La collana

L’autore Enrico Bittoto (a sx) alla presentazione della collana, con Antonio Bagnoli di Edizioni Pendragon, la presidente della Fondazione Carisbo Patrizia Pasini e il curatore della mostra Angelo Mazza (foto di Giulia Goffredi)

 

«È Bologna, in realtà, il caput mundi del Futurismo. Uno dei principali crocevia, dove il movimento iniziò e finì. Già nel 1914 si tennero le primissime esposizioni, poi nel 1922 una delle più importanti a livello nazionale al Modernissimo e infine nel 1951 l’ultima mostra ufficiale del movimento sotto il Voltone del Podestà che si affaccia su Piazza Maggiore». Questo è il legame profondo che unisce la Turrita al più famoso movimento d’avanguardia italiano del primo Novecento, secondo la testimonianza di Enrico Bittoto, studioso che ha dedicato decenni alle esperienze locali del Futurismo, dando vita alla collana in sei volumi “Futurismo emiliano e romagnolo”, edita da Pendragon con il sostegno della Fondazione Carisbo. Una ricerca iniziata alla fine degli anni ‘90, che, passando attraverso tutte le arti del movimento, ha permesso all’autore di ricostruire un spaccato vivace e inaspettato dell’inizio del XX secolo a Bologna e nel resto della regione. 

«In Emilia-Romagna – spiega il direttore della collana – potrei fare almeno cento nomi di artisti futuristi e quasi tutti hanno conosciuto e lavorato con Filippo Tommaso Marinetti», fondatore del movimento e sicuramente nome più celebre dell’avanguardia storica italiana, assieme a Umberto Boccioni. Ed è così che da tante consultazioni in biblioteca, in particolare quella del Mart – il Museo di arte moderna e contemporanea – di Rovereto nasce il primo libretto, “La felicità al 101° piano”, pubblicato nel 2014. Si tratta di una commedia futurista scritta nel 1928 dal ceramista faentino Giuseppe Fabbri, rimasta inedita. Un «bonbon» lo definisce Bittoto, una novantina di pagine in cui, prendendo lo mosse dal cinema espressionista tedesco degli anni Venti, si dipanano le vicende dei curiosi pazienti di uno studio dove si va in cerca della felicità. Segue “La vita tumultuosa di Antonio Foschini”, un volume biografico che ricostruisce la rocambolesca vita dell’autore pescarese, trasferitosi da ragazzino a Bologna, dove si fece un nome come critico letterario fondando una rivista su cui scrissero tutti i grandi dell’epoca, tra cui Pascoli e Carducci. Poi è il turno di “Cineprese futuriste. Atti del Convegno internazionale nei cento anni del Manifesto della cinematografia futurista”, che raccoglie i materiali di un convegno che si è tenuto a Roma sul rapporto del movimento con la settima arte. E da cui è emerso che «la cinematografia d’avanguardia è fondamentalmente nata a Ravenna dai fratelli Ginna e Corra», rivela lo studioso. Segue “Futurtecnica. Canti, suoni, armi, e… motori nella poesia di Primo Brugnoli”, dedicato al poeta di Dozza Imolese che continuò a scrivere anche dopo la fine del Futurismo storico di Marinetti, avvicinandosi alla sperimentazione del Cosmismo russo degli anni ‘60 e arrivando a comporre poesie sullo Sputnik. E ancora “Il futurismo politico di Attilio Crepas”, altro libro biografico con un’ampia raccolta delle composizioni futuriste, questa volta di argomento politico, di Attilio Crepas. Si chiude con “Provincia tecnologica. Alfonso Bossetti e la poesia futurista dei tecnicismi”, dedicato al modenese Alfonso Bossetti, autore di una «poesia dei tecnicismi» che unisce culto della macchina e tensione spirituale. «Si tratta dell’ultima fase della poesia futurista. Siamo in un’epoca autarchica e questo porta Marinetti, Bossetti e altri a cantare l’umanizzazione dei processi chimici e meccanici che creano questi nuovi materiali, come la viscosa», continua lo studioso. Un lungo viaggio, insomma, in una pagina di storia e d’arte emiliano-romagnola ancora pressoché sconosciuta, ma che testimonia la voglia di sperimentare e un’energia sotterranea tutta da esprimere. Un viaggio di cui, conclude Bittoto, ci sarebbero ancora molte altre tappe da raccontare. 

 

Lingresso della mostra della Fondazione Carisbo (foto di Giulia Goffredi)

 

La collana “Futurismo emiliano e romagnolo” è stata presentata giovedì 26 febbraio nella sede di Casa Saraceni della Fondazione Carisbo in via Farini 15. L’evento è stato organizzato nell’ambito della mostra “Futurismo e Ritorno all’ordine nelle Collezioni della Fondazione Carisbo”, che ospita un centinaio di opere della prima metà del Novecento. La mostra è a ingresso libero e aperta al pubblico fino al 26 luglio.