Verisure colloca la regione al terzo posto nella graduatoria nazionale per incidenza con 3,7 episodi ogni 100.000 abitanti. La differenza principale tra furti e rapine, due tipologie di reati distinte, risiede fondamentalmente nell’uso della violenza o della minaccia: il furto consiste nel sottrarre un bene senza contatto o vio- lenza nei confronti della vittima, mentre la rapina prevede violenza o minaccia per impossessarsi del bene o garantirsi l’impunità. Per questo motivo, pur essendo meno frequenti, le rapine sono spesso percepite come episodi più gravi.

L'articolo è tratto dal numero 18 di Quindici del 23 aprile 2026