il processo
Il processo in corte d'assise (foto di Michelangelo Ballardini)
Un ematoma «vistoso» sullo zigomo, forse anche sull’occhio sinistro. Un sospetto, la violenza domestica in una coppia già in crisi. A testimoniare in Corte d’assise per la nuova udienza del processo Gaiani è stata Oana Munteanu che, sostituendo il medico di base della donna, l’aveva incontrata qualche volta in ambulatorio. Uno di questi casi l’11 maggio 2021, pochi mesi prima della morte della 58enne, trovata senza vita nel letto a Castello d’Argile dal marito, e unico imputato, Leonardo Magri, la mattina del 5 settembre. Quel giorno Gaiani era andata dal medico per un appuntamento consueto, ritirare il farmaco Stilnox contro l’insonnia con due ricette, per lei e per il marito. Munteanu notò subito la ferita sul volto della donna e le chiese cosa le fosse successo. Una caduta accidentale fu la risposta. Poi il rifiuto di farsi controllare l’ematoma dal medico e anche di togliersi gli occhiali da sole, che indossò per tutto il tempo anche al chiuso, forse per nascondere altri lividi. La dottoressa le suggerì anche di rivolgersi a un centro antiviolenza se fosse stata a disagio a parlarne con lei, ma la donna prese in fretta le confezioni dei farmaci e se ne andò. I lividi c’erano davvero: oltre al ricordo del medico sono state estratte foto dalla copia forense del cellulare di Gaiani che testimoniano gli ematomi sul volto della donna.
Come se li sia procurati rimane però difficile da dimostrare, esattamente come la dinamica della morte a settembre, omicidio o suicidio. In aula oggi anche Stanislao Pezzini, il precedente medico di base ora in pensione che per un decennio ha avuto in cura la coppia. L’uomo ricorda che Gaiani non ha mai avuto problemi seri di salute, né fisici né mentali. Solo nel 2015 la paziente lamentò uno stato di «ansia e depressione», per cui il dottore dispose una visita specialistica da uno psichiatra che riscontrò sintomi accennati e prescrisse un farmaco che la donna smise presto di assumere. Per Pezzini la causa del breve periodo di difficoltà di Gaiani fu il trasloco di quei mesi. Già all’epoca faceva uso di Stilnox, una medicina che Pezzini spiega «ha un effetto breve, serve solo a dare il via al sonno». Forse però la 58enne ne abusava, come ipotizzato dalla dottoressa Monteanu. Sia lei che il marito teoricamente ne facevano uso, ma dalla morte della donna Magri non si è mai più presentato per ritirarlo. Nel corpo poi fu trovata una dose di Zolpidem, il principio attivo dello Stilnox, molto più elevata di quella giornaliera.
Le risposte non sembra possano arrivare neanche dal presunto strumento con cui Gaiani sarebbe morta per soffocamento, la fettuccia nera in poliestere che, a detta del marito, la donna avrebbe legato alla testiera del letto per impiccarsi. L’analisi biologica condotta dalla Polizia scientifica dice che sul tessuto non ci sono tracce di sangue, ma elementi di Dna sia dell’uomo che della donna. Poca saliva e tanti minuscoli residui di pelle, soprattutto in corrispondenza delle estremità, in quantità tale da suggerire che la fettuccia sia stata, più che toccata, maneggiata. Tuttavia, ricorda il maresciallo Gianluca Casamassima, questi residui sono mescolati, non distinguibili nella quantità e nella tipologia, oltre che non databili. Non rappresentano quindi un elemento dirimente nel processo.
La prossima seduta è fissata dopo la pausa estiva, il 29 settembre. Saranno sentiti i testimoni della parte civili, l'ingegnere informatico Ferraro che ha fatto una perizia e sarà esaminato l’imputato. Già fissate anche le due udienze successive, il 19 e il 28 ottobre.