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Un'immagine di un palazzo coinvolto nel terremoto in Venezuela (foto concessa dall'intervistato)
«Sono stato fortunato a trovarmi a Bologna, e non in Venezuela, al momento del terremoto. Non oso neanche immaginare cosa mi sarebbe potuto capitare se fossi stato nel mio appartamento». È la testimonianza di un cittadino bolognese di nascita, venezuelano di adozione che da anni si è trasferito per una scelta di vita nello stato costiero di La Guaira, a quaranta chilometri a nord della capitale Caracas, nella zona più colpita dai due terremoti che il 24 giugno hanno travolto la popolazione del Paese sudamericano.
«Ho saputo della disgrazia dai messaggi dei miei condomini venezuelani - racconta, chiedendo per ragioni personali di mantenere l'anonimato - Continuavano a chiedermi come stessi e ho capito che era successo qualcosa di grave. Leggendo i giornali ne ho avuto la conferma». Il palazzo dove si trovava la sua abitazione è uno dei pochi a non esser crollato a seguito del terremoto, eppure gli appartamenti al suo interno sono rimasti danneggiati in maniera forse irreparabile. «Non sappiamo nulla su cosa succederà una volta passato questo periodo, e di quali risorse ci metterà a disposizione il governo per tornare alla “normalità”. Ora la preoccupazione principale è recuperare tutti i cadaveri coinvolti e pulire una zona che sta diventando critica anche da un punto di vista sanitario: ci sono ancora molte persone sotto le macerie».

Un dettaglio dell'edificio distrutto dal sisma a La Guaira (foto concessa dall'intervistato)
Nel bilancio provvisorio di 1.719 vittime accertate c’è anche un amico del bolognese. «Era nel suo appartamento quando è avvenuta la scossa ed è stato colpito mortalmente dalle pietre dei muri esplosi. L’hanno tirato fuori circa tre giorni dopo l’accaduto, quando i soccorritori sono riusciti a entrare in casa sua». Tra i condomini che sono riusciti a mettersi in salvo c’è chi, nella chat del condominio, “ringrazia Dio per essersi salvato" e chi chiede agli altri “se ha più avuto notizie di un conoscente scomparso". «Siamo ancora tutti profondamente sconvolti», dice ancora. «Due persone che conoscevo sono in ospedale: una ha riportato una frattura al braccio ma sta bene, l'altra è gravemente ferita ed è ricoverata a Caracas»
Nel frattempo le aree devastate dal terremoto sono off limits a chiunque non faccia parte del personale sanitario o delle forze dell’ordine. «Come già successo in passato hanno messo i posti di blocco per evitare l’ingresso di curiosi o anche purtroppo dei saccheggiatori, che in queste occasioni danno vita al fenomeno dello sciacallaggio. Non si tratta solo di malviventi, ma anche di persone che hanno perso tutto e cercando di sopravvivere si mettono a rubare. Alcuni hanno cercato di entrare nell'appartamento vicino al mio».