Il caso

  Le tre suore uccise in Burundi (foto Ansa)

 

 

 

Il gruppo regionale di Fratelli d’Italia in Assemblea legislativa ha richiesto trasparenza nei rapporti tra i fondi regionali e i progetti di cooperazione in Burundi, dopo l’arresto a Parma del 26 febbraio del 51enne burundese Guillame Harushimana, ritenuto dalla procura parmigiana uno degli organizzatori dell’omicidio di tre missionarie italiane in Burundi del 2014. L’uomo ha lavorato a lungo per Parmaalimenta, associazione costituita anche da Comune, Provincia di Parma e dalla Regione. FdI, attraverso l’intervento del consigliere Priamo Bocchi e in collaborazione con la capogruppo Marta Evangelisti, ha ripercorso le tappe della vicenda che hanno portato all'arresto a Parma soffermandosi sulla figura e sui legami dell'indagato, «pur nel rispetto del lavoro della magistratura e della presunzione di innocenza».

Harushimana, hanno sottolineato, ha ottenuto un visto per l'Italia per partecipare a un corso di formazione legato a un'associazione con sede a Parma. La Regione è stata chiamata in causa perché, «dal 2018 a oggi ha destinato all'associazione circa 260mila euro di risorse pubbliche». Il consigliere e la capogruppo hanno chiesto quali controlli sono stati effettuati, nel tempo, sulle persone coinvolte nella vicenda e sui progetti finanziati con risorse regionali, oltre a quali iniziative la Regione intende adottare per tutelare la propria immagine e la propria credibilità nell’ambito della cooperazione internazionale. Ci si riferisce, in particolare, alle iniziative svolte in Burundi: la Regione è l'ente responsabile di un nuovo progetto per le politiche alimentari sostenibili in Burundi del valore complessivo di 1,8 milioni di euro, con Parmaalimenta tra i partner operativi.

All’interrogazione di Bocchi ha riposto in aula la sottosegretaria alla presidenza della Regione Manuela Rontini. «Le responsabilità oggetto di indagine - ha affermato all'agenzia Dire - nulla c'entrano con la gestione dei progetti di cooperazione internazionale in qualsiasi modo sostenuti e finanziati dalla Regione Emilia-Romagna, né questi hanno una qualsiasi correlazione con i fatti contestati all'indagato. I fatti riguardano la ben più grave fattispecie penale di omicidio volontario, dentro uno scenario oggetto di indagine che nulla c'entra con le progettualità di cooperazione internazionale».

Rontini, riporta Ansa, ha specificato che la persona indagata «era persona di fiducia e direttore del centro Kamenge, centro giovanile della missione delle suore uccise e che successivamente ha lavorato a Parma, per Parmaalimenta, per quattro mesi, svolgendo lavoro di segreteria e rendicontazione dei progetti». La sottosegretaria ha difeso il nuovo progetto, Pas: ha sostenuto la bontà dei controlli e delle verifiche effettuate. «L'Emilia-Romagna ha approvato e finanziato ben due progetti, uno per il Burundi e uno per il Senegal - ha detto -. Il bando è uscito nel 2023, quando l'indagato non c’entrava nulla con Parmaalimenta e con i progetti della stessa in Burundi». Bocchi ha definito le risposte insoddisfacenti e ha chiesto alla Regione di tenere alta l’attenzione, sostenendo che quella per l’assassinio delle tre suore è molto bassa.