LGBTQIA+
Le associazioni promotrici della campagna con la vicesindaca Emily Clancy e l'assessora regionale Gessica Allegni (foto di Marco Tufano)
“Non sono solo scritte” è il titolo della campagna di comunicazione contro l’odio omotransfobico presentata questa mattina nella Cappella Farnese di Palazzo d’Accursio. L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra associazioni Lgbtq+ regionali e il Comune, nell’ambito di un patto condiviso per il contrasto alle discriminazioni.
Il progetto, ideato dall’agenzia di comunicazione femminista Communicattive, prende spunto dalle numerose scritte offensive comparse sui muri della città. Messaggi che, come evidenziano anche recenti episodi di cronaca, colpiscono in particolare donne e persone queer attraverso derisioni, insulti e sessualizzazione. I manifesti della campagna riproducono proprio queste frasi, anche nelle loro forme più apparentemente “banali”, per mettere in luce una discriminazione spesso sottovalutata: “Franca è un uomo”, “Manuel è frocio”, “Le perversioni vanno curate”.
Quest’ultimo slogan richiama un episodio specifico: uno striscione affisso dall’organizzazione neofascista Forza Nuova contro il Cassero, centro Lgbtq+ bolognese. Da quell’attacco è partita una mobilitazione che ha coinvolto associazioni e istituzioni. «È da lì che abbiamo avviato un movimento di solidarietà," Spazi Liberi per Tutte le Frocie", culminato in un’assemblea con oltre 300 persone al Cassero, dove è nata l’idea di una campagna diffusa non solo a Bologna ma in tutta la regione», ha spiegato Camilla Ranauro.
Secondo le associazioni promotrici, il clima di ostilità è alimentato anche dal dibattito politico. «Pensiamo ai continui attacchi al "Pride" o alle posizioni espresse anche in Assemblea legislativa regionale, dove si è arrivati a definire “retorica” la solidarietà al Cassero dopo gli attacchi subiti», ha aggiunto Ranauro.
Alla conferenza hanno partecipato diverse realtà del territorio, tra cui Luki Mass, Plus e Komos, riunite tutte sotto lo stesso ombrello per contrastare le discriminazioni. La campagna prevede l’affissione di oltre 600 manifesti ed è stata finanziata con 36mila euro dalla Regione Emilia-Romagna, con l’obiettivo di raggiungere anche comuni e aree suburbane sopra i 15mila abitanti.
«L’impegno è contrastare ogni forma di odio e discriminazione, soprattutto in un periodo simbolico come quello che porta alla Giornata internazionale contro l’omofobia e la transfobia», ha detto l’assessora regionale alle Pari opportunità Gessica Allegni.
Obiettivo dell’iniziativa è anche sensibilizzare l’opinione pubblica. «Vogliamo riaffermare spazi di esistenza e diritti per le donne e per la comunità queer», ha sottolineato Samantha Cavicchi di Communicattive.
Il Comune di Bologna ha contribuito al progetto con uno stanziamento di 10mila euro. «Abbiamo accolto subito la proposta, sostenendola nella sua realizzazione», ha affermato la vicesindaca Emily Clancy, che ha evidenziato come il linguaggio politico possa contribuire alla diffusione dell’odio: «Le forze più regressive, anche di matrice neofascista, prendono spesso di mira la comunità Lgbtq+, in particolare le persone trans e le famiglie omogenitoriali». La vicesindaca ha anche annunciato che l'amministrazione comunale ha deciso di di impegnarsi a valutare l'ipotesi di costituirsi parte civile nei procedimenti penali relativi a reati d'odio commessi sul territorio bolognese.
La campagna non si fermerà ai confini regionali. Sarà infatti rilanciata a livello nazionale dalla rete "RE.A.D.Y, che riunisce enti locali impegnati contro le discriminazioni. Anche Arcigay sosterrà l’iniziativa, distribuendo materiali informativi nelle proprie sedi in occasione del 17 maggio, Giornata internazionale contro l’omolesbobitransfobia.