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Nell'anniversario della legge 1999/2016 il sindacato all'appello contro il caporalato (foto Ansa)
«In Emilia-Romagna il 71% delle ispezioni nelle aziende per verificare le condizioni di lavoro riscontrano delle irregolarità». Il dato riportato da Raffaele Vicidomini, responsabile del dipartimento legalità e sicurezza della Cgil regionale, rende evidente quali siano gli ordini di grandezza con cui si è costretti a confrontarsi quando si parla di lavoro irregolare. «Più aumentano i controlli più emergono casi di lavoro nero, di violazione delle norme e, in generale, di sfruttamento dei lavoratori. Anche se c'è un'incidenza maggiore nell'edilizia e nell'agricoltura, stiamo parlando di una condizione trasversale, che riguarda tutti i settori – riflette Vicidomini –. A dieci anni dalla legge 1999 del 2016, la cosiddetta legge contro il caporalato, vogliamo ricordare soprattutto i suoi punti deboli, le parti che sono ancora inattuate e denunciare un contesto sociale che rischia di farci abituare a un'escalation di atrocità nel mondo del lavoro».
Il convegno di presentazione del quarto rapporto sulle condizioni di lavoro in Italia, organizzato da Law, la sezione legalità e diritti al lavoro di Cgil, parte proprio dalla volontà di andare ad analizzare come vengano effettivamente applicati regolamenti contro lo sfruttamento. Le norme esistono e vanno dalla punibilità diretta del datore di lavoro – prima della legge veniva imputato solo il «caporale» intermediario – alla specifica che sia sufficiente una situazione di sfruttamento associata allo stato di bisogno del lavoratore perché si tratti di caporalato, ma spesso restano solo sulla carta.
«Il dramma di Amendolara del primo giugno, che ha visto la morte di quattro braccianti pakistani bruciati vivi all'interno di un'auto, è un esempio eclatante dell'esistenza di un sistema che è ancora da scardinare, e della difficoltà che si incontrano per applicare la legge sul caporalato – ricorda Marco Omizzolo, sociologo Eurispes –. Quando Giorgia Meloni ne ha parlato, non ha mai utilizzato la parola straniero o la parola immigrato, non ha mai nominato il caporalato. Ricordiamoci che è stata eletta a Latina…».
Dello stesso avviso Lara Ghiglione, segretaria nazionale di Cgil che sottolinea come «quando si vedono le morti di braccianti nelle notizie sia necessario tenere conto che sono il prodotto di una dinamica strutturale», e aggiunge: «In questo paese, fomenta l'odio, ma non si trovano soluzioni. Il primo strumento per la sicurezza delle persone è ridare dignità al lavoro, e rispondere al disagio sociale. Se non si va in questa direzione si crea terreno fertile per le mafie, occorre ribaltare la narrazione e far conoscere i rischi che si corrono quando le mafie hanno la meglio, quando lo sfruttamento diventa una regola».