Teatro
Il Teatro Comunale di Bologna (foto Teatro Comunale)
Una stagione importantissima quella che partirà il 2 marzo 2027 al Teatro Comunale, dopo il ritorno, previsto per il 14 febbraio, nella sua storica sede di piazza Verdi. E proprio Il ritorno di Ulisse in patria di Claudio Monteverdi inaugurerà il cartellone dell’opera, il modo migliore per celebrare la fine dei lavori di restauro che insieme al titolo della stagione "Tante storie un filo comune" rimanda alla tela immaginaria di Penelope, simbolo di attesa e perseveranza, che dimostra ancora una volta il profondo legame tra l’istituzione teatrale cittadina, la propria programmazione e Bologna. «È vero, il 14 febbraio 2027 riapriremo il Comunale - dice la sovrintendente Elisabetta Riva - e quel giorno, probabilmente, molti parleranno del traguardo. Io credo invece che penserò soprattutto al viaggio, al percorso che abbiamo simbolicamente chiamato “Verso Itaca”. Penserò a tutte le persone che in modi diversi avranno contribuito a renderlo possibile. Perché nessuno arriva a Itaca da solo e forse è questa la lezione più bella che un teatro possa insegnarci».
Grandi ospiti internazionali e grande musica che proseguirà con la Carmen di Bizet dal 7 al 14 maggio, poi con Vanessa di Barber dall’11 al 16 giugno e con la danza spagnola di Sergio Bernal il 13 e il 14 marzo. Atteso il ritorno di importanti nomi per la stagione sinfonica con Osaka Lyniv il 28 maggio e Henrik Nanasi il 15 giugno. A dicembre torna Il lago dei cigni di Cajkovskij con il Balletto dell’Opera di Tblisi, diretto da Nina Ananiashvili, che chiuderà la stagione con le atmosfere natalizie e indimenticabili del capolavoro russo.
«Abbiamo scelto di inaugurare la stagione della riapertura con Il ritorno di Ulisse in patria - dice il direttore artistico Pierangelo Conte - titolo che da un lato evoca la metafora del mito classico che abbiamo utilizzato per raccontare il viaggio verso la riapertura e dall’altro si presta al dialogo tra epoche e partiture che ci interessa indagare e che fa da filo comune attraversando tutta la programmazione: proponiamo infatti la trascrizione e riduzione per le scene moderne dell’opera realizzata da Luigi Dallapiccola trecento anni dopo la creazione del capolavoro barocco. Anche quest’anno i tre cartelloni - Opera, Danza, Concerti - si snoderanno attorno a un unico filo che tiene insieme storie, estetiche e stili diversi, per un’offerta artistica che possa intercettare pubblici eterogenei. Abbiamo infine dato spazio a talenti del podio con la rassegna domenicale Gioia, molto apprezzata nella scorsa stagione, e a giovani cantanti grazie al progetto Career development dell’Accademia del Teatro».