Mostra
Dal 30 gennaio, nel contesto di Art City Bologna 2026, il museo presenterà undici opere selezionate di Mattia Moreni, realizzate nell’arco di un decennio, provenienti dal nucleo di lavori esposti nella storica “antologica” del 1965 curata da Francesco Arcangeli. Allestita nella Project Room del MaMbo - uno spazio concepito per documentare, interpretare e valorizzare eventi e produzioni artistiche, culturali e performative nate a Bologna e in Emilia-Romagna - la mostra, presentata in anteprima, ha come obbiettivo quello di riportare al centro una delle esperienze espositive più significative della carriera del pittore e della storia artistica bolognese del secondo Novecento.
L’esposizione, promossa dall’Associazione Mattia Moreni, rappresenta la quarta e penultima tappa del progetto Mattia Moreni. Dalla formazione a “L’ultimo sussulto prima della grande mutazione”, ideato e coordinato da Claudio Spadoni e sviluppato in cinque realtà museali Emiliano-Romagnole. Il focus della tappa bolognese è la rilettura critica di quell’antologica, considerata uno snodo decisivo nel percorso dell’artista e nella sua affermazione su un piano nazionale e internazionale.
Accanto alle opere, nella Project Room è esposta anche la locandina ufficiale della mostra del 1965, recentemente ritrovata in un archivio. Un documento che contribuisce a ricostruire il contesto storico e culturale dell’esposizione originaria, rafforzando così il dialogo tra passato e presente.
Il percorso espositivo si apre con Il giardino delle mimose (1954), dipinto che segna il passaggio dalla fase neocubista a quella neonaturalista. Seguono lavori come Un uomo che cade (1957) e Donna nuda gettata sulla sabbia (1957), fino alle tele della fine degli anni Cinquanta, tra cui Nuvola bianca (1958) e Una nuvola colpita dal fulmine (1958), che testimoniano una pittura sempre più attraversata da tensioni formali e teoriche. Centrale è il legame con Francesco Arcangeli, critico e storico dell’arte che accompagnò Moreni in uno dei momenti cruciali della sua carriera. Ne è esempio emblematico Il vento nel campo come sempre (1964), l’opera più citata nelle lettere che l’artista scrisse ad Arcangeli in previsione della mostra del 1965. Il dipinto è oggi esposto insieme ad altri, tra cui A tutti i maldestri del mondo: amitié (1960), Cielo e cartello come apparizione (1962), Segnale sul campo come un grido in corsa (1963) e Cartello pensoso nel campo con il temporale (1964).
A sottolineare il valore storico e simbolico della mostra è stato il direttore del MaMbo, Lorenzo Balbi: «Moreni è stato uno dei protagonisti dell’arte a Bologna e in Emilia-Romagna nel secondo dopoguerra. È stato un personaggio estremamente presente nelle mostre della nostra città e, all’interno di questa celebrazione moreniana in cinque tappe, non poteva mancare il MaMbo».
Questa tappa segue le rassegne ospitate al Museo Civico delle Cappuccine di Bagnacavallo (Dagli esordi ai cartelli), al Museo Civico San Domenico di Forlì (con le opere del periodo delle Angurie) e alla Galleria d’Arte Contemporanea Vero Stoppioni di Santa Sofia (dedicata agli Autoritratti). A chiudere il progetto, dopo l’esposizione del MaMbo che si chiuderà il 31 maggio, sarà invece la mostra La regressione della specie e gli umanoidi al Mar - Museo d’arte della città di Ravenna.

Il giardino delle mimose, 1954