la città
Il presidente della Fondazione Bologna Welcome, Daniele Ravaglia (foto concessa dall'intervistato)
Il grande caldo svuota Piazza Maggiore nelle ore centrali della giornata, ma non frena l'afflusso turistico sotto le Due Torri. Semplicemente, ne cambia le abitudini. Di fronte alle temperature roventi che stanno investendo la città, e mettono a dura prova i visitatori che spesso protestano, il turismo bolognese si adatta e si riorganizza, trovando nei presidi e nei rifugi climatici indicati da Bologna Welcome (tra questi musei, biblioteche e luoghi d'arte climatizzati) la soluzione perfetta per sfuggire alla morsa del caldo senza rinunciare alla scoperta della città.
A fare il punto della situazione è il presidente di Bologna Welcome, Daniele Ravaglia, tracciando un bilancio che respinge gli allarmismi: «Il caldo dà fastidio, la gente fa fatica a muoversi e nei momenti centrali della giornata la città non è piena come nei giorni normali. Ma i turisti, in particolare quelli che arrivano dall'estero, non possono certo tornare indietro, cercano di sfruttare le ore meno roventi». La contromisura adottata è stata una rapida rimodulazione degli orari. Le visite guidate nella fascia centrale delle giornate sono state rimosse, anticipando i tour alla mattina presto e posticipandoli alla sera. Una mossa che si è rivelata vincente. «L'iniziativa è stata accolta positivamente – conferma Ravaglia – anche la mattina presto registriamo dei sold out».
Il caldo torrido finisce così per favorire un turismo più lento e contemplativo, specialmente nei luoghi al chiuso. La permanenza all'interno dei musei climatizzati, come Palazzo Pepoli, si è allungata sensibilmente dal momento che la possibilità di fermarsi al fresco invoglia i visitatori a trattenersi di più e ad ammirare le opere con maggiore calma rispetto agli altri giorni.
Nonostante la percezione che temperature elevate e piazze accaldate, i numeri del comparto ricettivo smentiscono l'ipotesi di una fuga da Bologna. Negli ultimi due giorni, segnati dai picchi di calore più estremi, l'occupazione delle camere d'albergo, sottolinea Ravaglia, «si è attestata al 76,1%, un dato che segna uno scostamento inesistente rispetto al 76,3% e anche le presenze credo che alla fine non si discosteranno dal livello molto alto registrato nello stesso periodo dello scorso anno, quando le temperature non erano così elevate». Per la cronaca, i pernottamenti nel mese di giugno del 2025 sfiorarono quota mezzo milione.