Carcere
Roberto Cavalieri, Garante Regionale dei detenuti (foto concessa dall'ufficio stampa dell'Assemblea Legislativa Regionale)
Nel giro di pochi anni il sistema penitenziario Regionale ha accumulato un sovraffollamento sempre più marcato, fino a diventare una condizione strutturale. «In Emilia-Romagna sono quasi mille gli esuberi carcerari: è come se in regione ci fossero tre istituti penitenziari in più», ha detto il Garante regionale dei detenuti Roberto Cavalieri durante il convegno “Il contrasto al sovraffollamento penitenziario e alla recidiva: dall’esecuzione penale alla reintegrazione sociale”, che si è tenuto oggi a Bologna nella sede dell’Assemblea legislativa della Regione e organizzato dallo stesso ufficio del Garante.
Un appuntamento che ha visto la partecipazione, tra gli altri, del cardinale Matteo Maria Zuppi e del vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura Fabio Pinelli, riportando al centro del dibattito istituzionale il tema del sovraffollamento come criticità cronica del sistema penitenziario.
I numeri illustrati nel rapporto fotografano una situazione diffusa lungo tutta la via Emilia. Il dato più critico resta quello della casa circondariale della Dozza di Bologna, dove si registrano 326 detenuti oltre la capienza regolamentare. Seguono Ferrara con 163 persone in più, Piacenza con 155, Parma con 149, Modena con 141, Rimini con 46, Ravenna con 30, Forlì con 15 e Reggio Emilia con 13. Un quadro che, secondo il Garante, «conferma come il sovraffollamento non sia più un fenomeno episodico ma una condizione stabile e distribuita su gran parte degli istituti regionali».
Cavalieri ha inoltre sottolineato come questa situazione abbia effetti diretti sulla qualità della detenzione e sui percorsi di reinserimento. «Se il carcere è sovraffollato inevitabilmente si sviluppano tutta una serie di problematiche collaterali come la recidiva. Cresce dunque la probabilità che il ristretto commetta nuovi reati una volta scontata la pena», ha spiegato, evidenziando anche gli effetti negativi sulle condizioni di lavoro degli agenti e sull’efficienza dell’intero sistema carcerario.
Un ulteriore elemento critico riguarda le condizioni climatiche all’interno degli istituti dovute alla recente ondata di caldo estremo che ha colpito tutt’Europa, aggravate proprio dall’eccesso di presenze. «Il caldo in estate oggi è molto più grave perché nelle carceri sovraffollate tutto viene amplificato nel peggiore dei modi, non solo per i detenuti ma anche per il personale», ha osservato il Garante, ricordando come la gestione degli spazi, delle ore d’aria e delle misure di mitigazione risulti spesso «insufficiente anche per carenze di organico».
Nel corso delle visite agli istituti regionali, Cavalieri ha evidenziato la difficoltà di interventi strutturali rapidi: ventilatori, condizionatori e ampliamento delle attività all’aperto restano soluzioni parziali e non sempre applicabili. «Non ho molta fiducia in questi rimedi: sono spesso poco diffusi e poco incisivi», ha affermato.
Sul piano delle possibili risposte, il Garante ha richiamato anche ipotesi più radicali, pur consapevole del contesto politico attuale. «La soluzione più incisiva oggi sarebbe ancora l’indulto», ha detto, pur riconoscendo come questa strada appaia difficilmente praticabile. Parallelamente, ha rilanciato la necessità di rafforzare la rete territoriale di accoglienza e reinserimento, già presente in Emilia-Romagna ma ancora poco sostenuta in modo strutturale. «La rete esiste, è in grado di prendere in carico persone con problemi complessi legati a lavoro, istruzione e documenti. Perché non finanziarla e sostenerla stabilmente?», ha concluso.