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Claudio Santini (foto dal sito dell'Ordine dei Giornalisti Emilia-Romagna) 

Quasi settant’anni di onorato servizio al giornalismo, non solo in quanto professionista, ma anche in quanto punto di riferimento per i giornalisti della sua epoca e di quelli futuri. Claudio Santini, storica firma del "Resto del Carlino", da tempo malato, ci ha lasciati oggi dopo una lunga carriera cominciata alla fine degli anni ’50 a Ravenna e poi continuata e consolidata a Bologna. La notizia è stata commentata sui fari mezzi di informazione e sui social con commozione, a partire dal cordoglio del sindaco, Matteo Lepore. «Voglio ricordare Santini come un presidente dell'Ordine regionale dall'instancabile impegno per l’insegnamento e il rispetto della deontologia professionale. Molti giornalisti nella nostra città sono stati "cresciuti" da lui, e credo che tanti oggi piangano questa figura nel mondo dell'informazione di Bologna e dell’Emilia-Romagna».

Specializzato in cronaca giudiziaria, Santini ha seguito da vicino alcuni dei più rilevanti processi nella storia italiana, a partire dal terrorismo degli "Anni di Piombo" fino a "Tangentopoli", appaiando il rigore e l'accuratezza dei fatti con una profonda onestà e sensibilità umana. Sul tramonto del millennio, Santini ha progressivamente lasciato le pagine della cronaca ed esteso il suo contributo anche nelle istituzioni formative e dirigenziali.

Dal 1995 al 2004 ha ricoperto il ruolo di presidente dell’Ordine dei Giornalisti Emilia-Romagna, dove ha avuto un ruolo centrale nel rinnovamento e nella modernizzazione degli uffici. Argia Granini, storica segretaria dell’Ordine, racconta che proprio Santini aveva scelto la sede attuale in Strada Maggiore, dopo il trasferimento da quella storica di via Galliera: «Andammo insieme a vederla. Mentre io rimasi perplessa, lui se ne innamorò, e dunque nei mesi successivi trasferimmo tutto quanto lì. Da quanto ne era convinto, ci aiutò persino con il trasloco: era sempre in cerca di nuovi stimoli, facevo fatica a stargli dietro, anche per questo dopo la pensione ha continuato a lavorare».

Sotto la sua direzione, e con il supporto dell’accademico e storico Angelo Varni, come sviluppo della vecchia Afg (associazione per la formazione al Giornalismo) nacque nel 2000 la Scuola di Giornalismo di Bologna, in collaborazione con l’Alma Mater.  Avvenne in un periodo di grande fermento per la formazione giornalistica in Italia. Grazie al suo contributo – Santini insegnò deontologia professionale fino al 2018 – la scuola, poi diventata Master, divenne rapidamente un punto di riferimento, combinando l’attenzione alla precisione e all’integrità professionale con strumenti concreti.

Chi ha conosciuto Santini ne ricorda proprio la sua professionalità e dedizione ma anche la sua sconfinata passione e personalità. Il giornalista ed ex vicedirettore del Carlino Massimo Gagliardi, per lungo tempo tutor e docente al Master, lo descrive come un «professionista appassionato e uno dei migliori compagni di lavoro», ricordando gli anni spesi insieme in redazione. «Lui – aggiunge – ha dimostrato un attaccamento notevole alla professione, soprattutto alla deontologia e al sindacalismo. Inoltre, aveva una grande dote, cioè quella di riuscire a sbeffeggiare editori e personalità pubbliche senza mai risultare maleducato».