Progetto

La copertina del podcast "Una Piazza più Grande"

 

A New York il neoeletto sindaco socialista Zohran Mamdani ha costruito parte della sua campagna elettorale attorno a quella che negli Stati Uniti viene definita "pothole politics", la politica delle buche: partire dai problemi quotidiani dei cittadini, dai marciapiedi dissestati ai trasporti pubblici, per immaginare una città più giusta. È da qui che prende il via "Una Piazza più Grande", il Podcast di Mediamorphosis realizzato in collaborazione con InCronac@, testata del Master in Giornalismo dell'Università di Bologna, supportato da L’Operosa. Otto puntate di circa trenta minuti l’una che mettono la Dotta in dialogo con il mondo, partendo ogni volta da un'idea, un modello o un'esperienza internazionale per interrogarsi sulle sfide che oggi attraversa.

Nella prima puntata il sindaco Matteo Lepore parte proprio da questo spunto, parlando di mobilità, casa e trasformazioni urbane. Mentre Bologna affronta i disagi dei cantieri, il primo cittadino spiega tutto quello che è stato fatto sotto il tram, guardando oltre la rete dei trasporti pubblici: «Quando noi realizziamo 23 chilometri di tramvie stiamo anche cambiando tutti i sottoservizi, le fognature, i tubi dell'acqua, stiamo togliendo l'amianto e rifacciamo i marciapiedi, gli asfalti, l'illuminazione pubblica». E sul tema dell'emergenza abitativa lancia una critica all’esecutivo: «Serve un piano casa nazionale, il governo l'ha annunciato, ma di fatto non sta mettendo risorse sui suoi annunci». Poi conclude citando il sindaco di New York che stima molto: «Se Mandami ce la farà come sindaco socialista a New York, vuol dire che si potrà fare dappertutto».
Dal governo della città si passa poi alla valorizzazione del patrimonio storico privato. La seconda puntata, difatti, accende i riflettori sulle 46mila dimore storiche italiane, raccontate come possibili motori di sviluppo sostenibile. Un patrimonio spesso invisibile ma fondamentale per l'identità urbana. «Piazza Santo Stefano, Palazzo Isolani, Palazzo Salina e Morini sono luoghi che tutti noi viviamo anche semplicemente per bere un bicchiere di vino e sono così ben tenuti grazie proprio all'impegno dei proprietari», ricordano gli esponenti dell'Associazione Dimore Storiche Italiane, Beatrice Fontaine e Guglielmo Garagnani.
La terza tappa porta l'ascoltatore a Cleveland, negli Stati Uniti, per poi tornare in Emilia-Romagna e riflettere sul modello cooperativo bolognese. Claudio Pozzi, presidente della società cooperativa L’Operosa, e Daniele Ravaglia, presidente di Bologna Welcome, raccontano una realtà che da oltre un secolo rappresenta uno degli elementi distintivi del territorio. «A volte mi chiedo come sarebbe la nostra comunità senza cooperative. Non ci sarebbe l'assistenza domiciliare agli anziani, non ci sarebbe l'assistenza alle persone disabili», osserva Ravaglia.
Il viaggio prosegue con il commercio e l'identità urbana. Nella quarta puntata il presidente della Camera di Commercio Valerio Veronesi affronta il tema delle botteghe storiche e della competitività internazionale di Bologna. Una città che, pur non avendo le dimensioni delle grandi capitali europee, continua ad attrarre persone, imprese e investimenti. «Bologna è una città di cui ci si può fidare», afferma Veronesi. «È sufficientemente accogliente, dà opportunità alle persone e non ha barriere sociali».
Innovazione tecnologica e radicamento territoriale sono invece al centro della quinta puntata. Gian Luca Galletti di Emil Banca e Luigi Maccaferri di Coprob Italia Zuccheri discutono di digitalizzazione, sostenibilità e agricoltura 4.0, sostenendo la necessità di coniugare il progresso tecnologico con la presenza umana e la vicinanza alle comunità.
La sesta puntata affronta una delle grandi sfide europee del presente: la formazione permanente. Attraverso il confronto con i modelli adottati da Francia e Portogallo, Maria Grazia D'Alessandro e Stefano Cuppini di Cefal (Consorzio Europeo per la Formazione e l'Addestramento dei Lavoratori) riflettono su come accompagnare le persone lungo tutto l'arco della vita lavorativa. L'obiettivo non è soltanto aggiornare competenze, ma rafforzare identità, fiducia e possibilità di reinserimento.
Dalla formazione si passa alla cura. La settima puntata vede protagonista Raffaella Pannuti, presidente della Fondazione Ant (Assistenza Nazionale Tumori), che racconta il valore delle cure palliative e dell'assistenza domiciliare. Al centro c'è il concetto di eubiosia, la "buona vita", intesa come dignità della persona fino all'ultimo momento. «Valorizziamo le cure palliative, aumentiamo le cure palliative, stiamo vicino alle persone in modo che possano fare una scelta consapevole del loro destino», spiega Pannuti.
L'ultima puntata, l’ottava, guarda invece al futuro del lavoro e dell'istruzione tecnica. Con Serse Soverini si parla di Its Academy, formazione professionalizzante e superamento del pregiudizio che considera questi percorsi una scelta di serie B rispetto all'università. Un tema cruciale in un Paese che cerca nuove competenze per affrontare le trasformazioni tecnologiche e produttive.
Casa, mobilità, patrimonio, cooperazione, commercio, innovazione, formazione e welfare. Otto puntate diverse tra loro ma unite dalla stessa domanda: che cosa può imparare Bologna da ciò che accade nel mondo? E, allo stesso tempo, che cosa può insegnare Bologna agli altri?
È questa la sfida di "Una Piazza più Grande": allargare i confini del dibattito pubblico e trasformare una città in un luogo di confronto aperto tra esperienze locali e prospettive globali.

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