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Punto stampa sulla situazione dei lavori di ricostruzione post alluvioni a Palazzo Malvezzi, via Zamboni, sede della Città metropolitana (foto di Ludovica Addarii)
Oltre il 70% degli interventi finanziati per l’alluvione 2023 è stato già terminato o è attualmente in fase di esecuzione. Quasi del tutto completate le opere previste per la fase emergenziale del 2024, mentre è previsto per il 2027 l’inizio delle opere di ricostruzione del ponte della Motta. Dalla messa in sicurezza alla prevenzione, dalla Val di Zena al Ravone, dai fondi già stanziati al miliardo messo a disposizione dal Governo, ecco lo stato dei lavori di ricostruzione post alluvioni illustrato questa mattina a Palazzo Malvezzi, in via Zamboni, sede della Città metropolitana. Sono state stanziate nel complesso risorse pari a 130 milioni di euro per gli interventi di ripristino e messa in sicurezza del territorio colpito dalle alluvioni del 2023 e del 2024. Di queste, 100 milioni sono stati destinati alla Città metropolitana per interventi diretti relativi al 2023 (compreso il ponte della Motta sulla SP6 "Zenzalino" sull'Idice); 14,6 milioni sono affidati al Consap (Concessionaria Servizi Assicurativi Pubblici S.p.A.); e circa 12,6 milioni sono stati anticipati da Città metropolitana per le somme urgenze dell'alluvione 2024. Tutte gli interventi sulle somme urgenze causate dall’alluvione del 2023 sono già conclusi. Nel frattempo, il 39% dei restanti lavori è attualmente in fase di esecuzione, il 27% in fase di progettazione e il 34% risulta già completato. Per quanto riguarda le opere legate all’alluvione 2024 invece, risulta completato l’87% delle attività della fase emergenziale. Per il ponte della Motta bisogna fare un discorso a parte. Tanti gli obblighi normativi introdotti a cui bisogna attenersi per la sua ricostruzione: bisogna evitare qualsiasi interferenza con il fiume, alzarlo di 4,30 metri in più rispetto al precedente, ampliarlo in lunghezza. In questo caso i lavori sono finanziati dal Commissario alla Ricostruzione per 40 milioni di euro e la sua realizzazione, il cui inizio è previsto nei primi mesi del 2027, dovrebbero terminare entro il 2029.
«Oggi abbiamo un territorio che, laddove siamo intervenuti, è più sicuro di quanto non lo fosse prima – spiega Manuela Rontini, sottosegretaria alla presidenza della Regione Emilia-Romagna -. In parallelo al lavoro di riparazione va avanti quello di prevenzione e mitigazione. Abbiamo ricevuto un miliardo di euro dal Governo e entro ottobre dobbiamo consegnare la lista dei primi 500 milioni di euro di opere che riguarderanno anche il territorio della città metropolitana».
Meritano attenzione, secondo il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, il Ravone e il territorio della Val di Zena: «Ora hanno bisogno del progetto di adattamento e di progettazione anche di modifica strutturale di quello che deve essere la tenuta del territorio. Entro ottobre però vogliamo avere i progetti pronti proprio per gli interventi in queste due aree e vogliamo che siano nel progetto complessivo che Bologna e l’Emilia-Romagna presentano per quel miliardo di euro che il Governo ha deciso di stanziare». Un Piano Speciale di Ricostruzione, introdotto dall’ordinanza 57 del 2026, coordina tutti gli interventi per completare opere già avviate, adeguare i finanziamenti all’aumento dei costi e inserire nuovi interventi prioritari. Infatti, non si tratta più di intervenire sulle singole emergenze, ma costruire una visione d’insieme del territorio per la sua sicurezza futura, ricostruendo quanto danneggiato e riducendo il rischio idraulico per il futuro. Su questo ultimo aspetto punta molto il primo cittadino: «L’Europa ha messo a punto un piano di adattamento climatico. I danni dovuti ai disastri climatici in quattro anni ammontano a 40 miliardi di euro. Ci dobbiamo organizzare per proteggere comunità da incendi, dissesto idrogeologico, calore, siccità. Da uno studio è emerso che l’85% delle comunità europee ha piani di adattamento e mitigazione. Solo il 19% di queste città sa come finanziare. Non bastano risorse per ricostruzione ma servono quelle per la prevenzione. Noi abbiamo deciso di dotarci di un nostro piano per il territorio metropolitano, e credo questo sia il destino per tutta Italia. Avere risorse per prevenire. Nelle prossime settimane incontreremo di nuovo la Regione e il Commissario Curcio perché ci sono altri lavori che occorre fare, circa 30 milioni di euro di risorse da reperire».