Lotta all’Usura

Pasquale Liccardo, Stefano Mazzetti e Vittorio Melchionda firmano i nuovi protocolli (foto di Giulia Goffredi)

 

Negli ultimi otto anni oltre 1.800 persone hanno chiesto aiuto alla Città Metropolitana per non cadere nelle mani degli strozzini. Oggi il protocollo d’intesa, firmato insieme al Tribunale di Bologna e agli ordini professionali locali degli avvocati, dei contabili e dei commercialisti, rinnova fino alla fine del 2028 l’attività dello sportello per il sovraindebitamento. Un punto di ascolto che fornisce supporto gratuito a chi rischia di perdere tutto a causa dei debiti, aiutandolo a trovare delle soluzioni per riemergere dalle situazioni di crisi attraverso le consulenze di professionisti. Attivo dal 2018, il progetto si rivolge sia ai singoli cittadini che alle imprese in grave difficoltà.

«Quest’iniziativa è un unicum a livello locale – spiega Vittorio Melchionda, presidente dell’Ordine dei commercialisti e dei contabili di Bologna – che permette di gestire una fase patologica dell’indebitamento». L’obiettivo è quello di aiutare le persone che rischiano procedure esecutive mobiliari e immobiliari e che sono sul punto di affidarsi a organizzazioni illecite. O già l’hanno fatto. Una misura, dunque, che entra in gioco quando i debiti diventano eccessivi e i tempi d’intervento si stringono, ma che s’inserisce anche in una visione molto più ampia. «Il ruolo dei professionisti – continua Melchionda – non è soltanto tecnico, ma anche sociale, perché fanno da “guida”». Attorno a chi è più esposto a questa tipologia di rischio, infatti, si è andata costruendo nel tempo una vera e propria “rete” sociale, di cui fanno parte i servizi sociali, gli sportelli dell’Agenzia delle Entrate e la Caritas. 

«Ciò che sarebbe più auspicabile, ovviamente, è che tutta la popolazione ricevesse un’educazione di carattere economico-finanziario, così da imparare a riconoscere i segnali che anticipano simili casi di crisi e poter quindi affrontare queste situazioni quando sono ancora risolvibili», conclude Melchionda. Un’esigenza, quella delle prevenzione, che diventa sempre più stringente al diminuire del potere d’acquisto delle famiglie italiane e al perdurare della crisi economica. Basti pensare che le oltre 1.800 richieste complessive di appuntamento hanno visto, di anno in anno, una lenta ma costante crescita. A metà giugno di quest’anno il totale si attesta a 217 contatti. Se il trend si conferma, a fine dicembre il conteggio supererà quello del 2025, quando sono state registrate 360 richieste. 

Tuttavia, non tutti questi primi contatti si traducono in effettive procedure, che si “fermano” a poco meno di 700 pratiche avviate dal 2018 a oggi. A volte perché mancano i requisiti necessari per procedere. Ma molte altre perché sono le persone stesse a tirarsi indietro a causa dello stigma sociale associato a chi è vittima di debiti. «Uno dei temi principali è quello della vergogna – conferma Stefano Mazzetti, Capo di Gabinetto della Città Metropolitana con delega al lavoro – e lo vediamo chiaramente dai dati. Registrano un sommerso, perché molti di quelli che hanno avuto un primo approccio con noi poi non si ripresentano più». 

La fotografia che questi dati restituiscono si è evoluta nel tempo. «L’età media di chi fa richiesta è 51 anni – commenta l’avvocata Silvia Villa – poiché il fenomeno interessa soprattutto chi ha avviato un percorso professionale andato male o uno personale fallito. Ma cresce sempre di più il numero di persone giovani, addirittura di under30, che si rivolgono a noi per motivi patologici legati al gioco d’azzardo e alle dipendenze». Anche per quanto riguarda le differenze di genere ci sono stati dei cambiamenti di recente. «Fino a qualche anno fa – prosegue Villa – gli uomini erano la maggioranza, ma in questi ultimi anni, in seguito alla crisi delle attività commerciali, sempre più donne chiedono aiuto. Stiamo assistendo a una parità di genere». 

Ma come si affronta il debito di chi non può ripagare? Lo strumento principale – quasi 260 richieste – è quello della liquidazione controllata, che consiste nella ridistribuzione tra i vari creditori dei beni posseduti dal debitore. Nei casi in cui, invece, viene dimostrato che la persona è priva di patrimonio e con un reddito appena sufficiente al suo sostentamento, è prevista la procedura di “esdebitazione per incapiente”: tutti i suoi debiti sono cancellati e non deve essere versato nulla ai creditori. È quanto accaduto a poco meno di 160 persone. Mentre sono state più di 210 le domande dei consumatori.