Art City

L’installazione Miss America a Palazzo De Toschi (foto di Paolopontivi)

 

È la prima personale italiana dell’artista portoghese Francisco Tropa, quella organizzata dalla Banca di Bologna a Palazzo De Toschi, dopo la partecipazione dell’artista alla Biennale di Venezia nel 2011. Una mostra visitabile fino al primo marzo e che nel grande salone del palazzo di piazza Minghetti ospiterà un’opera concettuale realizzata appositamente e unicamente per gli spazi della struttura storica cittadina. “Miss America” è un grande stenditoio, di quelli che ormai non si vedono più, realizzato con canne di finto bambù e mollette di finto legno. Sí, perché l’illusione ottica è parte integrante di ciò che l’artista vuole trasmettere, una finzione ben studiata, un modo per richiamare l’attenzione lá dove invece, spesso, l’attenzione viene distolta. Le canne di supporto e le mollette sono in bronzo, il materiale forse più nobile nella scultura di qualsiasi epoca storica, realizzate a mano ed espressione della caducità e dell’inganno delle apparenze. Come quei cartelli appesi ai fili che si ispirano alle vecchie insegne dei locali portoghesi e che ampliano gli orizzonti dello stenditoio, lo espongono alla quotidianità e alla frenesia dell’epoca contemporanea. Ma non ci si ferma qui. L’opera è animata da un ciclo continuo e ripetitivo di movimenti, sei figuranti, che provengono dal mondo della danza, stendono lenzuoli bianchi e si muovono tra i visitatori, in silenzio, perpetuando un’azione semplice, banale, eppure evocativa di un qualcosa che è pur sempre necessario e indispensabile. E poi il titolo dell’opera che, secondo il curatore Simone Menegoi, «può significare tutto e niente, può indicare una Miss, una signora America, ma anche un richiamo alla mancanza, al to miss, alla nostalgia per quel sogno americano che sembra sempre più sfumato, alla caducità della società contemporanea», presa tra mille frenesie, incapace di soffermarsi su qualcosa di tangibile e in grado di restare, di rimanere e di non mancare. Tropa, che è uno degli artisti contemporanei portoghesi più importanti, ripropone anche un’opera del passato, La Lanterna, un gioco di ombre che consente al visitatore di fare un viaggio nel passato, nell’emozione dei primi film muti, caratterizzati da scatti improvvisi, quasi meccanici, e che dietro l’oscurità nascondono il velo della realtà, spesso più comprensibile se guardata in controluce, senza orpelli e depurata dalle apparenze e dai pregiudizi, in un moto in fondo perpetuo e inarrestabile.